
“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano
Purtroppo viviamo tempi controversi; sotto gli occhi di tutti ci sono grandi disuguaglianze sociali e culturali tra ciò che viene definito “centro e periferie”, non solo rispetto al nostro territorio limitrofo, ma a livello globale, tanto da aver configurato il concetto di “periferie del mondo”. Il divario tra le persone che vivono in condizioni di disagio, di mancanza di lavoro, di assistenza sanitaria, di istruzione, genera sacche di persone che, sebbene connesse coi devices al mondo dei social, si rendono sempre più conto della loro situazione precaria rispetto a chi ostenta opulenza, frutto anche di una gestione poco lungimirante delle risorse economiche e della gestione nello specifico della “Cosa Pubblica”. Da qui si generano onde migratorie da luoghi più poveri e ormai soggetti alle frustate del cambiamento climatico, che ha desertificato intere zone del pianeta, causando impoverimento e conflitti armati. Altresì la globalizzazione, che avrebbe dovuto portare giovamento a quelle nazioni e continenti che vivono in condizioni di povertà, ha tradito le aspettative, causando altre sacche di povertà dove prima non c’erano o erano limitate, non aumentando in modo significativo il benessere nei paesi più poveri. Analizzando nello specifico la globalizzazione e l’ultraliberismo delle correnti economiche dominanti, si evince in modo netto, che questa nuova organizzazione socio commerciale ha distrutto la capacità dei mercati interni di assorbire e sviluppare l’economia con la circolazione in simbiosi di merci e denaro, delocalizzando la produzione in paesi più “accoglienti” per il regime fiscale e per il basso livello salariale. Inoltre, i lavoratori immigrati, i più clandestini, hanno aggiunto un altro tassello per abbassare i costi di produzione facendo comunque restare, se non aumentare, i prezzi al dettaglio alti. Pertanto, il mercato interno ha avuto una perdita di consumatori che, o sono poveri o hanno un basso reddito, mentre i mercati dei paesi dove si produce a basso costo non è proprio decollato perché i salari sono bassi. Al netto di tutto resta fiorente solo il mercato del “lusso” che non ha avuto nessuna crisi, né quella del 2008 e né del 2012, anzi ha continuato a incrementarsi. Se si riflette, questo significherà pur qualcosa. Forse in questi anni la forbice si è allargata tra ricchezza di pochi e povertà di molti? Forse bisognerà riflettere sulle mancate realizzazioni delle aspettative di chi è rimasto ai margini, nelle periferie del mondo e delle città, dove comunque si conosce come e dove la realtà è differente, ma in essa non vi sono ammessi chi è rimasto ghettizzato in un sottobosco di privazioni che hanno generato astio per non dire odio, vedi le gang che scorribandano per delinquere. Ma non solo nelle periferie si è maturato il disagio, essendo diminuito il potere d’acquisto dei salari, essendo diminuiti i posti di lavoro garantiti da uno statuto dei lavoratori sempre più depauperati di princìpi ed effetti, oltre a molte aziende che hanno dovuto chiudere per una pressione fiscale poco coerente con lo sviluppo in un paese come l’Italia, dove l’evasione fiscale e il lavoro nero costituiscono una economia parallela, é venuta quindi a crearsi una classe di indigenti che prima non c’era e in essa è cresciuto l’astio che alimenta tutta una serie di ideologie populiste sorte in questo millennio con tanta prepotenza in tutto l’Occidente. Sono rinate ideologie nazionaliste pseudo o del tutto paragonabili al fascismo o al nazismo in Germania. Queste ideologie hanno preso vigore e potere fino a far parte attivamente nella vita politica di alcuni stati, fino a creare l’idea che la libertà non é necessaria perché la democrazia che ne è la massima espressione ha generato solo disagio e povertà, per cui il passo è breve nel poi sancire la legittimazione delle cosiddette DEMOCRATURE o DEMOCRAZIE ILLIBERALI, in cui nonostante siano presenti tutti gli organi dello Stato vi sia una figura che comunque ne esercita o ne indica in modo coartivo la direzione (vedi Ungheria e Turchia). In queste situazioni politico-sociali sorge di nuovo lo spettro della mancanza di una reale libertà di stampa, che in epoca di Intelligenza Artificiale e fake news, già ha mostrato di essere sotto attacco, ma che in aggiunta resta stretta in canoni dettati da editori-padroni, magari legati a filo singolo o doppio al potere a cui, per esigenze di mero profitto, non si può arrecare non solo danno ma addirittura disturbo. Ma se l’opinione pubblica non reclama la libertà, non la persegue, non la desidera, essa svanisce come una pianta che non viene più annaffiata e nutrita per giacere secca e inutile fino ad essere estirpata. È proprio ciò che vogliamo nel nuovo corso di storia che stiamo vivendo? Siamo veramente convinti che un’adeguata, coerente e libera discussione e confronto in ogni lato della società non porti ad obiettivi migliori, percorsi fruttuosi per tutti? Si ha così tanta paura di chi non la pensa nello stesso unico modo? Oppure questa nuova società in cui i diritti di tutti sono stati manipolati e convogliati solo in alcune categorie di cittadini, precludendone la fruizione collettiva come un tempo creando una fascia di privilegio, sta sempre di più partorendo idee autoritarie e illiberali come soluzione, magari anche con la complicità di chi dovrebbe garantire l’equità e l’uguaglianza di potenzialità, prospettive e soluzioni?
Questi dubbi dovrebbero scuoterci e farci riflettere, soprattutto le nuove generazioni che si trovano a vivere questo tempo in cui esprimere la propria essenza.
Spero che il futuro sia carico di benessere, libertà e salvaguardia per tutti, poichè libertà non è anarchia, come in passato ho avuto modo di sottolineare. Essere liberi non vuol dire compiere reati, perchè la libertà si fonda su principi, gli stessi della Costituzione, del diritto, della legge, dei diritti universali dell’uomo e nel rispetto di quella umanità che ha una scintilla di divino in sè. Si deve essere liberi nel rispetto di tutti. Magari pensandoci bene é proprio questa mancanza di rispetto di tutti nell’esercizio di libertà che è stata manipolata e non garantita la salvaguardia dei cittadini che ha nutrito con tanto carburante sporco le illiberalità, come soluzione alle difficoltà, che le persone, la comunità di ogni nazione deve affrontare?
Forse.
Mariantonietta Valzano
