“Jane Austen, universalmente riconosciuta” di Maria Rosaria Teni

Non potevo far passare questo 16 dicembre senza ricordare una delle scrittrici che apprezzo di più e che seguo sin dagli anni universitari: la mia amata Jane Austen.”La più perfetta artista tra le donne, la scrittrice, i cui libri sono tutti immortali“, così si esprimeva Virginia Woolf a proposito di Jane, dimostrando la sua indiscussa stima nei confronti della scrittrice e della sua capacità di perseverare e di emergere in un periodo in cui per le donne era tutto molto complicato e difficile da realizzare.  Nel duecentocinquantesimo anniversario della sua nascita (16 dicembre 1775, nella canonica di Steventon, nello Hampshire settentrionale) si può senz’altro confermare la sua indiscussa notorietà che cresce ogni giorno di più e raccoglie  lettrici di tutte le età, anche giovani, riunite in gruppi di lettura e circoli culturali, intitolati a suo nome. Dall’unico ritratto che è rimasto di lei si può già capire molto di Jane Austen.
La sua cuffietta con i nastri, le braccia conserte e lo sguardo acuto e penetrante, che denota un temperamento volitivo e attento ad ogni particolare. Si resta affascinati dal suo eccezionale carisma, dalla sua personalità singolare che, pur nella quotidianità di una vita normale, ha dato prova di un grande talento letterario e di una speciale attitudine a comprendere e rappresentare in modo autentico i sentimenti e le relazioni intessute in una società che vive il periodo della Reggenza inglese e la transizione tra il Neoclassicismo e il Romanticismo, in un’Inghilterra scossa dalle Guerre Napoleoniche. I suoi romanzi tratteggiano la vita quotidiana della piccola nobiltà di campagna e della borghesia, con un originale guizzo di ironia che le è congeniale soprattutto nel descrivere le dinamiche sociali, il ruolo della donna e l’importanza del matrimonio come unica via di ascesa sociale. D’altro canto Jane dimostra di essere strettamente legata al proprio ambiente e, come tale, ha guadagnato un suo posto perfetto nella storia, aderendo pienamente al suo destino. [1]

Figlia di un pastore protestante, penultima di otto figli, è cresciuta in una in una tipica famiglia della borghesia inglese di campagna e ha ricevuto la caratteristica educazione dell’epoca, studiando in casa sotto la guida paterna e condividendo con la sorella Cassandra nozioni di storia, geografia letteratura e lo studio del pianoforte, insieme al disegno e al lavoro ad ago. Amava passeggiare, ammirare la bellezza dei rigogliosi giardini o la natura verdeggiante della campagna inglese che sono lo sfondo peculiare nei suoi romanzi, in cui fiori, alberi e piante sono sempre descritti minuziosamente nelle sue storie. Ripercorrendo la sua vita si percepisce la sua completa adesione al modello sociale dell’epoca tanto da poter essere descritta in questo modo dalla scrittrice Mary Russel Mitford[2]: «la più carina, la più sciocca e la più affettata farfalla in cerca di marito che io abbia mai conosciuto». Apparentemente si poteva incorrere in questo giudizio poco lusinghiero, considerando che Jane amava  ballare,  compiva volentieri viaggi in carrozza per andare a far visita ai fratelli sposati, adorava i vestiti nuovi e le cuffiette con i nastri, però ad uno sguardo attento tutto ciò era vero solo in apparenza o lo sarebbe stato se in realtà Jane non fosse stata per natura intelligentissima, sveglia e perspicace tanto che, a soli ventuno anni, proprio quando veniva giudicata una farfalla in cerca di marito, aveva già scritto due dei suoi romanzi compiuti:  Orgoglio e pregiudizio e Senno e sensibilità. Pur non avendo una stanza per sé, perché fino all’ultimo condivise la camera da letto con Cassandra, né tantomeno uno scrittoio, ebbe la capacità di riempire i suoi grossi quaderni con la sua elegante inclinata calligrafia. Scriveva su fogli che potevano facilmente essere messi via, coperti da una carta asciugante, come ricorda il nipote James Edward Austen-Leigh nel libro a cura di Giuseppe Ierolli “Ricordo di Jane Austen e altre memorie familiari” per i tipi di Elliot, 2017, e nessuno, al di là della famiglia, avrebbe dovuto sospettare la sua attività di scrittrice, proprio perché la società di quel tempo offriva alla donna un unico modello: sposa e madre e lei non voleva che la sua figura sociale risultasse intaccata in alcun modo.
I primi romanzi di Jane Austen, inviati anonimi agli editori, non furono pubblicati. La sua vita scorreva nella pacata routine delle giornate che si svolgevano nella casa paterna, dove rimase per sempre, non avendo trovato un vero amore e non volendo adattarsi a un matrimonio di convenienza, in un periodo in cui il matrimonio rappresentava l’unica via per garantirsi una sicurezza economica. Con la famiglia tuttavia si spostò in diversi luoghi quieti della bella Inghilterra del Sud, prima a Bath, che tra l’altro non amava particolarmente, poi a Southampton. Attraverso le lettere si apprende che si occupava della colazione mattutina, passeggiava, suonava il pianoforte, si recava con la sorella a fare visite durante le quali si immergeva in una sorta di ironica e pungente contemplazione di situazioni umane e dei caratteri dei vari conoscenti. Si rivela sempre più osservatrice attenta e sensibile delle intime sfaccettature dell’animo umano e delle dinamiche di relazione che intercorrono tra le maglie di una società conformata a precisi ruoli ed equilibri di classe, legati a denaro e moralità, e tutto ciò, al di là di un’apparente leggerezza, a dimostrazione di una preziosa e profonda riflessione sull’importanza di mantenere un comportamento consono e coerente.  Dopo la morte del padre, Jane andò a vivere  con la madre e la sorella in un cottage nel villaggio di Chawton; ha  ormai trentacinque anni e già si considera una vecchia zitella. Tuttavia, la novità sorprendente è che Jane si rimette a scrivere: scrive tanto e poi legge ai parenti più intimi alcuni brani dei suoi romanzi. In breve, quando è già trentottenne, dà alla luce Emma, il suo capolavoro, e intanto al di là dell’intimo cerchio della famiglia, Ragione e sentimento e Orgoglio e pregiudizio, pubblicati anonimi con molti anni di ritardo per iniziativa del fratello Harry, cominciano ad attirare l’attenzione del pubblico e dei critici. Intanto incombe la minaccia della malattia e la sua salute, minata dalla tubercolosi, progressivamente peggiora, tanto da portarla prematuramente alla fine, il 18 luglio del 1817, a quarantuno anni, mentre è in corso di scrittura Sanditon, una satira sulla gente malata o ipocondriaca, rimasto incompiuto. «Nessuno in quell’epoca fu più oscuro di lei» scrisse nel 1882 in una monografia il nipote J. E.  Austen Leigh, perché, pur rappresentando splendidamente con sobri tocchi spesso maliziosi il piccolo mondo provinciale in cui trascorreva la sua vita monotona, visse sempre lontano dal mondo letterario, schiva e nello stesso tempo appagata. La sua natura, semplice e limpida, non era turbata o attratta dalle tentazioni della notorietà e l’anonimato dei suoi romanzi, pubblicati con la semplice indicazione «By a Lady», le assicurò sempre una tranquillità che la faceva apparire pacifica e realizzata. A mio parere, credo che amasse fortemente e soprattutto scrivere, forse più per se stessa, per dare un senso alla sua essenza più profonda, dilettandosi con spontaneità, piuttosto che per rincorrere fama e professione. Nei periodi in cui si dedicava alla stesura dei suoi romanzi, le era gradito appartarsi, aprire i suoi quaderni, immergersi nelle storie che prendevano vita, sottolineando con ironia situazioni e personaggi che oggi restano iconici e sono letti da moltissimi appassionati di buona letteratura. Non aveva nessuna ambizione di essere grande o di creare qualcosa di elevato, ma lavorava semplicemente con la stessa spontaneità con cui avrebbe potuto dedicarsi a un casto e minuzioso lavoro ad ago o all’ esecuzione di un brano al clavicembalo. Il suo mondo era racchiuso nella sua famiglia, nelle conversazioni tra  parenti ed amici con il dolce panorama della campagna inglese sullo sfondo e i villaggi antichi animati da qualche ballo serale. Sedeva nel suo angolo e, mentre gli altri conversavano, Jane annotava i dettagli, coglieva particolari e pian piano costruiva la sua intelaiatura narrativa, nitida, brillante e ancora oggi conosciuta ed apprezzata. Da Jane Austen sono nati Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento, Northanger Abbey e molto più tardi Mansfield Park, Emma e Persuasione, sei storie familiari, sei piccole commedie umane che rappresentano fedelmente le idee, i valori, le abitudini e le aspirazioni della società inglese dell’epoca. In ogni romanzo emerge una protagonista femminile (Elisabeth, Marianne, Catherine, Emma, Fanny e Anna), c’è un equivoco o un nodo d’amore o di orgoglio, ma in ogni romanzo è presente una perfetta descrizione dei valori umani che costituisce poi la base di ogni intreccio e  si nota il buon senso, la sensibilità, l’indipendenza di giudizio, le buone maniere, tutte egualmente evidenziate attraverso un linguaggio accurato. Jane cesella con innato talento ogni situazione e adotta dialoghi caratterizzati da una musicalità aggraziata che dona brillantezza e fa rimbalzare la storia dalla pagina alla vita reale, in cui ogni lettore si sente trasportato. La scrittrice uscì dall’anonimato, dove era stata per più di vent’anni, soltanto nell’ultimo periodo della sua vita  e questo ha segnato sicuramente anche la fine della sua tranquillità, perché quando cominciò ad essere nota per i suoi romanzi, non poté più esimersi dai giudizi degli altri letterati del tempo, diventando consapevole della svolta subita in quanto riconosciuta scrittrice a tutti gli effetti. Non le si può negare, infatti, che sia stata la prima ad inventare un metodo chiaro e misurato, ma anche profondo e suggestivo, per esprimere meglio e caratterizzare perfettamente non soltanto ciò che è la vita ma anche ciò che rappresentavano le persone che vivevano attorno a lei. In un suo giudizio critico, Walter Scott affermava: «Ho letto almeno per tre volte il romanzo Orgoglio e pregiudizio, scritto meravigliosamente… Quella giovane donna ha, nel descrivere gli eventi, i sentimenti e i caratteri della vita quotidiana e il più meraviglioso talento che io abbia mai incontrato». Ancora Mario Praz afferma che ciò che si ammira prevalentemente nella Austen è la linda stesura quasi notarile, la puntualità delle azioni e reazioni, come l’estremo limite dell’antiromantico, oltre al quale non c’è più arte ma meno discorso logico. Edward Morgan Foster si pone un interrogativo profondo chiedendosi perché mai i personaggi di Jane Austen ci procurano un piacere leggero, ma nuovo, tutte le volte che ricompaiono, diversamente dal piacere meccanicamente ripetuto che ci procura un personaggio di Dickens.  In conclusione, con tutta la mia profonda ammirazione per Jane, ciò che posso dire è che la frase con cui si apre Orgoglio e pregiudizio è ancora emblematica di un’epoca e di una nuova forma di scrittura al femminile e, una volta letta, non la si scorda più: «È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo largamente provvisto di beni di fortuna debba sentire il bisogno di ammogliarsi. Per quanto poco si conoscano, di costui, i sentimenti e le intenzioni, fino dal suo primo apparire nelle vicinanze, questa verità si trova così radicata nelle teste delle famiglie circostanti che queste lo considerano senz’altro come la legittima proprietà dell’una o dell’altra delle loro figliuole». Un biglietto da visita della società del tempo, dell’importanza dei costumi e delle consuetudini sociali che  Jane Austen ha saputo tratteggiare con impareggiabile padronanza e virtuosismo.

Maria Rosaria Teni

[1] E. Cecchi, in Storia della letteratura inglese nel secolo XIX, cap.IV, Milano,1915

[2] M.Praz, in Storia della letteratura inglese, cap.XVII, Firenze, 1951

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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