Leggendo vari libri sulla tempestosa esistenza di Pier Paolo Pasolini, nello specifico “Pasolini, una vita” di Nico Naldini, poeta, scrittore e biografo italiano, nonché cugino di Pier Paolo Pasolini, mi sono imbattuto in diversi giudizi e pronunciamenti espressi da vari letterati sul nostro grande intellettuale, nonché su talune espressioni dello stesso Pasolini. Mi è sembrato che metterli assieme possa fornire un altro contributo alla conoscenza di Pasolini che merita di essere ricordato, anche attraverso piccole spigolature.
Fin da giovane Pier Paolo fa una differenza netta tra la sua Casarsa, caratterizzata dai piccoli proprietari terrieri, e l’attiguo territorio sanvitese di mezzadri, braccianti e operai, a cominciare dalle frazioni di S.Giovanni e di Versutta. Dirà testualmente:” Che brutto paese è Casarsa! Non c’è niente”. E degli abitanti: “Sono solo Chiesa e vino “.
Una delle sue passioni è giocare a calcio: sarà ala sinistra del Casarsa, ma apprezzato per la sua corsa più che per la precisione nei tiri.
Il padre Carlo Alberto, militare e simpatizzante del fascismo, sarà definito da Emilio Gadda: “Un collerico, un attaccabottoni “.
All’esame di italiano per l’ammissione alla prima media, Pasolini sarà rimandato e promosso poi con la riparazione. In un raduno a Weimar incontra giovani europei e impatta con l’antinazismo. Ha notizie di poeti e pittori ostili al fascismo quali Garcia Lorca, Picasso e altri. A Weimar non trova libri classici causa la censura.
Contini, Caproni e Gatto si complimentano per le sue prime poesie friulane.
Dopo il 25 luglio 1943 e la caduta di Mussolini, il fratello Guido Pasolini viene arrestato dai carabinieri perché sorpreso a scrivere sui muri ” Viva la libertà “.
Con la madre Susanna si trasferiscono nella più sicura periferica frazione di Versutta della quale Pasolini scrive: ” S’ode solo il canto del Versa, canto basso e lieve, perduto nel sonno dei campi “.
Dino Peresson dirà: ” Pasolini era sempre a S.Vito, più che a Casarsa. Era per i contadini e la giustizia sociale “.
Conosce e fa amicizia con il pittore Zigaina. Ha rapporti continui con Contini e Sereni.
Denunciato e processato per presunti atti osceni verrà assolto ma intanto viene espulso dal PCI.
Il 31 dicembre 1949 a Franco Farolfi scrive: ” Oggi è l’ultimo giorno dell’anno, davanti a me non ho nulla, sono disoccupato. Sto lavorando accanitamente intorno a un romanzo, su cui fondo tutte le mie speranze “.
Il 28 gennaio 1950 con la madre Susanna lasciano Casarsa e vanno a Roma.
Scrive a Silvana Mauri: “L’ ho portata con me per non vederla soffrire “.
Susanna in una lettera gli scriverà: “ Quel po’ di forza che possiedo la devo a te “.
E in un’altra: ” Quando vai a Casarsa vai a trovare in cimitero Guido, bacia la sua tomba anche per me “. Guido, fratello di Pier Paolo, era morto nel 1945, durante la Resistenza.
A Roma frequenta Sandro Panna, Caproni, Ungaretti, conoscerà Gadda.
Di Roma che percorre in lungo e in largo, dirà che è: “Tutto vizio e sole, croste e luce “. E invece a Silvana: ” Roma è cinta dal suo inferno di borgate “.
Contini lo elogia per il volumetto di versi friulani “Tal cuor di un frut ” (Nel cuore di un ragazzo).
Nel 1954 esce “La meglio gioventù” con dedica a Contini.
Scriverà a Biagio Marin:” È un momento difficile e bello, se lo supero sono salvo”.
Il 13 aprile 1955 manda a Garzanti “Ragazzi di vita” che stampato sarà presto esaurito.
Cecchi sul Corriere della sera gli fa una recensione “astiosa e cattiva”.
Non vince il premio Strega che va a Comisso.
Biagio Marin scriverà:” Il vecchio e sazio Comisso non aveva bisogno di quei soldi”.
Critiche anche dai comunisti Salinari e Giovanni Berlinguer ai quali pacatamente Pasolini replica: “ Sono, come dire, gramsciano “.
Silvio Valdevit Lovriha


