Fra i poeti francesi che amo leggere e gustare c’è Jacques Prévert, il.poeta che cantò l’amore. È nato a Neully sur Seine nel 1900 ed è scomparso a Ormoneville nel 1977. Era figlio del letterato Jacques André Marie Prévert. e di Suzanne Catusse. Poeta e sceneggiatore, fu definito il poeta delle parole e il cantore dell’amore. Il padre, in non floride condizioni finanziarie, era impiegato in un ufficio che si occupava di assistenza ai poveri e, seguendolo per tale funzione, visitò i quartieri più poveri di Parigi e assimilò risentimento contro il potere, le ingiustizie sociali e la religione. La sua poetica, semplice, ma potente, si impone per romantica sensibilità. I suoi temi, in un surrealismo naturale, indagano l’infanzia, i poveri,.gli animali, la guerra, la religione e l’amore, che considera unica fonte di vita, anche quando è nutrito di nostalgia per la sua perdita. I suoi versi, sanno trasformare la quotidianità in un canto che per profondità e musicalità incide e rimane. I suoi studi si erano interrotti dopo il raggiungimento del diploma della scuola primaria, ma la sua capacità di apprendere gli permise grandi esiti in poesia e nelle sceneggiature. Le sue poesie ebbero larghissima diffusione, furono recitate e messe in musica. Della sua vasta produzione ricordiamo:
“Paroles” 1946
“La pioggia e il bel tempo” 1959
“Alberi” 1976
Dopo il servizio militare (1920), conobbe l’attore e traduttore Marcel Duhamel e il pittore Yves Tanguy e con loro formò.un trio surrealista che visse per un po’ di di tempo in una dimora collettiva. Svolse attività teatrale col Gruppo d’Ottobre, creò l’inno “Marche out crève”. Scrisse. “La Bataille de Fontenoy” che venne rappresentata a Mosca e per il Teatro Operaio svolse ruolo d’attore. Lavorò poi per scenografie con il celebre regista Marcel Carné e con attori di vaglia , fra cui Jean Gabin: con “Il Porto delle Nebbie” 1939, e Gli amanti perduti” 1944, capolavori che restano nella storia cinematografica internazionale.
Di Prevert ho scelto la celebre poesia “Embrasse-moi!” data alle stampe nel 1963 nella raccolta “Histoires et d’autres histoires”. È un capolavoro di forza lirica in cui il poeta scolpisce due giovani innamorati nel buio che si fa strada in una disastrata zona della Ville Lumière. Miseri, ma grandi per senibilità, i due giovani sanno che non c’è futuro e nemmeno dio è benigno con loro. Il tempo della giovinezza.passa e unica gioia è afferrare quell’abbraccio per continuare a credere nell”amore, unica loro gioia nella vita, in quel grido di ribellione a un mondo crudele: Embrasse -moi!
Embrasse- moi!
Era in un quartiere della Ville Lumière
dove sempre è buio
e non c’è mai aria
e l’inverno e l’estate sono sempre inverno.
Lei era sulle scale
lui vicino a lei e lei a fianco
Era notte
si sentiva odor di zolfo
perché nel pomeriggio
avevano bruciato cimici.
Lei gli diceva
qui viene buio
non c’è aria
l’inverno come l’estate
è sempre inverno.
Il sole del buon Dio
non brilla accanto a noi.
Ha troppo da fare
nei quartieri ricchi.
Stringimi fra le braccia,.
abbracciami,
abbracciami a lungo.
Dopo sarà troppo tardi,
siamo vivi ora.
Qui si muore di tutto:
di caldo di freddo
si gela si soffoca
non c’è aria.
Se tu smettessi di abbracciarmi,
credo che morirei soffocata.
Tu hai quindici anni, io ho quindici anni
in due ne abbiamo trenta.
.A trent’anni non si è più ragazzi,
si ha l’età del.lavoro
e quella di abbracciarsi
più tardi sarà troppo tardi.
La nostra vita è ora.
Embrasse-moi!
Traduzione di Lucio Zaniboni

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