
“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano
In questi giorni si è visto uno degli eventi globali più umanitari del secolo: la Global Sumud Flotilla. Un esercito di barche cariche di speranza oltre che di aiuti, che come un DAVID hanno voluto sfidare GOLIA, paradossalmente impersonato da un gruppo di ebrei. Il dato di fatto è che sono molto a rischio, ma nonostante difficoltà e pericoli, hanno catalizzato l’attenzione mondiale sull’ “insostenibilità’’ della situazione a Gaza. Perché dico INSOSTENIBILITA’? Perché una Umanità non può per definizione ‘’sostenere’’ una disumanizzazione come quella che sta accadendo lì. Non si può, non è sostenibile nella definizione di UMANITÀ, che la storia ha dimostrato tante volte. Per rendere ancora più incisiva l’azione della Flotilla si sono effettuate diverse giornate di manifestazione di piazza; soprattutto il venerdì e il sabato del primo weekend di ottobre si sono ricoperte le piazze di tutta Italia di persone, una enorme fiumana che nella maggior parte dei casi pacificamente ha sfilato, a Milano per un tratto insieme ai poliziotti. Una massima espressione di democrazia, di partecipazione globale comprese la componente degli studenti delle superiori fatto ancor più importante per la crescita di una coscienza politica. Non sono mancati i facinorosi che non avevano nulla a che fare con l’obiettivo della manifestazione, esibendosi nello sfogo sociale di rabbia e distruzione che non porta da nessuna parte ma va comunque attenzionato nelle motivazioni, quanto meno per risolverle, siano esse sociali o per così dire occulte. Nei medesimi giorni in Israele, la Flotilla, attaccata dalle forze israeliane “lasciava indifesi” (metaforicamente parlando) il suo equipaggio in balia di ciò che di peggio Ben Gvir non potesse pensare, perché altrimenti li avrebbe uccisi in malo modo tutti, ma attuare con il beneplacito del Premier Netanyau. Di pari passo, il perpetrare delle atrocità della guerra continua a generare dolore inutile in Ucraina con tiri al bersaglio sui palazzi, soccorritori, attuando un massacro inutile come la negazione dell’umanità può essere, solo per raggiungere un ulteriore stato di sfacelo umano sul quale la partita a risiko dei potenti sia giocata con l’apparenza di un potere smisurato. O quanto meno l’obiettivo di dimostrare di avere un potere smisurato per un reflusso acido di imperialismo che altrettanto inutile.
Ma noi tutti in questi giorni abbiamo molto presente tutto ciò, non devo essere io a scrivere ancora per porre l’accento su questi tempi bui.
Quindi voglio ‘’ricordare’’ i dimenticati, le donne afgane, i loro bambini e Alberto Trentini cooperante detenuto in Venezuela. Partiamo da quest’ultimo. Arrivato in Venezuela il 17 ottobre 2024 come operatore inviato da Humanity and Inclusion che è una ONG per l’assistenza delle persone con disabilità, è stato arrestato il 15 novembre e non se ne conosce il motivo, non sono noti i capi d’imputazione e non è possibile raggiungerlo telefonicamente o assisterlo. In un articolo su Avvenire del 9 luglio uno svizzero ex detenuto ingiustamente come il nostro cooperante, ha potuto raccontare qualcosa in merito a questo periodo di detenzione avendo conosciuto proprio Alberto in carcere. Il cittadino svizzero ha subito detto che il suo rilascio è stato possibile grazie ad una trattativa di Stato a cui è costato caro. I termini della trattativa sono riservati ma è proprio questa la difficoltà in queste situazioni: il ricatto di un ostaggio innocente per ottenere qualcosa che non sarebbe mai ottenibile in modo usuale. Pertanto, similarmente, si suppone che la stessa sorte sia per Trentini, sperando che tutto possa andare in porto al più presto possibile. Il cittadino svizzero ha menzionato il fatto di non essere stato trattato bene, ciò che ci fa molto preoccupare anche per le condizioni di Alberto. Questi detenuti sono il frutto delle storture che ci sono in vari Stati in cui la democrazia non c’è, ma è sacrificata in nome di non si sa quale ideale superiore, visto che la democrazia stessa è un ideale superiore.
In parallelo le altre dimenticate sono le donne afgane, sacrificate al ritiro delle truppe occidentali e alla resa della cosiddetta “esportazione della democrazia” in Afganistan. Certo che, se si analizza questo epiteto mettendolo in relazione con la soppressione del talk show dell’anchorman Jimmy Kimmel, la deportazione di massa degli stranieri, l’arresto forzato e sempre massivo dei medesimi è un po’ complicato pensare che possa essere epistemologicamente corretta l’esportazione della democrazia, ma i fatti ufficiali all’epoca dell’invasione dell’Afganistan erano quelli.
Le donne nel Paese deturpato da invasioni, contro invasioni e ritiri, non possono uscire da sole, non possono lavorare, non possono studiare, non possono parlare in pubblico con altre donne. Se si ammalano possono essere visitate solo da medici donne che non ci sono o sono le poche sopravvissute all’epurazione talebana. C’è un odio visibile e disumano contro le donne che non è accettabile. Non è accettabile che chi dà la vita venga schiacciato, violentato, venduto per matrimonio. Non è accettabile che chi ha il libero arbitrio, la capacità creativa e di forza, come le donne universalmente sanno essere capaci, debbano essere messe a tacere, quasi cancellate, neanche la loro voce si deve sentire. Non è accettabile che la comunità internazionale si dimentichi delle donne a cui era stata promessa e data un’altra vita.
Ma come è visibile e purtroppo avvilente l’ONU può ben poco in questo Nuovo Ordine Mondiale dove conta l’arroganza e la forza, forse…è sempre stato così, forse…non è mai stato costruito veramente costruito un organismo internazionale libero e rispettato. Se pensiamo al meccanismo del veto al Consiglio di Sicurezza, ci rendiamo conto che siamo rimasti un poco indietro, ancora sotto scacco delle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, ancora in una sorta di demanio di influenze dove gli Stati Uniti di Trump non hanno una linea univoca e posseggono un autoritarismo interno ed esterno che non collima con la stessa Carta Costituzionale dei padri fondatori, in contrasto ad una Russia in animo imperialista con nostalgie da melting pot tra nazismo e ideologia sovietica.
Oggi siamo in un periodo molto critico per la democrazia, per l’Umanità intera, dove forse solo la FLOTILLA sa quale sia, certo è che dobbiamo ricordare tutti! Perché siamo tutti membri di questa povera Umanità.
E ci dobbiamo ricordare di essere umani e non disumani.
Mariantonietta Valzano
