Un autunno improvviso è calato in questi giorni di pioggia, mentre le grondaie si riempiono di acqua scrosciante e le rondini migrano per cercare il sole e inseguire la libertà. Nel dedalo irto di incognite della vita di ogni essere umano, si intrecciano dinamiche sfuggenti ad ogni logica e la libertà rappresenta lo zenith cui aspirare per vivere sciolti da ogni giogo, godendo della facoltà di esprimersi e agire senza censura o limitazioni e soprattutto di esercitare il pensiero autonomo. Ma oggi, mi chiedo, dov’è questa libertà? Sempre più spesso il fine che ogni individuo si propone viene disatteso, in quanto risultante del rapporto e del contrasto delle condizioni oggettive e delle volontà diverse, per cui non si arriva a realizzare ciò che ci si propone, secondo quello che Wundt chiama principio dell’eterogenesi dei fini. Quello che stiamo vivendo in questi giorni non fa che dimostrare quanto sia difficile poter realizzare delle azioni che possano portare un barlume di umanità e di conforto in un territorio in cui si sono persi i sentimenti e ogni remora di buon senso. Di fronte allo scenario orribile di una guerra spietata, l’operazione umanitaria tentata dalla Global Sumud Flotilla si è scontrata con le politiche messe in atto dallo Stato di Israele che, a dileggio di tutte le norme di diritto internazionale, ha messo in atto un’azione di estremo autoritarismo, imponendo ai soccorsi il ritiro da quello che rappresentava un aiuto verso una popolazione affamata e massacrata. “La guerra è disumana, è il cancro della storia umana che va eradicato”, diceva Gino Strada e purtroppo, oggi, la parola guerra riecheggia in tante, troppe parti del mondo, e si allontana sempre più la speranza che non si diffonda ulteriormente il sistema delle armi, come già avviene in alcuni paesi. Non si può restare indifferenti dinanzi alla tragedia di una carneficina epocale che vede bambini morire senza alcuna pietà, donne distrutte e annientate nella loro dignità, uomini e anziani umiliati e scherniti. Si deve andare oltre, squarciare quel silenzio che ammanta corpi senza vita, membra martoriate e chiedersi quale esistenza possa sopravvivere alla sopraffazione e alla negazione dei diritti. Dov’è quindi la libertà, sia per il popolo palestinese che per tutti gli altri popoli che tuttora vivono soggiogati da regimi autoritari e corrotti, che pensano ad accumulare ricchezze anziché perseguire la crescita sociale ed economica delle loro collettività? Ogni guerra sopprime le libertà e distrugge la possibilità di sviluppare un’identità comune che caratterizzi un popolo. Ci si chiede se tutto ciò sia inevitabile e se quindi aveva ragione Hobbes quando sosteneva “Homo homini lupus”, o se invece non sia l’effetto dei meccanismi che dominano queste nostre società capitalistiche, sempre più dedite all’accumulazione selvaggia che, inevitabilmente, calpesta diritti e umanità. Questa corsa incontrollata verso la ricchezza e il successo personale porta gli individui a un isolamento sempre più marcato, così che aumenta il senso di solitudine e di vuoto interiore, riempito poi con simulacri che sostituiscono autentici rapporti sociali. È una deriva inarrestabile? O si può cercare di invertire la rotta, ricreando un tessuto culturale che possa portare ad un nuovo Umanesimo, e ritrovare quell’unicum che è insito in ognuno di noi? La Storia ancora una volta si ricongiunge al periodare ciclico degli avvenimenti e questa toccante poesia di Bertolt Brecht che parla di guerra e bambini, vittime innocenti di violenti frammenti lo dimostra ancora una volta. Fa parte della raccolta “Poesie di Svendborg” ed è stata composta nel 1939, poco prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, ma oggi è di un’attualità disarmante.
“I bambini giocano alla guerra”
I bambini giocano alla guerra.
È raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.
Bertolt Brecht

Buongiorno Maria Rosaria, articolo molto bello, le invio un breve commento
Lorenzo Fiore
Maria Rosaria, con la sua sensibilità, coglie e sintetizza il problema fondamentale che l’umanità deve oggi affrontare, quello di un nuovo umanesimo. Ma di questo restano ancora largamente da definire i contenuti. Al di là della scena in primo piano di conflitti e catastrofi, mi sembra importante mettere a fuoco la crisi totale odierna dei valori, imputabile in primo luogo, credo, al venir meno di due fattori che nella storia hanno profondamente orientato l’agire umano, l’impalcatura religiosa e le richieste pressoché totalizzanti dei bisogni vitali. Una riedificazione del sistema dei valori dovrebbe assicurare un nuovo fondamento anche all’amore e alla solidarietà, ma andare molto oltre, verso regole sociali e finalità condivise. Una sfida che la minaccia insita nelle meravigliose tecnologie digitali mi pare rendere urgente (vedi Il Mondo Nuovo di Huxley). Ma che potrebbe forse rappresentare, per ricalcare qualcuno, anche la fine della preistoria.
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Prof. Fiore, la ringrazio per il suo prezioso commento che sintetizza efficacemente proprio la crisi dei valori che sta investendo il nostro tempo e ci fa sentire svuotati e, a volte, impotenti. Un caro saluto