Quando la terra trema
Nadia Terranova
Einaudi,2022
È il ventotto dicembre del 1908, è notte fonda sullo stretto di Messina quando la terra trema portando con sé distruzione e morte. La città si riempie di cumuli di macerie e di cadaveri. Uomini e donne si aggirano come spettri in cerca dei loro cari sepolti sotto gli edifici sventrati. Una giovane donna in fuga dalla propria casa e da un passato che la rende prigioniera di se stessa ed un bambino, deprivato della propria infanzia a causa della figura incombente ed ossessiva della madre, incroceranno i loro destini e cambieranno in modo ineludibile il corso delle loro esistenze.
Barbara è una giovane donna che ama la letteratura ed il teatro. Ha raggiunto la nonna a Messina perché desidera realizzare se stessa, svincolandosi da un destino progettato dal padre che rispecchia gli stereotipi dell’epoca. La sua fuga da Reggio Calabria avrebbe dovuto rappresentare la libertà di scegliere e decidere della propria vita, inseguendo il sogno della letteratura e della scrittura Quella notte, invece, lei si trova indifesa e spaurita dinnanzi al dolore ed alla morte. Ma il buio ha dei piccoli spiragli di luce: Barbara incontra delle persone che sembrano condurla, dopo la cupa disperazione, verso la speranza: una comunità monastica che sta organizzando i soccorsi della città ed una vecchia conoscente della nonna che l’ha riconosciuta.
La città è assetata, le tubature sono distrutte. Barbara cammina come una disperata insieme ai sopravissuti alla catastrofe alla ricerca dell’acqua, giungendo fino al porto dove una nave diretta a Reggio Calabria è ferma. L’incontro con il piccolo Nicola avviene qui. Il bambino miracolosamente salvato, era rimasto illeso nella cantina dove la madre lo costringeva a dormire per preservarlo dalla “presenza del diavolo”. Nicola subisce indifeso diverse traversie. Il suo dolore diviene un vero e proprio trauma quando dinnanzi ai suoi occhi terrorizzati un marinaio prende con violenza Barbara, infierendo sul suo corpo. Nicola rimane pietrificato dall’evento che drammaticamente lo rende muto. Barbara fugge, la sua angoscia è infinita. Il suo unico rifugio diventa il convento in cui lei fa di tutto per cancellare la violenza subita, vivendo il pesante dilemma di un figlio frutto della violenza. Barbara decide di tenersi stretta questa nuova vita, aiutando anche altri bambini in difficoltà.
Intanto, Nicola ha trovato un’altra famiglia disposta a dargli quell’amore che fino adesso gli è stato negato. Il rapporto con i genitori adottivi è difficile e complesso. Nicola è diventato un bambino muto che ha paura e rifiuta l’amore. Egli non si fida più di nessuno malgrado la dimostrazione d’affetto dei nuovi genitori. Il trauma rimosso emerge all’improvviso e, nel dolore tremendo della memoria riaffiorata, Nicola tende le braccia verso la nuova figura materna che lo accoglie e lo consola.
Barbara, intanto, sulle macerie di se stessa ha costruito una nuova esistenza. Ha messo al mondo la sua creatura e si è dedicata all’insegnamento. Sono passati anni dal terribile terremoto ma Nicola desidera rivedere quella ragazza che si è impressa nella memoria. Il nuovo incontro fra i due segna la rinascita: Nicola ha riconosciuto se stesso ed il proprio valore e Barbara ha edificato su nuovi pilastri l’edificio della propria vita.
In questo romanzo le parole inseguono il filo delle emozioni senza tuttavia renderlo pienamente manifesto. Non abbiamo che le parole per sfuggire all’oblio. Ma le parole dicono solo, in chiaroscuro, ciò che avvenuto nella profondità della nostra anima. Le parole traducono le emozioni ma riescono anche a tradirle. Non ci rimangono che piccoli barlumi nella notte ed un lieve volo di farfalla che ci sfiora.
Gabriella Petrelli

