So che stava finendo … Come quella goccia di un rubinetto che perde … ossessiva ma ineluttabile nel suo monotono ripetitivo sgocciolio.
Si, proprio come quella goccia, ugualmente ossessivo nel suo ripetersi, il mondo stava finendo. Quella goccia era soltanto l’ultimo ansito di un meccanismo rotto, che sta morendo, ma non vuole arrendersi e si aggrappa a quello sgocciolio che dà ancora una parvenza di vita.
L’aria era ormai irrespirabile e solo nuvole cineree solcavano il cielo. Il sole era un ricordo dei nostri padri, forse persino, nel massimo del suo splendore, dei nostri nonni. Non esistevano più boschi o foreste, ma neppure uno stento prato, magari grigio come sabbia marina. Sabbia marina? Ma anche il mare era ormai pressoché un ricordo, nel melmoso livore in cui si era ormai trasformato. Gli uccelli avevano forse per l’ultima volta migrato – ma dove? – perché non ve ne era più traccia ed ogni specie animale aveva pian piano iniziato a mutare, finché le varie specie si erano confuse tra loro e le prede erano divenute predatori, per poi estinguersi l’un l’altro nella confusione dei ruoli.
L’essere umano era poi la specie che si era maggiormente decomposta … Avidità, invidia, prevaricazione, tradimento, infingimento, odio, violenza ne avevano minato man mano la struttura fisica e mentale, sino a non riuscire più a riconoscersi ed, estranei uno all’altro, annientarsi.
Eppure “quella goccia dell’esistenza” non voleva cedere all’annientamento ed all’oblio. Qualche sprazzo di luce fuoriusciva ogni tanto dalla coltre di nuvole … Nella terra qualche radice sopravvissuta provava a germinare. In un bozzolo, risparmiato dalla distruzione, una pupa provava a divenire farfalla. Nella fabbrica dove erano stati refrigerati degli ovuli umani, un tossicchiante generatore li aveva tenuti in vita. Per sbaglio o per dimenticanza uno di quegli ovuli era stato fecondato … Un feto navigava in un liquido amniotico artificiale e voleva ingrandirsi, fortificarsi, nascere!
La goccia … Quella goccia del rubinetto difettoso era comunque il segno di qualcosa che sopravviveva … Così la radice nella terra, così la pupa nel bozzolo, così quel feto che provava – nel silenzioso mistero della creazione – a sgambettare.
MYRIAM AMBROSINI

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