“Ines de Castro, un mito lungo cinque secoli” di Salvatore Statello – a cura di Prospero Trigona

Salvatore Staello

Propongo l’ottima recensione del prof. Prospero Trigona sui cinquecento  anni del mito letterario-musicale di Ines de Castro, eroina storica portoghese su cui sono stati scritti molti poemi e opere liriche. L’anno scorso lo studioso siciliano Salvatore Statello ha pubblicato uno studio a riguardo che si avvale, al suo interno, di un prezioso contributo curato dalla Prof.ssa Paola Ciarlantini, incentrato  sulle realizzazioni musicali sul soggetto Ines de Castro.

 Ines de Castro, un mito lungo cinque secoli di  Salvatore Statello -Prefazione di Mariagrazia Russo, Messina, di Nicolò edizioni, 2016, pp. 228

Se le vicende umane, per quanto drammatiche o tragiche esse siano, sono poetiche, cioè se incidono la sensibilità di ascoltatori di racconti e di lettori di storie, esse sono destinate a sopravvivere ai tempi in cui si sono svolte, a vivere a lungo e a lungo suscitare quei sentimenti di interesse e di pietas che, tra gli esseri viventi, sono propri dell’uomo. Queste vicende possono dormire un sonno più o meno lungo, ma esso si rivela in fin dei conti temporaneo perché ci sarà sempre qualcuno che, prima o poi, le risveglia e, togliendole all’incolore oblio, le fa rivivere.

Ines De Castro

Questo è successo alla vicenda di Dom Pedro I di Portogallo, allora Infante, e di Donna Inês de Castro, sua amante e/o sposa segreta; vicenda tragicamente conclusa con un efferato delitto nel 1355 e risvegliata dall’oblio duecento anni dopo, esattamente nel 1516 e da allora ancora vivente. La risvegliò Garcia de Resende il quale, essendo cronista e poeta, ne venne a conoscenza e la immortalò in alcune trovas del Cancioneiro Geral, cioè in strofe di sapore classico ovidiano e petrarchesco, così creando quello che è stato da allora «ritenuto il più importante simbolo portoghese dell’amore tragico».
Bisogna subito notare due cose: la prima è che questo mito venne a collocarsi in un momento della storia portoghese, il Cinquecento, in cui la nazione, in pieno splendore ed espansione aveva bisogno della propria legittimazione anche sul piano letterario all’interno del panorama delle sorgenti o già affermate culture e potenze europee; la seconda è che questo mito poetico, che articola una propria rielaborazione del nodo Eros-Thanatos, sorge prima   dell’elaborazione epica per eccellenza dedicata al popolo portoghese da Luís de Camoes, in Os Luisiadas (1572), come accenna Mariagrazia Russo nella prefazione. Dopo Resende, infatti, è il grande intellettuale António Ferreira che, tra la sua produzione dedicata al rinnovamento linguistico e culturale lusitano, trova il tempo di scrivere attorno al 1557 la tragedia nota a noi col titolo di Castro, dando con essa duplice immortalità al mito e a se stesso. Camões riprenderà il mito e lo rilancerà nel III canto dedicandovi 18 stanze. In pieno Seicento, poi, Francisco Manuel de Melo dedicherà all’eroina lusitana una collana di dodici sonetti e una romanza. In seguito a queste opere il tema non ha mai cessato di esser ripreso e rielaborato in Portogallo.
Questo lavoro di Statello contiene una prima parte in cui sono tradotti testi di Resende, di Ferreira e di de Melo. Le strofe di Resende sono tradotte per la prima volta in italiano: si tratta di una lunga ballata, articolata in tre parti. Dopo una breve presentazione del poeta, è la protagonista stessa a narrare la propria tragica fine con ricchezza di sentimenti che vanno dalla gioia per il proprio stato di donna felicemente innamorata, alle incertezze per la propria condizione di isolamento, dai tristi presentimenti alle dichiarazioni di innocenza, all’invocazione delle pietas parentale, etc. Infine, il poeta interviene e chiude facendo un bilancio: esalta la potenza dell’Amore che rende immortale, ovviamente tramite la poesia.

Statello ci presenta una nuova traduzione dei testi poetici di de Melo già noti in italiano. Ora si sa che quando si traducono poeti il traduttore deve per forza tradire l’autore, anche se è nelle sue migliori intenzioni fare del suo meglio. La scelta di quali parti tradire è del traduttore al quale nulla si può prescrivere: rispetterà il contenuto? rispetterà le rime che congiurano contro il contenuto che si vuole esprimere, diventando esse stesse contenuto? rispetterà la lunghezza del verso? l’intreccio metaforico? Statello non è sfuggito a questi problemi, anzi si è misurato con essi. Ma il pezzo forte in questo lavoro di Statello è la traduzione della tragedia Castro di António Ferreira. La tragedia di António Ferreira, è stato opportunamente sottolineato, è la prima tragedia europea in una lingua volgare che tratti un argomento storico e non mitico; e questo depone a favore della sostanza culturale di quel paese geograficamente ai confini dell’Europa. Gli ingredienti per la confezione di un classico dominato da Eros e Thanatos ci sono: amor sacro e amor profano, amore contrastato, differenze di ceto sociale, contrasto tra padre e figlio, contrasto tra principe e corte, presenza di cortigiani maligni, e, soprattutto, sentimenti personali sacrificati alla Ragion di stato. Ferreira è stato soprannominato l’Euripide portoghese. L’impianto della sua tragedia è classico. I personaggi in scena quasi sempre sono due più il Coro. La funzione corale ricalca quella greco-classica, cioè commentare gli eventi ed esprimere lamenti, sentenze, premonizioni. Forte è il peso del fato chiamato indifferentemente fortuna, stella, pianeta, destino. Non mancano lunghe narrazioni di eventi, e domande e risposte in versi dicotomici. Ma in quest’otre vecchio è versato vino nuovo; è impressionante, infatti, l’elaborazione teorica sottesa alla tragedia. Se su Donna Inês il destino si abbatte travolgendo l’articolazione dei suoi sentimenti materni, di donna innamorata, di persona innocente che crede di non meritare la morte, troviamo, invece, presente una articolazione a mo’ di duplice escalation nelle parole dei personaggi-Consiglieri e del personaggio-Re per quanto riguarda la Ragion di Stato in nome della quale la donna viene condannata a morte. Insinuanti per natura, i consiglieri dapprima chiedono al Re di «spezzare la forza del sangue [nei confronti del figlio] e l’amor proprio» (p. 61), poi affermano che «Finché c’è l’occasione dura il peccato» (p. 62), poi dichiarano «Muoia questa donna» (p. 62), poi consigliano «Tu puoi ordinare di uccidere molti ma per giusta causa» (p. 63), poi sostengono che «Il bene comune, Signore, è così grande da giustificare opere dubbie» (p. 63), poi ricordano al Re che vanno bene innocenti morti se «Dio lo vuole» (p. 65), infine teorizzano che uccidere una innocente «Non è male: poiché il fine lo giustifica» (p. 65). E siamo a Machiavelli. Il Principe era stato scritto da un pezzo, e António Ferreira lo conosceva. Anche il Re conosce una propria escalation che lo porta dalla condizione di lamento, per il proprio destino di padre ferito, alla titubanza: «Perché deve morire?», chiede (p. 62), a quella che si suol chiamare posizione pilatesca: «La parte che mi compete, la rimetto tutta a voi» (p. 68), alla deresponsabilizzazione civile e religiosa: «L’inganno se è vostro su di voi ricada» (p. 69), fino e alla degradazione di una morale filistea: «Andate a preparare. In voi mi salvo» (p. 69).
Ma, basta con António Ferreira. Passiamo ad altro, cioè alla seconda parte del libro.
Tutti sanno che i miti non conoscono confini e che viaggiano liberamente; si espandono nella Storia, insieme con la lingua, tramite i contatti tra i popoli, e con il lavoro di traduzione dei testi. Ora, passando per la Francia, il viaggio della vicenda mitica di Dom Pedro e Donna Inês fu intercettato in Italia nel Settecento; fu fatto rivivere in creazioni poetiche in quel secolo e nel successivo su vari livelli, sia come echi (molto citata l’eco nella Silvia di Leopardi, come ha fatto notare per prima la Russo nel suo studio, Un só dorido coração, p. 15), sia come creazioni teatrali in versi e in prosa, per approdare, infine, alla produzione di musica lirica.

Per questo aspetto, nel suo lavoro, Statello riprende e ripresenta anche propri studi già pubblicati. Questa parte è dedicata agli italiani, ma non è stato tralasciato il francese che fece iniziare il viaggio di Donna Inês fuori dai confini iberici, cioè Antoine Houdar de la Motte che nel 1723 mise in scena una sua Inés de Castro. Il resto del libro è dedicato a tutti quegli uomini di teatro e poeti che hanno lavorato sul tema de Castro. Ѐ una lunga lista dal Seicento all’Ottocento. Viene esaminata l’articolazione della vicenda Inês-Pedro in vari autori cogliendo le modifiche cui essa andava incontro a seconda degli orientamenti estetici del tempo in cui gli autori operavano e delle loro qualità letterarie. Si tratta di una lettura critica attenta non solo alle varietà tematiche ma anche alla fattura delle opere, cioè alle loro caratteristiche strutturali e formali: sono colti, perciò, motivi arcadici, illuministici, preromantici, tardogotici, romantici e tardoromantici. Mano a mano che vengono composte, le opere si arricchiscono di echi e di frammenti tematici presenti in opere precedenti e perfino di citazioni di versi appartenenti alla tradizione poetica italiana. Insomma, questo di Statello è un lungo e paziente lavoro di ricerca, credo, a volte ingrato.
Ma c’è in questo libro una terza parte, non meno interessante delle due precedenti: Statello riproduce il lavoro di una studiosa, Paola Ciarlantini, la quale cataloga i molti lavori musicali rappresentati o meno che, con vario titolo, risultano ispirati alla mitica storia portoghese, e si occupa, soprattutto, della sua fortuna nell’opera lirica dal Settecento fino alla messa in scena di un’opera lirica, a suo tempo celeberrima, di Giuseppe Persiani su libretto di Salvatore Cammarano, appunto Ines de Castro, rappresentata per la prima volta al teatro lirico “San Carlo” di Napoli nel 1835, e recentemente al teatro “Giovanni Battista Pergolesi” di Jesi nel 1999 e nel “Patio das Escolas”, ovvero il grande cortile dell’Università Antica di Coimbra nel 2003.

Si può concludere dicendo che il servizio reso da Salvatore Statello alla cultura italiana è completo ed encomiabile.
Prospero Trigona

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