
“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano
Il 17 dicembre alle 2:59 Ottavia Piana è stata tratta in salvo dalla Grotta di Bueno Fonteno dopo quattro giorni. Praticando attività di speleologia dal 2010, quindi con circa 13 anni di esperienza in questo campo, ha partecipato a numerose esplorazioni per studiare e mappare le cavità sotterranee. Attualmente lavora col gruppo CAI DI Lovere in provincia di Bergamo e proprio nell’ambito dell’ultima esplorazione è stata vittima di una rovinosa caduta di 5 metri ad una profondità di oltre 400 metri. Si può dire che sia stata rapita dall’inferno della terra per quattro giorni. Nella caduta ha riportato diverse fratture in tutto il corpo, tanto gravi da rendere difficile ancor più il trasporto in superficie da parte dei soccorritori, che per ogni ora di cammino si son dovuti fermare altre 2. Per riportarla alla luce si sono adoperate 150 persone, angeli che effettuano salvataggi per mestiere, ma che trovano il loro fine impagabile nella loro stessa mission. Ci sono state polemiche sul costo di tale salvataggio, ma io voglio pensare che la vita umana abbia un costo incommensurabile, per cui già salvarla di per sé è un guadagno. Poi, mio personale punto di vista, ci sono tanti inutili sprechi di danaro con cui vengono ricompensati diversi manager, super strapagati, di cui ci si dovrebbe indignare veramente, poiché il più delle volte, non solo non salvano vite umane, ma ne condannano molte alla disperazione a fronte di guadagni tanto esosi quanto elitari.
Nel salvataggio di Ottavia Piana c’era tutta la forza e la determinazione dell’Umanità che non si arrende di fronte all’impossibile. L’Umanità che sfida con coraggio il buio dell’Inferno e le rocce acuminate del Purgatorio per poi tornare alla luce.
Uomini che hanno scelto di non gettare acido caustico sul viso delle donne, di non infliggere fendenti vergognosi al loro corpo né alla loro dignità. Uomini che hanno scelto di caricarsi sulle spalle il corpo maciullato di una donna con la delicatezza di un abbraccio per ore e ore sottoterra fino a quando, esausti, non l’hanno consegnata ai medici.
Uomini degni di rispetto perché non hanno abusato di un essere inerme, dimostrando che il loro significato è ben oltre la potenza dominatrice: è costruzione di vita.
Ottavia è stata coraggiosa a resistere, sperare e andare oltre il buio in cui è rimasta intrappolata. È il simbolo di una sorta di resurrezione che fiorisce dallo sforzo collettivo verso un nuovo inizio, lo stesso di Gisèle.
La storia di Gisèle Pelicot, una guerriera che è sopravvissuta a 50 stupri accertati e chissà quanti ancora che non si son scoperti, è il segno di come l’aberrazione stia viaggiando su canali difficili da scoprire per quanto sono estesi, sottotraccia e soprattutto quasi endemici. Non voglio considerare la Pelicot una vittima, perché ha una dignità che va oltre il dolore infinito che ha dovuto sopportare; è una donna che ha lottato per smascherare una ignominia vergognosa di cui molti omuncoli sono affetti. La loro incapacità di costruirsi una personalità che non sia a scapito delle donne. Gisèle è stata drogata dal marito e poi abusata per anni da uomini che “godevano nel sapere di potere fare qualsiasi cosa a una donna che era in loro potere” (come hanno dichiarato gli imputati). Combattere tali abusi è un argomento che dovrebbe essere appannaggio prima di tutto degli uomini che non si riconoscono in una siffatta specie umana, se di umanità si può parlare per i disumanizzati stupratori.
Ci sono tantissimi uomini che ogni giorno portano rispetto agli altri e a sé stessi, uomini che scrivono pagine di storia salvando vite umane e seminando gocce di bontà come chi ha contribuito a fare giustizia, perseguendo la verità nel caso di Gisèle che, a quanto pare, non è unico.
Infine negli ultimi giorni la giornalista Cecilia Sala, che lavora per il giornale “Il Foglio”, è stata liberata dal carcere di Evin a Teheran. Molti sono stati i suoi viaggi in Iran, oltre a visitare per i suoi reportage altre nazioni, per la sua attività di giornalista, non solo ampliando così il suo bagaglio di esperienze e conoscenze, ma soprattutto testimoniando lo stato di fatto sui diritti delle donne e degli uomini nei luoghi in cui è andata. In Iran è stata incarcerata il 19 dicembre, il giorno prima di tornare in Italia come da programma stabilito. Le accuse erano tanto vaghe quanto sospette, vista la concomitanza dell’arresto in Italia dell’iraniano Abedini, ricercato dalle autorità USA per terrorismo. Una partita a scacchi, giocata sulla pelle della giornalista italiana, detenuta in condizioni di tortura bianca. Per inciso la tortura bianca consiste nel rinchiudere una persona in un ambiente bianco con finestre piccole luce a neon sempre accesa e al freddo. Un ambiente privo di ombre e di tempo che mina l’orientamento spazio – temporale creando seri danni psicologici e con il prolungarsi anche fisici.
L’immagine più bella di questo nuovo anno è l’abbraccio di Cecilia con il suo fidanzato e, siccome questo mio primo articolo del nuovo anno vuol essere un augurio di coraggio, forza e speranza, voglio concludere con questa bella risposta di amore a tutto l’odio che purtroppo è ancora seminato su questo mondo che ancora resiste… per fortuna.
Buon anno a tutti voi
Con gratitudine
Mariantonietta Valzano
