
La pioggia rimbomba come formiche rosse,
ognuno rimbalza sulla mia finestra.
Le formiche soffrono molto
e gridano mentre colpiscono
come se le loro piccole gambe fossero solo
cucito e le loro teste incollate.
E oh fanno venire in mente la tomba,
così umile, così disposto a essere picchiato
con le sue terribili scritte e
il corpo che giace sotto
senza ombrello.
La depressione è noiosa, credo
e farei meglio a fare
un po ‘di minestra e illumina la grotta.
La furia dei temporali
Anne Sexton
Dire o sentire dire: sono depressa/o è esperienza frequente e comune a tutti noi, tanto da diventare spesso un modo di dire per alludere a un mal-essere attuale di natura reattiva a difficoltà contestuali.
Ma cos’è la depressione clinica e cosa la differenzia dal momentaneo tono dell’umore basso e dalla tristezza?
Non ci addentriamo nelle recenti definizioni differenziali di una patologia tanto complessa da poter parlare di ben 8 depressioni misurate secondo dati genetici, bio-marcatori, neuroimaging cerebrale, indicatori di una maggiore probabilità di resistenza alle terapie.
Non lo facciamo non solo per la estrema e vasta complessità ma anche per un motivo etico e professionale.
Se da un lato infatti l’informazione generale è utile alla prevenzione e alla richiesta di un aiuto dall’altro non può e non deve essere di supporto ad auto diagnosi e, ancora peggio ad auto terapie.
Quindi semplicemente diciamo che per fare una diagnosi clinica di depressione bisogna che il tono dell’umore permanga basso per un tempo medio-lungo (superiore a due settimane) e venga accompagnato, in maniera variabile in presenza ed intensità, da:
-forte stanchezza che non passa con il riposo
-difficoltà a trovare e mantenere la concentrazione
-forte indecisione e forte senso di incertezza
-perdita o aumento dell’appetito
-mancanza di desiderio sessuale
-perdita o aumento del sonno
-forte senso di colpa
-mancanza di fiducia in se stessi e nel futuro
-irritabilità e ansia
-riduzione delle attività quotidiane e isolamento sociale
-auto-svalutazione e autocritica
-pensieri di morte e ideazione suicidaria
sintomi che vanno a inficiare la qualità generale della vita, causando sofferenza forte e persistente e quindi compromettendo le normali attività quotidiane.
Ovviamente non è consigliabile affidarsi alla sola auto-diagnosi e i sintomi descritti vanno valutati nella loro intensità e variabilità da un professionista della salute mentale.
Sentirsi giù per qualche giorno è normale e fisiologico soprattutto in seguito a eventi della vita stressanti o a malesseri fisici così come sentirsi empaticamente tristi per difficoltà di amici cari o preoccupati, come attualmente, per la guerra o per il covid.
Allora sono importanti ai fini diagnostici la durata (almeno due settimane) e le diverse contemporaneità dei sintomi nonché la sofferenza tanto forte e persistente da compromettere le normali attività quotidiane.
Prima di proseguire è, a questo punto, necessaria una riflessione sul fatto che chi ne soffre può trovare risposte dalle persone attorno a lui controproducenti: “sei uno sfaticato, non hai voglia di fare nulla, o molto più frequentemente, datti una mossa…”.
Così facendo, pensando di aiutare la persona ad affrontare la propria quotidianità, si rischia invece di aumentare in lei il senso di inefficacia e inutilità che già prova, alimentando quindi il circolo vizioso della depressione.
Il dolore psicologico è, senza dubbio, difficile da gestire in contesti amicali o familiari e spesso non viene percepito come tale e pertanto misconosciuto.
Un comprensibile allontanamento difensivo dal dolore che trova spazio anche in chi ne soffre in prima persona quando invece di rivolgersi al medico curante ricorre a strategie compensatorie quali uso di sostanze stupefacenti, alcool, ritiro sociale fino ad orari di lavoro estenuanti onde evitare il vuoto interno e le relative emozioni sottese che, se percepite, risulterebbero insostenibili.
In termini di ricerca del maggior bene-essere possibile è importante che tenere conto che la precocità dell’intervento terapeutico psico-psichiatrico è una delle componenti favorenti una prognosi migliore.
La informazione psico-educativa dovrebbe essere, per questo considerata elemento centrale della prevenzione.
Il percorso considerato più praticabile, anche al fine di superare il dubbio per un impatto con la psico-psichiatria considerato ancora come tabù e stigma, è rivolgersi al proprio medico di fiducia che può già fare una diagnosi con elementi di diagnosi differenziali da altre patologie che possono secondariamente comportare depressione e può iniziare una terapia idonea.
In seconda battuta c’è il ricorso allo specialista che alle terapie farmacologiche ha la possibilità integrare un approccio psicoterapico.
In genere, sempre più frequentemente, la presa in cura è di fatto integrata tra curante e psico-psichiatri e psicoterapeuti.
Le psicoterapie più applicate sono quelle individuali cognitive, analitiche fino al couseling filosofico o quelle gruppali.
Significative sono quelle che vanno sotto il nome di arteterapie con centralità di espressioni artistiche dal disegno, al racconto, alla poesia stessa.
In particolare la poesia-terapia, nata in America negli anni 80, praticata attraverso la composizione in gruppo di versi, la loro lettura e l’espressione dei sentimenti sottesi permette una relazione caratterizzata dal sentirsi con l’anima dando spazio a vissuti spirituali ed emozionali spesso troppo coartati.
Un inter-esse poesia-depressione ben noto e che ci dice quanto debba essere sensibile, delicato e attento il rapporto non solo il rapporto con la persona depressa ma anche e, primariamente, il rapporto con le nostre normali valenze tristi o malinconiche.
Cipriano Gentilino

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Credo che molte persone in Italia abbiano ancora dei pregiudizi sulla valenza della diagnosi clinica della depressione, liquidando spesso, sia i sintomi che le persone che ne soffrono, con luoghi comuni e frasi di circostanza come scritto nell’articolo. Forse ci manca la cultura del ben essere della persona. Come detto da lei professore, la depressione è una cosa seria e articolata e solo un medico può diagnosticare e intervenire. C’è bisogno di riflettere su questo, iniziando un approccio collettivo al problema con cognizione di causa e senza pregiudizi. Forse il dramma del covid è stato un grimaldello che ha aperto il vaso di Pandora facendo venire alla luce tutta la criticità del problema.
Grazie professore per la sua chiarezza anche nel considerare i sintomi che troppo spesso si confondono con la routine emozionale quotidiana. Magari dobbiamo anche osservare di più noi stessi e gli altri, per comprenderci e aiutarci
Grazie per l’attenta lettura. Senza dubbio la pandemia Covid ha contribuito a rompere il vaso di Pandora e a prendere atto che la depressione dell’umore è una patologia seria per la quale è necessario rivolgersi ai terapeuti il più precocemente possibile.
Aggiungo che purtroppo è ipotizzabile un aumento delle depressioni adolescenziali proprio in conseguenza delle esperienze in pandemia .