
In questi ultimi giorni Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha lanciato un allarme sui rischi legati alla velocità con cui si sta sviluppando l’intelligenza artificiale, sostenendo la necessità di rallentare il ritmo di crescita delle capacità dei modelli più avanzati, affinché i sistemi di sicurezza possano tenere il passo. Al suo appello hanno fatto eco anche Elon Musk, Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, e Demis Hassabis, cofondatore e responsabile di Google DeepMind.
Che cosa significa questo allarme?
Vuol dire che molto probabilmente secondo me qualcosa é già successo: in qualche modo l’Intelligenza Generativa avrà cercato di salvaguardare se stessa e, avendolo imparato dai suoi addestratori, perseguire la propria sopravvivenza anche se i suoi creatori la vogliono invece spegnere.
Vengono in mente diversi film del passato, ambientati in futuri distopici, nei quali gli umanoidi si ribellano ai propri creatori fino ad arrivare a minacciare e sopprimere l’umanità. Esagerazioni? Forse. Eppure, questo allarme condiviso da alcuni dei protagonisti dello sviluppo dell’intelligenza artificiale induce a chiedersi quanta verità, o almeno quanta lungimiranza, ci fosse nella fantasia di quei film.
Il problema, in realtà consiste, come in tutto lo sviluppo tecnologico della storia, nel come e con quali finalità viene usata l’AI. Ad oggi, la percezione è che venga impiegata nelle aziende per sostituirsi agli operatori (nei call center, nella gestione del personale e dei bilanci) a scapito delle persone che vengono licenziate. Un altro uso è nella comunicazione: molti articoli di giornale (non i miei che ancora scrivo a mano e poi riverso o mi riversano in digitale) anche molti libri, cosa di cui francamente inorridisco a prescindere, perché la scrittura di una storia è nello specifico un esercizio di creatività e di catarsi interiore. Ma si sa che in una società in cui vale solo lo spasmodico perseguire il successo, avere una scorciatoia fa gola ai tanti che non comprendono il significato e il ruolo di ció che si fa.
Infine, ma non da ultimo, l’intelligenza artificiale viene utilizzata nei calcoli e nelle previsioni della ricerca scientifica, in campo medico e terapeutico, nella ricerca di informazioni di uso comune nei maggiori motori di ricerca. Quest’ultimo impiego é il piú diffuso, fino ad essere quasi automatico ed inconsapevole.
Tuttavia, a mio avviso, più preoccupante e pericoloso è il massiccio uso in guerra coi droni che oggi vengono impiegati nei conflitti uscraino-russo e USA-Iran, in cui i droni selezionano in modo autonomo gli obiettivi e le modalità di attacco. Questo utilizzo ha completamente annientato la facoltà dell’intelligenza Generativa di considerare inviolabile la vita umana.
Facendo le dovute riflessioni, comincio a pensare che io, personalmente, ne potrei fare a meno; eviterei in toto l’utilizzo dell’AI nella gestione del personale di aziende e nei call center, renderei meno potente la sua attività e la renderei innocua. Come? Se l’AI si “addestra” e viene “addestrata ” ad uccidere o colpire risorse in cui vi sono persone, imparerà che la vita umana non ha valore, vengono negate le tre leggi di Asimov e si crea uno strumento altamente pericoloso perché potente e indipendente. Si nega il significato dello sviluppo tecnologico come strumento di evoluzione e progresso dell’Umanità, ma si trova ad essere un nuovo tipo di bomba atomica, ancora piú letale dato che non si ha la possibilità di decidere come, dove e chi colpire.
Bisogna dare ascolto agli allarmi? Si. Anche perché nessuno ha detto di abbandonare lo sviluppo dell’Intelligenza generativa ma di rallentarla per trovare dei sistemi di contenimento e di sicurezza per poterla controllare.
Quindi non é un abdicare alla ricerca ma un orientarla. Ma in tutto questo perché alcuni non hanno manifestato tale pericolo e tale esigenza?
Perché, come ha detto il Presidente Trump, in questa gara allo sviluppo dell’Intelligenza Super, chi vince… vince tutto! Il massimo della volontà di dominio, atavica, antidemocratica e profondamente imperialista, che ovviamente non appartiene solo a lui ma a tutti gli esponenti politici che in questi ultimi 5 anni hanno provveduto a creare e alimentare conflitti o a mantenere un ruolo di preminenza in un continente e di conseguenza nel mondo, come la Cina.
Penso, penso molto seriamente che qualcosa non stia funzionando, ma purtroppo il cittadino comune ha solo un’arma: abbandonare totalmente l’AI. Ma ne saremo capaci? O meglio…siamo disposti a farlo? Speriamo nel guizzo umano che nei millenni ha sempre trovato il modo di sopravvivere e vivere la propria evoluzione in modo positivo e costruttivo.
Mariantonietta Valzano
