
Versi che toccano corde profondissime e si dipanano tra preziosismi linguistici riecheggiando una nostalgica ricerca che dia un senso al vivere un presente senza memoria, mentre le lancette di un orologio senza tempo battono ore mute. “In quei giorni senza notti” che ormai sono lontani, la verità appare senza veli, confusa tra”la folla di anonimi volti” senza volto. Una grande poesia che accarezza un dolore universale e si aggrappa al filo sottile per legare insieme il buio e la speranza. [Maria Rosaria Teni]
Dimenticai tutto di te.
Memoria non custodisco
di familiarità di lineamenti
per decifrare immagine
allo specchio dell’anima…
Né potrei dire
che fossi almeno
impalpabile ricordo.
Così semplice fu per te
scordarmi.
Come ac-cor-darmi al canto del tuo
cuore ti fu naturale
in quel nostro devotamente
essere estivi e dorati
in quei giorni senza notti…
Folla di anonimi volti
si avvicenda al mio
balbettante guardare…
Ha senso senza vedere?
Ci si può prendere le mani
e tenerle l’una nell’altra…
È vero che ci si riscalda…
ma poi? Il ghiaccio del cuore
sublima…
e poi ritornerebbe a esser
pianto.
Non basta una vita per
cercarti in me, e forse
dovrei tornare al tempo
del libro della Genesi
per trovarti.
Sei come mercurio tra le dita…
Trovare ciò che unisce rugiada e pianto
sarebbe il mio filo d’Arianna.
Tra l’attesa e l’intesa
perduta nell’inganno di un nuovo sole,
il giro inutile delle lancette…
Antonio Teni
