“Maurice Ravel” – “Incontri sul pentagramma” – a cura di MariaRosaria Teni

Il nostro “Incontro sul pentagramma”del mese di febbraio è  dedicato al 150° anniversario della nascita di Maurice Ravel, il massimo esponente della musica francese insieme a Claude Debussy.  Ravel è nato Ciboure, nei Pirenei Francesi nel  1875  ed è morto a Parigi nel 1937. Ha avuto un ruolo molto importante nei primi trent’anni del Novecento, in Francia e oltre i suoi confini, apportando, insieme a Claude Debussy grandi innovazioni in ambito musicale e soprattutto nelle composizioni per pianoforte, caratterizzate da una elegante raffinatezza e da una spiccata perizia compositiva.
La sua ricerca stilistica si evidenzia prevalentemente nell’articolazione di un linguaggio musicale eclettico e originale, derivato sicuramente dal suo approccio innovativo verso una sperimentazione nel mondo dei suoni e per l’adozione del tutto inusuale del contrappunto e delle dissonanze, così che sue composizioni sono pervase da atmosfere raffinate e sonorità timbriche molto intense. Massimo Mila così lo ha definito: “Musicista dotato di un’intelligenza lucida e tagliente come una lama, sensibile al colore ma senza concessioni alla volgarità del verismo folkloristico, sorvegliatissimo e pudico nell’espressione sentimentale”. È nato e vissuto a cavallo di due secoli, mentre si avvertivano già negli ultimi decenni dell’Ottocento i primi segnali di crisi in ambito musicale, dovuti prevalentemente all’impianto del sistema musicale occidentale, contrassegnato da regole e principi armonici complessi, ritenuti troppo vincolanti per una piena espressione artistica. In Francia, nello stesso periodo, anche in campo pittorico si stava affermando l’Impressionismo, una nuova corrente artistica ispirata alle sensazioni estemporanee dell’artista dinanzi alla natura, che veniva ritratta non più con perfetto realismo, ma come visione momentanea di fronte alla luce e al colore sprigionati dal momento in cui avveniva la realizzazione dell’opera. Naturalmente anche in ambito musicale vi furono influenze di stampo impressionistico che portarono alla creazione di opere in cui emergeva la molteplicità e la purezza delle sensazioni al cospetto di vere e proprie immagini e anche di frammenti poetici, tradotti in sonorità sfumate e rarefatte, quasi sospese in un alone di dissolvenza.
Tuttavia, Ravel ben presto cominciò a staccarsi dall’ impressionismo, prendendo consapevolezza di sé e della propria personalità, che non voleva adeguarsi esclusivamente ai canoni impressionistici e alle sue sfumature coloristiche, orientandosi verso uno stile concreto ed essenziale. La sua musica è dominata da una visione più organica del mondo sonoro e soprattutto dalla ricerca del particolare prezioso e raffinato. Nella sua musica si riscopre il valore plastico degli accordi a differenza delle evanescenti gradazioni sonore dell’Impressionismo e prevale già da subito una originalissima sintesi tra splendore esteriore della forma e intima essenzialità.  “Sento che la musica deve toccare le emozioni prima, e l’intelletto poi.”[1], affermava a proposito delle sue composizioni, che hanno visto una fioritura rigogliosa tra il 1905 e il 1908, occupando un posto notevole nel campo musicale francese con le Sonatine, con Ma Mère l’oye, che entra nel mondo fiabesco dell’infanzia e consta di Cinque pezzi infantili per orchestra ispirati ai racconti di Perrault, di Madame d’Aulnoy e Madame Leprince de Beaumonte, con L’Heure espagnole in cui il teatro in musica rendeva evidente il definitivo affermarsi di un gusto antiromantico che rifuggiva da ogni patetismo, da ogni sogno, per affermare la fredda consistenza dell’oggetto sonoro. La Grande Guerra ha rappresentato un momento significativo nella vita e nell’animo di Ravel che, costretto a fare i conti con una realtà così tragica, sentì il dovere di arruolarsi volontario come autista di camion, anche se poi dovette lasciare il fronte dopo avvenimenti avversi. Tuttavia, il segno più incisivo della guerra rimase proprio nella sua musica che riecheggiava di nuove sonorità, come la Suite di brani pianistici Le Tombeau de Couperin, dove ogni brano è dedicato a un compagno morto in guerra. Successivamente alla guerra, nel 1922, iniziarono i nuovi trionfi per Ravel e soprattutto una produzione sonora molto particolare, di grande effetto e di totale estroversione, come i lavori orchestrali del poema coreografico La valse fino al famoso Bolero e i due Concerti per pianoforte e orchestra del 1931. Dei due, il Concerto in Sol recupera, nel primo e nel secondo tempo, le massime finanze di timbrica e di fraseggio della migliore musica di Ravel di vent’anni prima, mentre il Concerto in Re per la sola mano sinistra, dedicato al pianista Paul Wittgenstein privo del braccio destro amputatogli durante la prima guerra mondiale, ha caratteristiche drammatiche di grande energia e soprattutto l’impianto formale complesso e rude, anche per la brevità complessiva della composizione. Tanto ci sarebbe da raccontare sulla sua vita e la sua musica, sulle sue composizioni, alcune delle quali sono note ai più, ma tra tutte, quella che preferisco in assoluto è Pavane pour une infante défunte (Pavana per una principessa defunta), una composizione per pianoforte scritta da Ravel, studente presso il Conservatorio di Parigi, all’età di 24 anni, nel 1899, come omaggio alla Principessa di Polignac. Il titolo si riferisce all’idea di Ravel di descrivere “una pavana che una piccola principessa (una infanta) può aver ballato in tempi passati presso la corte spagnola” e non “la deplorazione funebre di un’infanta appena morta”. [2] È stata orchestrata dallo stesso autore nel 1910. La struttura e l’armonia del brano sono molto semplici, e Ravel lo sottolineò dicendo che è scritta in una “forma molto povera”, “inconcludente e convenzionale”. Lo schema può essere ricondotto ad una forma ABACA dove il B e il C riprendono uno stesso tema leggermente modificato. In questo risiede il suo collegamento con l’arcaica pavana. La tonalità è di Sol maggiore, ma si tratta di una tonalità cosiddetta “sporca”, tipica dell’impressionismo e del primo Novecento.
Maria Rosaria Teni

Vi consiglio l’ascolto al seguente link:

[1] Il libro della musica classica, AA.VV., traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2019, p. 266.

[2] Attilio Piovano, Invito all’ascolto di Ravel, Milano, Mursia, 1995

GRANDE STORIA DELLA MUSICA, E.Rescigno, Fabbri ed.,Milano, 1978

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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