“L’autunno che ci interroga” di Maria Rosaria Teni

L’autunno è arrivato, portando con sé quella sensazione di ripartenza che accompagna ogni ottobre: la scuola riapre le sue porte, il lavoro riprende i suoi ritmi, le città tornano a riempirsi, la politica torna a confrontarsi sulle questioni che riguardano il Paese. Un ritorno alla normalità quotidiana, si potrebbe auspicare, se non ci fossero però, al momento, anche tante problematiche che farebbero veramente pensare a un autunno caldo, non soltanto per le temperature che sembrano voler prolungare una stagione ormai sempre meno prevedibile, ma per il clima sociale ed economico nel quale ci troviamo per la quantità di questioni che attraversano la nostra società.
Si apre davanti a noi un periodo che porta con sé molte inquietudini: le difficoltà economiche che continuano a pesare sulle famiglie, il costo della vita che mette alla prova le possibilità di molti, una scuola chiamata ancora una volta a confrontarsi con problemi antichi e nuovi, e un mondo del lavoro nel quale, troppo spesso, la sicurezza continua a essere considerata un costo anziché un diritto.
La sicurezza sul lavoro non può essere un argomento da affrontare soltanto dopo una tragedia e purtroppo, anche durante l’estate appena trascorsa, non sono mancate notizie dolorose che hanno riguardato le tante morti sul lavoro. Ogni volta che una persona, un lavoratore, non torna a casa dopo una giornata di lavoro, non vorremmo leggere l’ennesima notizia, accompagnata dalla freddezza di una statistica. Il dato dell’Inail, nel primo semestre del 2026, ha registrato 342 denunce di infortunio con esito mortale avvenuto direttamente in ambienti di lavoro. Pensiamo che dietro ogni numero c’è una storia, una famiglia, dei figli, dei genitori, degli amici. C’è un’assenza che continuerà a parlare anche quando i titoli dei giornali saranno cambiati. Il problema delle morti “bianche” deve diventare una responsabilità quotidiana, fatta di prevenzione, formazione, controlli e rispetto della dignità delle persone. Ripetere le solite raccomandazioni o riproporre le stesse illusorie promesse non serve a eliminare il problema che continua a minacciare la vita di chi cerca di guadagnarsi un’esistenza dignitosa.
Parlare e non dar seguito, cercando di riformare un sistema che si incrina sempre di più, non è la scelta migliore da parte di un apparato governativo che spesso si concentra su aspetti assai meno importanti.
In autunno si ripete anche il rituale del ritorno sui banchi di scuola, ma dietro campanelle, registri elettronici e programmi scolastici c’è una realtà molto più complessa. Ci sono insegnanti chiamati a svolgere un compito sempre più difficile; famiglie che devono affrontare costi e preoccupazioni crescenti; ragazzi che vivono un tempo nel quale il futuro appare spesso incerto e difficile da immaginare. Al di là della normalità apparente del ritorno sui banchi si nasconde una questione che riguarda il futuro stesso del Paese, perché ormai, oggi, possiamo dire che la scuola non è soltanto il luogo nel quale si trasmettono conoscenze, ma uno spazio in cui una società decide che cosa vuole diventare. E proprio i giovani sono forse quelli ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione. Chiediamo loro di studiare, di formarsi, di essere competitivi, di costruire il proprio domani, ma troppo spesso non siamo in grado di offrire loro una prospettiva sufficientemente chiara. Il rischio è quello di una generazione che impara presto a non aspettarsi troppo dal futuro. Il caso eclatante che sta colpendo il mondo dei ricercatori è paradigmatico di una società che ancora non ha imparato ad apprezzare le risorse di cui dispone. I nostri giovani ricercatori, dopo anni di studio e di ricerche, si ritrovano ancora senza prospettive, se non andare all’estero, dove si possono sentire veramente valorizzati. Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha promosso la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2026, lo scorso 25 settembre, portando la ricerca e i suoi protagonisti nelle piazze, nei laboratori, nei musei e nei luoghi della cultura di tutta Europa. Una grande occasione per avvicinare il pubblico alla scienza e mostrare il contributo della ricerca alla crescita della società e alla qualità della vita, con l’obiettivo di offrire soprattutto alle nuove generazioni l’opportunità di conoscere da vicino il lavoro dei ricercatori e le prospettive professionali legate alla scienza, alla tecnologia e all’innovazione.  Ma a cosa sarà servito se poi non facciamo il possibile per conservare queste eccellenze e non garantiamo dei contratti sicuri che permettano loro di lavorare nel loro paese e non essere costretti ad un’emigrazione verso paesi più stabili?
E quando una società comincia a considerare normale che una parte delle persone viva costantemente nell’incertezza, qualcosa merita di essere interrogato.
Non basta parlare di crescita economica se non ci chiediamo anche crescita per chi, opportunità per chi, futuro per chi.
Questo autunno potrebbe essere dunque un’occasione per fermarci a riflettere.
Perché una società non si misura soltanto dalla ricchezza che produce, ma anche dalla capacità di proteggere chi è più fragile, di garantire diritti, di offrire opportunità e di non lasciare indietro
Si misura anche da quanto riesce a proteggere chi lavora, a formare chi studia, a sostenere chi è in difficoltà e a dare ai giovani una ragione concreta per credere nel domani.

Maria Rosaria Teni

 

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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