La scrittrice Matilde Serao e il poeta greco Kostìs Palamàs sono nati nella stessa casa, a Patrasso. Matilde Serao nacque (Patrasso Grecia 1856) dal matrimonio di un esule napoletano, l’avvocato Francesco Serao con greca –italiana Paolina Borely, una patrizia decaduta. Secondo Wikipedia “Suo padre Francesco, avvocato e giornalista di fede antiborbonica, era sfuggito nel 1848 alle persecuzioni poliziesche nascondendosi in Grecia, dove aveva trovato un modesto lavoro come insegnante. Qui conobbe e sposò Paolina Borely, la madre patrizia greca, colta, intelligente, angelica che sarà il vanto e il mito della giovane Matilde. Come una sorta di gioco continuo, sul filo della memoria, Matilde mescolò in tutte le sue opere i ricordi e le sue più intime esperienze con uno spirito di osservazione ed una sensibilità eccezionale. La vita sociale della prima adolescenza di Matilde fu spensierata e serena, ma non altrettanto si può asserire per quel che riguarda il suo amore per le lettere; infatti il suo talento non fu affatto dei più precoci. Malgrado gli sforzi della madre, ad otto anni ancora non sapeva “né leggere né scrivere”. Imparò più tardi, solo in seguito alle vicissitudini economiche e alla grave malattia della madre.”
Matilde Serao con E. Scarfoglio – che aveva sposato nel 1884 – fondò il “Corriere di Roma” e Il Corriere di Napoli”. Separatasi da Scarfoglio, diede vita nel 1904 a “Il Giorno”, altro quotidiano napoletano che diresse fino alla morte. Narratrice copiosissima ha scritto oltre quaranta volumi di romanzi e racconti. Il suo periodo più felice è il primo, ispirato ai modi del verismo meridionale, ma potenziato da uno stile visionario e spettacolare. Sul finire del secolo si lasciò attrarre dalle nuove correnti spiritualistiche, misticheggianti, cosmopolite, ponendo la sua facile vena al servizio di idealità alquanto astratte e convenzionali, sviluppando i temi del segno e del mistero. La scrittrice Matilde Serao ha visto il verismo come la nuova narrativa, incontrando il passaggio di un nuovo realismo: la narrazione dentro la poesia del reale. Il mondo infine è sempre alla mercé della verità più potente.

Dopo tre anni nella stessa casa dove è nata, la scrittrice Matilde Serao, a Patrasso, nel 1859 è nato il greco poeta Kostìs Palamàs. Egli divenne un simbolo per gli scrittori di tre generazioni in Grecia. La poesia di Kostìs Palamàs è la voce nel sogno, è la prontezza creativa della vita, la necessità di dar forma alla sua forma più profonda, la preparazione dell’amore e il desiderio di esprimere il soffio invisibile.
Leggiamo dalla raccolta poetica di Kostìs Palamàs
«Tomba» 1898.
Nel viaggio ove ti conduce
il cavaliere nero
sta’ attento, non accettare
niente dalla sua mano.
Se avrai sete, non bere,
nel mondo dell’aldilà,
l’acqua dell’oblio,
povera menta recisa!
Non berla perché ti dimenticherai di noi,
del tutto, per sempre;
lascia delle tracce,
per non perdere il cammino.
Visto che sei leggero,
piccolo come una rondine,
e intorno ai tuoi fianchi
non strepitano le armi di un condottiero,
tenta di ingannare
il sultano della not-te,
cerca di sgattaiolare via in silenzio e di nascosto,
vola fin qua su,
torna in questa casa, amore,
piena di ragnatele,
diventa un soffio di vento
e baciaci dolcemente.
Kostìs Palamàs aveva sempre un sogno per la Grecia e il suo sguardo da poeta tenta di interpretare l’enigma del futuro della Grecia. Nella poesia di Kostìs Palamàs «I saluti della figlia del sole» 1900, leggiamo:
…Una Grecia, una Grecia
che non è né l’arte
dei Partenoni sognati,
né la venerazione dei popoli,
né la sapienza dei secoli.
Una Grecia, una Grecia…
Ogni tanto il poeta Kostìs Palamàs sembra scrivere una poesia che pare inventare se stessa. Leggiamo:
Bambino, il mio frutteto che tu erediterai,
qualcosa in lui sempre tu vedi,
non rinunciarci.
Aralo ancor più profondamente, annaffialo più spesso,
cura i suoi prati e la sua terra franante.
Quando arrivano i tempi difficili,
gli anni della collera,
quando gli uccelli e gli alberi, per paura,
imparano ad odiare,
nulla è più buono per te di una fortezza.
Temi la distruzione, non il fuoco, alza la scure.
Lascialo improduttivo, abbatti le piante,
costruisci una fortezza e nasconditi dentro,
per la lotta, per il sangue, per la rinascita,
che noi aspettiamo
e che incessantemente
si avvicina.
I suoi funerali durante l’occupazione tedesca si trasformano in una manifestazione di patriottismo.

(Fotografie dalla casa a Patrasso dove sono nati Serao e Palamàs) La casa, secondo Gibran, è il nostro corpo più vasto. La scrittrice Matilde Serao e il poeta Kostìs Palamàs, nati nella stessa casa, portano la memoria dell’innocenza che scivolava sul telaio bianco attraverso l’affascinante gioco con le parole della scrittrice e del poeta, perché la casa racconta a noi e agli altri di parte di noi stessi. Ci ricorda chi siamo o cosa vorremmo essere.

(Fotografie dalla casa di Serao e Palamàs)
La casa è sempre simbolo della memoria perché la casa come potente segno di sé, come immagine di sé, vi abita. In altre parole la casa è come un prolungamento di sé, è come la nostra terza pelle.
Apostolos Apostolou
Docente di filosofia
