Trento Longaretti è nato a Treviglio nel 1916 ed è scomparso a Bergamo, ove aveva lo studio e viveva, nel 2017. La madre era un’ insegnante e il padre un ceramista, con forte senso d’italianitá, tanto che ai figli, tredici, aveva messo nomi particolari, fra cui al nono Trento e a una fjglia Trieste. Trento frequentò il Liceo Artistico e poi l’Accademia di Brera che dovette abbandonare per la chiamata alle armi (seconda guerra mondiale). A Brera ebbe come insegnante Aldo Carpi, da cui derivò parecchie caratteristiche, e come colleghi molti fra i maggiori protagonisti della pittura del Novecento: Cassinari, Morlotti, Martini, Kodra…
Cominciò a esporre nel ’36 con esiti di prestigio. Al ritorno dal fronte, finita la guerra, la sua carriera lo portò alla cattedra dell’Accademia Carrara di Bergamo, succedendo ad Achille Funi.
La sua pittura si svolge su un binario biblico ebraico, con viandanti alla ricerca di una meta. Sono quadri soffusi da sottile malinconia, in un cammino che ripercorre quello della vita, dalla nascita al giorno dell’addio alla terra.
Ecco allora le maternità e nei viandanti il fanciullo e l’adulto o l’anziano. Non c’è però disperazione, per una pacata accettazione del destino umano. Le sue opere, in toni vigilati, esprimono solidarietà ai miseri, agli oppressi e a coloro che migrano alla ricerca di migliori condizioni di vita. Opere suggestive che talora fanno ricordare il grande Chagall.
Avendo in corso di pubblicazione una silloge e una antologia, gli inviai la prima per una sua copertina.
La raccolta poetica aveva titolo: “Parabola Blu” e Longaretti mi inviò una lettera da cui riporto il giudizio, solo perché fa un parallelo fra il mio e il suo lavoro artistico.
“Le esprimo le mie congratulazioni per la sua attività di scrittore, assai considerato ed elogiato da insigni critici letterari e le invio i più fervidi auguri di pieno e brillante successo per questa sua prossima bella pubblicazione “Parabola Blu” titolo di piena simbologia della vita, un po’ come nella mia pittura.”
Un piccolo neo che mi spiace dover ricordare, del lavoro di copertina mi inviò la fotografia. Non vorrei si pensasse a un mio interesse venale. Le opere per me hanno solo valore artistico e di quello commerciale non mi importa affatto. Pubblicai la silloge, utilizzando la fotografia, e acquistai un quadro per la copertina dell’antologia”Itinerari poetici” edita da Marna, di Giorgio Bertella, editore di stampo antico, generoso come pochi. 
Il quadro di Longaretti, che ho voluto per l’antologia e per la mia collezione, è un Arlecchino che, in toni soffusi, richiama le opere del periodo blu di Picasso e rappresenta veramente il talento artistico di Longaretti, pittore italiano di fama internazionale.
Lucio Zaniboni
