“La ferita di un giorno di maggio” di Maria Rosaria Teni

Non si può restare in silenzio. Oggi bisogna che le parole siano forti, scandite e vibranti di contro al dilagare di una violenza che continua a ferire l’Italia, attraversata da nuovi episodi di intolleranza e di discriminazione razziale che mostrano quanto il problema sia ancora radicato nella società contemporanea.

Il razzismo, al momento, non si manifesta soltanto attraverso insulti o brutali aggressioni fisiche. Vive anche nei pregiudizi quotidiani, nell’emarginazione sociale, nella paura del diverso e nell’indifferenza collettiva. Per questo il problema non riguarda solo le vittime, ma l’intera società: ogni atto di odio impoverisce il senso stesso di umanità e convivenza civile.

Per fare del male a qualcuno, l’odio ha bisogno di convincersi che quel qualcuno non provi dolore, non abbia sentimenti, sia solo una “corazza vuota”, un “invisibile” che non ha diritti, che non ha ragione di stare al mondo e come tale deve essere eliminato. E quando si smette di vedere l’altro come essere umano, la violenza diventa senza freni. La malvagità che alimenta la cronaca di questi giorni è un esempio di come sia diventato lecito colpire a sangue freddo, forti di un branco accecato e spietato, tanti esseri umani che cercano solo la normalità, lavoratori sfruttati e malpagati, padri di famiglia che aspirano a una vita che restituisca quella dignità perduta in zone dove esistono ancora la tortura e le esecuzioni capitali. L’ultimo episodio di Taranto, dove un giovane lavoratore è stato massacrato di fronte all’impassibilità di chi avrebbe potuto fermare un gruppo di ragazzi ancora minorenni, è solo l’ultimo degli innumerevoli fatti di cronaca che si stanno moltiplicando in più parti del nostro paese, del “giardino d’Europa” tanto ammirato e decantato nel corso del Grand Tour, il lungo viaggio di formazione intrapreso dai rappresentanti dell’aristocrazia e della cultura tra il XVII e il XIX secolo.

Un giorno, quello di sabato 9 maggio, che ha vissuto due albe diverse: una per chi si apprestava ad andare nei campi, un’altra per chi proseguiva nei bagordi dopo la notte trascorsa nel vuoto di vite senza senso. Un’alba finita in tragedia per entrambi: da una parte un’esistenza tranciata, dove il corpo è un bersaglio; dall’altra un futuro spento, privato di ogni progettualità e concretezza. Lo sfondo: indifferenza totale, dove anche chi avrebbe potuto offrire un gesto di umanità, si è ritratto.

Di fronte a questi episodi, la domanda resta sempre la stessa: quanto tempo servirà ancora perché la coscienza prevalga sull’odio?

Nascere

Nascere con la pelle scura
è un distintivo
che marchia un’esistenza.

È una colpa
che uomini
dalla pelle immacolata
non tollerano.

Allora
si faccia pulizia.

Tanto non batte un cuore
sotto quella pelle
e i sentimenti
si perdono
tra le pieghe
di una corazza atavica.

Quanta viltà,
quanta miseria.

Quando un rigurgito di coscienza
vincerà sull’odio?

Maria Rosaria Teni

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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