Ci sono poeti che continuano a parlarci anche quando la loro voce si è fatta lontana. Le loro parole rimangono, insieme ai ricordi di chi li ha conosciuti, incontrati o semplicemente incrociati lungo il cammino della vita. È con questo spirito che Cultura Oltre propone, un incontro tra due voci che, attraverso prospettive diverse, restituiscono la figura di Federico Tavan: quella del poeta friulano, con i suoi ricordi, i suoi sogni e la sua dolorosa consapevolezza, e quella di Silvio Valdevit Lovriha, che ne conserva la memoria attraverso un incontro quotidiano, fatto di piccoli gesti e di una malinconia discreta. Nasce così una duplice testimonianza poetica, due testi legati alla figura di Federico Tavan, poeta dalla voce singolare e intensa, capace di trasformare la propria fragilità in una parola autentica, talvolta aspra, sempre profondamente umana.
La prima poesia, «Ricordo un giorno, professoressa», restituisce la voce dello stesso Tavan. Nel ricordo di una professoressa e di un tempo lontano, riaffiorano i sogni della giovinezza, il desiderio di andare oltre i propri limiti e, insieme, la dolorosa percezione di un destino che sembra già segnato. È una poesia struggente, nella quale la memoria personale si intreccia con la consapevolezza di una distanza tra ciò che si desidera e ciò che si riesce a raggiungere. Quel muro, davanti al quale il poeta indica la propria meta possibile, diventa l’immagine di un confine intimo, ma anche della forza di un sogno che continua ad attraversare il tempo.
Accanto alla voce di Tavan, pubblichiamo la poesia che Silvio Valdevit Lovriha gli ha dedicato, inviataci con queste parole: «Questi giorni mi è capitato di rileggere una sua singolare struggente poesia che ho pensato di inviarvi per conoscenza, assieme a una mia che a suo tempo a Federico avevo dedicato».
La sua testimonianza ci conduce in una dimensione più quotidiana e concreta: una casa, una strada, il passaggio del poeta, la richiesta di un caffè e di una sigaretta, le parole della badante che lo invita a rientrare. Pochi tratti, essenziali, attraverso i quali prende forma un ritratto umano, privo di ogni idealizzazione, e proprio per questo capace di commuovere.
La scelta di pubblicare insieme i due componimenti nasce dal desiderio di accostare la voce del poeta alla memoria di chi lo ha incontrato. Da una parte, Federico Tavan racconta se stesso, i propri sogni e i propri confini; dall’altra, Silvio Valdevit Lovriha ne custodisce la presenza attraverso un frammento di vita vissuta.
Due poesie diverse per tono e prospettiva, unite da un medesimo filo: la necessità di non lasciare che il tempo cancelli le persone, le loro fragilità e quella parte di verità che soltanto la poesia sa conservare.
Perché ricordare un poeta significa anche questo: restituirgli, attraverso le parole di chi lo ha amato o conosciuto, la possibilità di continuare a essere presente. [M.R.Teni]

