“Scritti alla redazione”: “Sul referendum” – di Silvio Valdevit Lovriha

Trovo molto giusto, sacrosanto, che la rivista mantenga il profilo letterario, rifuggendo il politichese, già altrove così diffuso. Spero che questo mio intervento nel dibattito aperto sul prossimo referendum non contraddica questa convinzione. E vorrei partire da una importante circostanza e cioè dal fatto che, finita la guerra, i Partiti di allora la mattina si dividevano e si scontravano aspramente sulle cose da fare ma nel pomeriggio si riunivano per scrivere unitariamente la nostra Costituzione, la legge fondamentale del nostro Stato.
Discussioni animatissime, approfondite, che pervenivano infine alla mirabile sintesi di una Carta ammirata in tutto il mondo, che si è dimostrata valida con i suoi ottanta anni di vita, in un Paese democratico, libero, progredito.
Non che nel dopoguerra siano mancati i tentativi di colpi di Stato, ma questa Costituzione ci ha consentito di sconfiggerli. La P2 e gli anni di piombo nero e rosso non sono state cose da poco, tutt’altro. Per dire: Cultura Oltre e similari avremmo dovuto scordarceli se queste forze reazionarie avessero prevalso.
È stato fondamentale avere il nostro sistema articolato di equilibrio di poteri, non di uno solo dominante sugli altri. Gran bene avere Parlamento, Governo Esecutivo, Presidente della Repubblica super partes, magistratura, libertà di stampa e libertà di associazione dei lavoratori e delle altre categorie sociali. Preoccupa che questi importanti e delicati equilibri corrano il rischio di venire alterati, che un governo pretenda di non venire controllato. Che si attacchi così violentemente una magistratura come la nostra – che un prezzo enorme ha pagato per la nostra democrazia – è ingeneroso, grave, inaccettabile. Non si può scordare il lungo elenco di magistrati di prima grandezza barbaramente uccisi: Falcone, Borsellino e tanti altri leali e coraggiosi servitori dello Stato.
Altro elemento molto critico: voler cambiare parti significative della Carta Costituzionale, scritta come s’è detto da tutti, con decreti legge di parte, mortificando il ruolo del Parlamento, privato della sua prerogativa di poterne discuterne a fondo.
È lampante che non siamo di fronte a un referendum per migliorare il funzionamento della giustizia, ma solo per accentrare il potere, a scapito di quello dei magistrati.
Oggi nel mondo ci sono già troppi autoritarismi, basti pensare agli USA di Trump e alla Russia di Putin, per non dire dei tanti altri.
Perciò a mio parere abbiamo bisogno che serenamente dal referendum venga fuori una montagna di NO per restare un paese dialogante, libero, democratico.
Per non tornare ai tempi nei quali i libri venivano bruciati, eliminate le libere riviste culturali.
Traggano lezione dalla fine che rischiano di fare gli americani, che cominciano a pentirsi di aver eletto un Presidente magnate despota così negativo. 

 Silvio Valdevit Lovriha

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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