“Giancarlo Cazzaniga e la sua arte” di Lucio Zaniboni

La città di Lecco e il suo lago, uno dei rami del lago di Como, sono circondati da una catena di monti, che fanno parte delle Prealpi. In queste montagne spiccano la Grigna e il Resegone, famoso perché lo descrive il Manzoni ne “I Promessj Sposi” e lo riporta il Carducci ne”Il Parlamento” con una gaffe geografica (e il sol ridea calando dietro il Resegone) perché il monte è a est e il sole sorge, non tramonta. Di fianco alla catena montuosa vi sono due valli, la Valtellina e la Valsassina, la più vicina, raggiungibile in un’ora di macchina. Nei mesi estivi, io e mia moglie ci recavamo a Barzio, centro turistico con numerosissime ville di milanesi. Parcheggiata la macchina, senza pedaggio né limiti di tempo, ci godevamo il fresco alpino, passeggiando, per poi, alla fine, soffermarci alla Galleria Magenta, filiale della galleria di quella città brianzola. Era nato un rapporto amichevole con il proprietario, un uomo che amava veramente l’arte e considerava il guadagno come mezzo per ampliare la collezione, non come arricchimento personale.
Fra le opere che esponeva c’erano le ginestre del pittore Giancarlo Cazzaniga, di un colore giallo, così vivo e luminoso, da richiamarmi la forza cromatica di Van Gogh, di Monet o di Michele Cascella. Giancarlo Cazzaniga è stato un pittore milanese (nato a Monza nel 1930.e scomparso a Milano nel 2013).
Era uno degli artisti che frequentavano il bar Giamaica, luogo di ritrovo in zona Brera. Aveva frequentato l’Accademia Cimabue e poi quella di Brera. La sua pittura faceva parte del realismo esistenziale, che mirava alla raffigurazione dei soggetti come elementi di indagine della vita.
Un ottimo pittore che aveva ottenuto giustamente prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Premio Suzzara, il San Fedele e il Premio Biennale città di Jesi.

Avendo in quel periodo in programma la pubblicazione della raccolta “Una Sfinge d’argento” con le Edizioni Giuseppe Laterza e la presentazione di Franco Lanza, gli chiesi di approntarmi il disegno di copertina. Speravo sinceramente che fossero le ginestre, ma egli optò per i sassofoni, altro dei suoi temi preferiti In tutti i modi il quadro era validissimo: aveva dipinto il suo studio e la luna, dalla finestra faceva riflettere gli strumenti musicali, creando un’atmosfera particolare, mentre in un angolo, in ombra, su un piccolo tavolino, immancabile c’era in bella mostra un mazzo di ginestre. Il quadro vive di luce propria e dà importanza alla parete dell’anticamera in cui l’ho appeso.

Lucio Zaniboni

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