“Riprendiamoci la parola” di Maria Rosaria Teni

All’indomani di due giornate importanti e significative per la nostra Storia, il 25 Aprile e il Primo Maggio, sono tante le considerazioni che si avvicendano e mi portano a riflettere, con un certo smarrimento, sul momento che stiamo vivendo, cittadini di una società piena di contraddizioni, di tante voci vuote che ci allontanano sempre più dalla costruzione di un’identità valida in cui ci si possa riconoscere e costruire dei valori. In questo tempo, in cui tante parole vagano grazie a un clic e il pensiero è spesso ridotto a slogan o contenuti virali, siamo spesso alla ricerca di ritrovare noi stessi, la nostra personalità, che ci caratterizza e ci rende unici, pur nella moltitudine. Per continuare a essere individui consapevoli dovremmo attuare un processo di liberazione da tutto ciò che è oppressione, portare avanti una sorta di ripudio verso forme di autoritarismo e di censura, difendere la propria soggettività, guardando alla riappropriazione della parola e della scrittura che rappresentano, a mio avviso, ancora oggi, gli strumenti più potenti di cui l’essere umano dispone per affermare sé stesso. Che si tratti di un romanzo, un saggio, una poesia, un’opinione, ogni parola, detta o scritta, è un atto di autodeterminazione. È un modo per dire: “Io esisto, io penso, io sento”. E, soprattutto, “Io scelgo di condividere questo con il mondo”. La scrittura assume un valore ancora più cruciale perché diventa una manifestazione profonda di libertà interiore e civile. Si è lottato tanto per arrivare ad essere liberi di esprimersi, di parlare, di manifestare e di condividere visioni e ideali, senza la minaccia di sopraffazione che tanto ha pesato sugli uomini e le donne del passato. Soprattutto la libertà di parola, una conquista che rende l’individuo capace di comunicare e di fare scelte. Poeti e scrittori, in un legame intimo tra vita vissuta e scrittura, hanno dimostrato l’importanza della parola, della manifestazione di un pensiero non costretto ed imbavagliato, e hanno dato vita a opere che sono di una potenza disarmante. Oggi serpeggia, latente ma non tanto, una sorta di controllo che ricorda un periodo buio e fa pensare che si corre il pericolo di ritornare ad essere burattini di una rappresentazione già vista che ha il sapore di una sconfitta. Come siamo arrivati a tutto questo? Ci rimane una libertà che diventa ipotetica quando non si è più in grado di usare la parola, il pensiero autonomo di chi non accetta più soprusi e prevaricazioni. In molte parti del mondo, scrivere può essere un atto pericoloso, punito con la censura, la persecuzione, persino la prigione. In altri contesti, più sottilmente, la libertà della scrittura è minacciata dalla pressione del conformismo, dal timore del giudizio, dal bisogno di piacere o vendere. Cosa significa oggi la parola libertà? Al di là delle frasi famose di chi ha combattuto per conquistarla, la libertà non ha una definizione univoca perché è un concetto astratto; ma solo apparentemente, perché in concreto ha in sé una valenza semantica poliedrica e aperta a infiniti ambiti che coinvolgono tutti gli esseri umani. Libertà di parola, di movimento, di pensiero, di azione, che per essere tale deve rapportarsi con la realtà, come ha scritto lo psichiatra Massimo Fagioli[1] “La libertà è l’obbligo di essere esseri umani” e quindi diventa essenziale portare avanti la libertà in rapporto con la vita reale, nel confronto con ciò che ci circonda. D’altro canto, poiché oggi viviamo in un mondo in cui persistono ancora conflitti e violenze, affidarsi alla parola libera da vincoli ideologici può essere un possibile viatico per tornare ad essere umani, uniti nella speranza di porre fine al nichilismo incombente. Scrivere in libertà è avere il coraggio di andare in profondità, di soffermarsi, di elaborare e là, dove si può ancora scrivere senza paura, si può ancora pensare. Difendere la libertà della scrittura significa, quindi, proteggere uno spazio sacro: quello in cui l’autenticità ha il diritto di emergere, anche quando è scomoda, provocatoria o fuori dagli schemi. Vuol dire ricordare che la scrittura non serve solo a informare, ma anche a interrogare, a smuovere, a immaginare mondi alternativi e rappresenta perciò un bene prezioso.

Libertà

Su quaderni di scolaro
Su i miei banchi e gli alberi
Su la sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome

Su le immagini dorate
Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome

Su la giungla e il deserto
Su i nidi su le ginestre
Su la eco dell’infanzia
Scrivo il tuo nome
Su i miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome

Su tutti i miei lembi d’azzurro
Su lo stagno sole sfatto
E sul lago luna viva
Scrivo il tuo nome

Su le piane e l’orizzonte
Su le ali degli uccelli
E il mulino delle ombre
Scrivo il tuo nome

Su ogni alito di aurora
Su le onde su le barche
Su la montagna demente
Scrivo il tuo nome

Su la schiuma delle nuvole
Su i sudori d’uragano
Su la pioggia spessa e smorta
Scrivo il tuo nome

Su le forme scintillanti
Le campane dei colori
Su la verità fisica
Scrivo il tuo nome

Su i sentieri risvegliati
Su le strade dispiegate
Su le piazze che dilagano
Scrivo il tuo nome

Sopra il lume che s’accende
Sopra il lume che si spegne
Su le mie case raccolte
Scrivo il tuo nome

Sopra il frutto schiuso in due
Dello specchio e della stanza
Sul mio letto guscio vuoto
Scrivo il tuo nome

Sul mio cane ghiotto e tenero
Su le sue orecchie dritte
Su la sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome

Sul decollo della soglia
Su gli oggetti familiari
Su la santa onda del fuoco
Scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita
Su la fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Scrivo il tuo nome

Sopra i vetri di stupore
Su le labbra attente
Tanto più su del silenzio
Scrivo il tuo nome

Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Su le mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome

Su l’assenza che non chiede
Su la nuda solitudine

Su i gradini della morte
Scrivo il tuo nome

Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Su l’immemore speranza
Scrivo il tuo nome
E in virtù d’una Parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti

Libertà.

Paul Éluard 
(Traduzione italiana a cura di Franco Fortini)

[1] M. Fagioli, Religione, Ragione e LIBERTA’, L’Asino d’oro ed., 2014

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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3 risposte a “Riprendiamoci la parola” di Maria Rosaria Teni

  1. Avatar di The Butcher The Butcher scrive:

    E su questo concordo appieno con te. Mi ferisce vedere come persone che elogiano la censura e l’autoritarismo stiano avendo sempre più spazio e come diritti e libertà siano in pericolo. A questo punto quello che possiamo fare è continuare a lottare per tutto ciò è non abbassare la cresta di fronte a quello che sta accadendo.

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