DIVAGAZIONI LETTERARIE: “LA NOTTE SOPRA TEHERAN di Pegah Moshir Pour” – a cura di Myriam Ambrosini

“Usignolo dell’alba, piangi!/ Fai bruciare ancora di più/ il mio dolore / Con la scintille del tuo sospiro, spezza e capovolgi questa/ gabbia./ Esci dall’angolo, sciogli le tue catene,/ canta la canzone della libertà per il genere umano/ Con il tuo respiro ardente infiamma/ il respiro di questa terra brulicante di persone./ La ferocia dei crudeli e la tirannia dei cacciatori/ hanno spazzato via il mio nido./ O Dio, o Cielo, o Natura/ trasformate la nostra notte oscura in un’alba”.
Questa la canzone, un vero delicato inno alla libertà, che Pegah Moshir Pour cantava spesso, insieme alla sua famiglia ed ai suoi amici durante i “door”, ovvero le riunioni conviviali che si tenevano in casa per feste o anniversari particolari. L’autrice di questo libro autobiografico – ora attivista politica per i diritti del popolo iraniano – ha due anime: l’anima del suo popolo, essendo nata ed essendo vissuta a Teheran sino all’età di otto anni, e l’anima italiana, da quando la sua famiglia – madre, padre ed un fratellino più piccolo -, intuendo per tempo in quale feroce dittatura si stesse trasformando il regime degli AYATOLLAH – decisero di trasferirsi in Italia e, più precisamente, a Potenza.
E proprio questa doppia anima – e non un’anima a metà, come Pegah si percepì all’inizio – fa comprendere quanto, al di là degli usi e costumi locali e persino della religione, l’essere umano sia così simile dappertutto. In un cuore retto i sentimenti si assomigliano … Le paure, i dolori, ma anche le gioie e gli affetti sono gli stessi.
Pegah ( il suo nome, tradotto, è “Aurora”), anche se femmina, da una mente liberale, come quella del padre, è stata accolta come una gioia, una benedizione e, con questo input alla vita, avrà sempre a sua volta una visione longanime dell’esistenza.
Traumatizzata infatti all’inizio nel dover lasciare la sua città e la sua terra, capirà presto, integrandosi al meglio, che non è il posto dove ti trovi a determinare la tua essenza, ma sei tu stesso, pur con dei distinguo, a determinarla. I ricordi del passato – l’odore del tè chai, i grandi saloni che, nelle case più privilegiate, accoglievano i “doore”, con risa, canzoni e balli e piramidi di leccornie a festeggiare qualcosa d’importante ed il passeggiare nelle strade ed della sua bella citta – e l’accettazione dell’oggi, in un contesto abitativo diverso, con una lingua diversa ed esseri umani con abitudini diverse, conviveranno felicemente in Pegah/Aurora, finché qualcosa trafiggerà il suo cuore con  spietata realtà.
A contrapporsi, per carattere, scelte ed iter vitale, l’amatissima cugina Setareh. Le due bimbe, sempre molto unite, hanno dovuto purtroppo separarsi: l’una a vivere in Italia, condividendo giocoforza un’altra realtà e l’altra – con l’anima da sempre da pasionaria – a rimanere invece a Teheran. Il legame tra le due cugine però, nonostante la lontananza, non si spezza mai, finché Pegah non riuscirà ad a avere più notizie di Setareh, che sembra come svanita nel nulla.

SECONDA PARTE

Siamo nel 2019, e dalle notizie date dai telegiornali e seguite con grande attenzione ed immenso dolore dalla famiglia di Pegah, si è potuto apprendere che il mese di novembre è stato un mese di sangue in Iran, ci sono state proteste e manifestazioni e sono state uccise 1500 persone.
Tutta la famiglia è riunita per festeggiare il “Shab-e Yalda”, il Natale persiano, che è poi nche il nostro “Solstizio d’inverno”. Si leggono le poesie di Hafez, il più famoso poeta persiano, originario di Shiraz, e si consulta, aprendo una pagina a caso, il “Libro dei Presagi”, ma l’evento che sconvolgerà Pegah e darà inizio ad una sua nuova trance di vita è il regalo che le ha fatto, per quell’occasione, Elvi, la sua vecchia maestra, e cioè il libro “Prigioniere in Iran”, interviste a carcerate iraniane, a cura si Atusa Babaei, a sua volta reclusa un carcere, ma che, clandestinamente, è riuscita a fare uscire questo libro, tramite il suo avvocato. La quarta intervista catturerà l’attenzione di Pegah e cioè “La storia di S .” Passerà tutta la notte a leggere il libro e la quarta intervista in particolare ed acquisirà la quasi certezza che quella “S.”, sta in realtà per Setareh, rinchiusa – e per questo scomparsa – nella terrificante prigione di Evin. Setareh, la sua amata cugina, la SHIRZAN, come lei l’aveva soprannominata e cioè “La Leonessa”, per il suo coraggio, già manifestato da bambina ed ancora più da quando si era dedicata ai suoi hacker, per dare del filo da torcere a gli ayatollah. Pegah, già l’indomani, dirà ai genitori ad al fratello che ha intenzione di partire al più presto e di tornare a Teheran per cercare la cugina e provare in qualche modo ad esserle di aiuto. Nonostante il parere contrario della famiglia, terrorizzata da questa decisione di figlia e sorella, Pegah partirà ugualmente, immergendosi in una realtà, inimmaginabile nella sua crudezza.
“Mi guardo intorno in cerca di aiuto. È pieno di poliziotti, in divisa, in borghese, che pestano i manifestanti atterrati, altri portano persone ammanettate dentro le camionette.…………………………………… Ritorno in me quando ciò che ho chiamato ‘l’ombra’ mi gira il braccio dietro la schiena – fa male -, poi mi preme un ginocchio tra le vertebre e mi obbliga a stare giù. Sento che armeggia con delle manette, ma le rimette via. Si piega e mi sussurra all’orecchio:<Forse non lo sai, ma è rischioso non indossare il velo>. Mi prende per i capelli e mi trascina per qualche metro. Più forte del dolore c’è solo l’umiliazione”.
Pegah, sempre alla ricerca dell’amata Setareh, si era imbattuta in una manifestazione contro il regime ed il suo cuore iraniano si era risvegliato e ne aveva preso parte, rischiando quanto meno l’arresto.
Finalmente ritroverà la cugina, gravemente malata per tutte le malversazioni che ha subito in carcere, ma ancora indomita. È fortunosamente riuscita ad evadere ed è ricercata come una pericolosa latitante. Quando il  ritorno in Italia è per Pegah ormai prossimo e lei ha promesso a Setareth – che sa che non vivrà ancora a lungo – di aiutare e proteggere, facendoli emigrare in Italia, almeno il marito ed i suoi due figli, vengono entrambe a sapere dell’uccisione di Mahsa, una ragazza di appena ventidue anni, soltanto perché aveva messo male il velo.
Il saluto – per il momento – alla sua città … a Teheran, sarà assistere al funerale di Masha, unitamente alle tantissime donne che, gridando <Jin, Jizan, Azadi! ( DONNA, VITA, LIBERTÀ!)> bruciano per protesta quel soffocante velo!
**Pegah Moshir Pour  – che in realtà non confessa l’appartenenza a nessuna religione in particolare, ma porta avanti degli ideali di giustizia e di pace – è ora un valente attivista politica, che combatte per i diritti delle donne, ma anche per la libertà di tutto il popolo iraniano dalla tirannia che da anni lo sta dilaniando. Vive tutt’ora in Italia ed è rimasta famosa la sua apparizione ed il discorso che tenne al Festival di Sanremo qualche anno fa.
*** Consiglio la lettura di questo libro, completamente autobiografico, al fine di comprendere meglio la cultura di un popolo e le dinamiche – quanto mai attuali – che lo spingono alla ribellione .

MYRIAM AMBROSINI

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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