Il punto di vista – “Il lavoro per tutti” – di Mariantonietta Valzano

É in uscita il libro di Marianna Aprile “La promessa: dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta” e prendo lo spunto da un dato che lei accenna; in Italia solo il 57% delle donne lavora. Una media bassa rispetto a quella europea che è del 71,3% con punte in Svezia del 75% dove il tasso di mortalità-fertilità è di 1,43 figli per donna. Questo a dimostrazione che non è il lavoro che impedisce alle donne di fare i figli.

Nel riflettere su questi dati bisogna anche notare che dove la società è aperta, laica e tutelante c’è una crescita economica migliore: ad esempio in Svezia è al 2,8% di previsione per il 2026, in Olanda la percentuale delle donne che lavorano si attesta al 79,5% e il PIL è all’1,3%. Si può obiettare che in Germania, dove la percentuale delle donne che lavorano è al 74%, la crescita è comunque bassa, il tasso PIL è 0,5% come in Italia, ma il problema tedesco è legato ad un calo strutturale del mercato dell’automobile e congiunturale alla guerra in Ucraina. In qualsiasi modo si voglia leggere i dati resta un dato di fatto che in Italia stiamo peggio.

Si può dedurre che se la natalità viene erosa da condizioni poco favorevoli, il futuro di una civiltà non è roseo. Nei paesi succitati la cura della famiglia non è demandata solo alla donna ma vi è una effettiva parità di genere in cui si concede il congedo parentale a entrambi i genitori. Poi se analizziamo anche i dati della cura delle persone anziane, la loro gestione è notevolmente differente dal nostro sistema, che per lo più si basa su una grande maggioranza di badanti e alcune strutture di accoglienza, magari molto buone ma molto costose, mentre altre a prezzi bassi con una qualità variabile dal buono al pessimo. Anche questo incide perché se una persona anziana deve essere accudita quotidianamente a casa da un familiare, nella grande maggioranza dei casi se è donna.

Bisogna, secondo me, ripensare il welfare non solo dal punto di vista di assistenza, che è e resta fondamentale per qualunque nazione che si voglia definire civile, ma anche dal punto di vista occupazionale e di “emancipazione” (terme che oggi sembra tanto brutto da non essere considerato) della donna. Una donna non rinuncia insieme al partner alla maternità se ve ne sono le condizioni di previsione a lungo termine, che è una questione non risolvibile con un bonus ma solo con degli interventi strutturali. Una reale stabilizzazione del lavoro, gli asili nido nei luoghi di lavoro, un orario di lavoro che possa consentire non solo flessibilità ma un monte ore giornaliero che permetta la cura e la presenza nella vita dei figli, sono solo alcune idee.

É stato già detto in precedenti miei scritti che in tutti i paesi dove è stato sperimentato l’orario di 30 ore su una settimana la produttività delle aziende è aumentata. Inoltre, il lavoro agile o cosiddetto smart working che è stato molto apprezzato durante la pandemia da covid; dovrebbe aver impostato nuove e più adattabili modalità di attività a seconda delle esigenze familiari e personali. Ma pare che in molti casi non sia così.

Non si può assumere la famiglia come valore per poi rendere difficile il suo fiorire.

Infine, penso e mi auguro, che i giovani di ultima generazione che si affacciano all’età adulta possano ottenere di accedere in modo efficace alla vita politica di questo Paese, che ancora non ferma la fuga dei suoi figli all’estero. L’impoverire gli stipendi con cifre basse e scarso potere d’acquisto, denigrare le professionalità e la preparazione dei nostri giovani, genera una diaspora con la conseguenza di una società sempre più anziana nel mondo del lavoro e affamata di competenze fresche e idee innovative.

Spero in nuovo corso che non sia figlio di intelligenza artificiale e di un transumanesimo autodistruttivo, da evitare come la peste, ma un nuovo corso umano e creativo dove la “persona” sia al centro e tutto sia costruito per il suo sviluppo e il suo benessere, dove la “persona” sia uomo che donna o altro ma sia sempre rispettata e messa nelle condizioni di esprimere i suoi talenti al meglio.

Per una nuova Era di Rinascimento.

Mariantonietta Valzano

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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