” I SENZA BATTITO” di Maria Vittoria Potì

Nel racconto I senza battito, Maria Vittoria Potì, giovane adolescente sensibile e dotata di una maturità non comune, costruisce uno scenario distopico in cui la perdita dei ricordi e delle emozioni diventa metafora della negazione dell’identità e della libertà individuale, considerando soprattutto il tentativo che i potenti del mondo stanno cercando di  fare, con l’obiettivo di rendere le nuove generazioni come delle macchine che eseguono senza pensare con la loro testa. Attraverso il risveglio della protagonista, prende forma una storia di consapevolezza e di ribellione, nella quale il recupero della memoria coincide con la riscoperta di sé e della propria umanità. Il cuore che torna a battere diventa così il simbolo della speranza, del coraggio e della forza di chi non rinuncia ai propri diritti. Un racconto che invita a riflettere sul valore delle diversità e sull’importanza di non lasciarsi privare della propria voce, attivando una capacità di discernimento che può derivare anche dalla cultura, autentica chiave per rendere tutti liberi. [ M.R.Teni]

Sono passati sette anni da quando il mio cuore ha smesso di battere.

Ora vago dispersa in questo campo bruciato dal sole, senza uno scopo. Insieme ad altri ragazzi come me ci muoviamo in gruppo, siamo sempre insieme ma è come se fossimo da soli, nessuno parla con nessuno. L’unica cosa che mi fa compagnia è l’orologio al polso che ticchetta, ed è l’unica cosa che mi permette di rimanere ancorata alla realtà. Non ricordo chi me l’ha dato e non provo legami affettivi. In realtà non ricordo nulla di prima ed è come se, insieme al mio battito cardiaco, fossero sparite anche le mie emozioni e i miei ricordi. L’unica cosa che so è che non è solo il mio cuore a rimanere fermo, ma anche quello degli altri. Cammino verso la capanna in cui vivo. Si è alzato un po’ di vento, mi scompiglia i capelli. Sento un rumore, qualcosa di armonioso. Seguo il suono e mi dirigo verso il palo della cassetta della posta, dove trovo appesa una collana. Il ciondolo è rotondo e dentro c’è una pallina dorata che si muove, cambia colore. L’afferro e me la aggancio attorno al collo e improvvisamente uno stralcio di ricordo affiora nella mia mente. Vedo una casa, il fuoco del caminetto acceso e delle persone che ridono e si abbracciano, sembra quasi una… Famiglia! Avevo dimenticato quella parola. Ad un tratto sento qualcosa battere nel mio petto.

«Non è possibile», penso. «Devo essermi sbagliata!». Provo una strana sensazione, come se mi mancasse ciò che ho visto. Cerco di non pensarci e mi dirigo verso la capanna.

Qualche ora dopo tramonta il sole, e incido sul muro una linea come faccio sempre per indicare i giorni che passano. Mi stendo sul materasso malconcio che ho trovato per strada e in pochissimo tempo mi addormento. Per la prima volta in sette anni sto sognando! Sogno dei ricordi, era come se li avessi chiusi in un cassetto. Immagini di una vita felice, di momenti leggeri e sereni. Ma sogno anche altre cose: incubi, catastrofi…Mi sveglio di soprassalto, accanto a me tutti gli altri stanno dormendo. Ora ricordo tutto ed è tutto merito di questo ciondolo che ho trovato. Ricordo degli scienziati che ci hanno rimosso i ricordi. Volevano eliminarci per impedirci di affermare i nostri diritti. I capi hanno deciso che noi ragazzi siamo impuri e ci vogliono sottoporre a dei test per renderci perfetti, senza emozioni, dei robot.

La nostra nuova generazione si oppone e si ribella al governo. Ci hanno iniettato un siero che ha bloccato il nostro battito cardiaco nell’intento di ucciderci, ma noi inspiegabilmente continuiamo a vivere. Devo far indossare questo ciondolo a tutti quelli che hanno subito ciò che hanno fatto anche a me. Dobbiamo fermare gli scienziati prima che eliminino totalmente la nostra generazione.

Un ultimo e importante ricordo compare nella mia mente. L’orologio è un regalo di mia madre. All’interno c’è una mappa che mi conduce verso il luogo dove siamo cresciuti. Lei sapeva che sarebbe successo, ha sempre creduto in me, e credo che sia stata lei a posizionare la collana sulla cassetta della posta. Ha scelto questo giorno perché oggi uccideranno altri ragazzi, come fanno ogni sette anni.

Sveglio tutti coloro che vivono insieme a me in questa capanna e li convinco ad indossare la collana. I ricordi riaffiorano nella loro mente, anche loro sono arrabbiati proprio come lo sono io e vogliono impedire al governo di sterminarci. Raduno gli altri e li conduco verso la Città d’Oro, il luogo dove vivevamo prima e dove ci hanno sequestrato i nostri diritti e le nostre libertà. Arriviamo di fronte ai cancelli, proprio come ricordavo, e li buttiamo giù. Entriamo nella città e scoppia il panico per le strade.

Salgo sul tettuccio di una macchina, in modo che tutti mi vedano e ascoltino ciò che ho da dire. «È tempo di cambiare! Anche se la gente è spaventata, non bisogna arrendersi. Noi siamo tutti diversi e sono le nostre diversità a renderci speciali e unici, non possono trasformarci in dei robot pronti a fare tutto ciò che ci chiedono».

«Quindi è tempo di far sentire la nostra voce. I capi saranno anche più forti e più potenti di noi, ma noi abbiamo qualcosa che loro non hanno: noi siamo forti, coraggiosi. Noi non uccidiamo delle persone solo perché sono più intelligenti o perché sono troppo orgogliosi per perdere o accettare la sconfitta».

«Dico di smettere di dividerci e di cercare di correggerci come se fossimo delle macchine. Se i capi non ci accettano per quello che siamo, non è colpa nostra, non siamo noi ad essere sbagliati, ma sono loro che si rifiutano di credere che noi siamo importanti o che valiamo quanto loro, solo perché la pensiamo in modo diverso».

Finito il discorso, l’orgoglio e la soddisfazione mi riempiono il petto.

«Chi è con me?».

La maggior parte della popolazione alza le mani. Ora siamo in tanti, non ho un piano, non so dove andare, ma so solo che rivendicherò i diritti di noi ragazzi che ci sono stati sequestrati con la forza. E per la prima volta, dopo sette anni, finalmente sento che il mio cuore ha ricominciato a battere.

Maria Vittoria Potì

disegno originale di Maria Vittoria Potì

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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