IN PROSA E IN POESIA: “L’Io e la Storia” – di Lucio Zaniboni

in-prosa-e-in-poesiaPer la nostra rubrica “In Prosa e in Poesia” proponiamo oggi un interessante excursus letterario che Lucio Zaniboni, critico letterario, nonché poeta e letterarto, ha elaborato attraverso una serie di incontri svoltisi al Palazzo delle Stelline di Milano (Fondazione Regione Lombardia e Comune di Milano 1986) sul tema: “Dall”Io alla storia”.  Diamo inzio alla prima parte: « La poesia è una forma artistica (letteraria) che rivela anima e stile del poeta, il suo mondo culturale e la sua capacità di abbracciare, su schema metrico e stilistico, con musicalità, realtà e sogno, conscio e inconscio, umano e divino… ed è propensione a porre nella forza emotiva del linguaggio una leva, un ponte al lettore (fruitore) così che questi riceva messaggi, con trasmissione di valori culturali, sociali, linguistici, etici… É un’invenzione progettuale affidata alla tecnica. I due elementi sono inscindibili. La sola tecnica dà il verso, non la poesia. Fatta questa premessa, indispensabile per poter procedere nel nostro discorso addiveniamo al materiale della poesia. Abbiamo parlato di realtà e sogno, di conscio e inconscio, di bagaglio di esperienze e cultura del poeta.
La materia poetica è quel grande magma di idee e sentimenti, di accadimenti positivi e negativi che il poeta, nella sua esistenza, ha provato e che sfociano sulle pagine del suo Iavoro lirico, quasi come polla sorgiva e che attraverso un Iungo periodo di revisione della forma (che ha le sue radici nei canoni della Lingua e dello stile dell’autore) divengono poesia.
Allora è facile comprendere come innumerevoli siano gli itinerari poetici (o tematiche se cosi le vogliamo chiamare), anche se bisogna subito dire che non è mai possibile incasellare gli indirizzi artistici come se si trattasse di prodotti di un supermercato.
Cominciamo subito a nominarne alcuni: I’inteIIetto del vissuto (diaristica, memoriale) a riferire le vicende umane, autobiografiche, i percorsi interiori con contenuti religiosi o spiritualistici, in una spinta di fede, in un afflato mistico, il simbolismo, oltrepassando introspezione e assumendo valori di astrazioni filosofiche, I’onirico, cioè I’abbandono all’ sogno, alla visione che allontana e libera dal peso della realtà, sfuggendone gli spigoli del quotidiano, gli affetti e le ferite, altri elementi poetici ritrovabili nella maggior parte degli autori. Ancora possiamo annoverare “la pratica della scrittura” ovvero lo sperimentalismo che, se non diviene sterile funambolismo, mira aII’invenzione libera dalle regole.
Si potrebbero citare numerosi altri itinerari; ci limiteremo alla poesia satirica che tanto ha favorito la nascita di una coscienza politica neII’affermazione del diritto e della libertà.
Dicevamo che quando un autore assume, nel suo discorso poetico, un itinerario, non diviene quasi mai monotematico. Gli itinerari poetici, quindi, si intersecano e si diramano come le radici di una pianta a suggere linfa ispiratrice.
Ora, e veniamo aII’assunto del nostro tema, I’Io in poesia ha sempre ricevuto grande attenzione. Le esperienze, le gioie, i dolori, i sogni fanno parte inscindibile del magma poetico. In ogni epoca la poesia riflette la vita, il pensiero, i sogni degli autori in pagine che sono divenute patrimonio comune e da cui ognuno di noi ha avuto modo, sia pure in grado diverso, a seconda delle esperienze, di trarre emozioni.
Per la poesia deIl’Io da cui ci siamo proposti di partire pensiamo non ci sia alcuno che non conosca la solitudine del Leopardi, il suo concetto del dolore, il divario tra sogno e realtà. II sabato del villaggio, A Silvia, La quiete dopo la tempesta, Il canto notturno di un pastore errante nell’Asia o L’infinito sono, senza dubbio, noti a tutti.
Va rilevato subito che già I’Io si dilata all’umanità e il dolore del singolo è parte del dolore universale. Parimenti siamo certi sia facile la citazione della composizione Funere mersit acerbo del Carducci (il titolo é la seconda parte di un verso virgiliano) ispirata dalla morte del figlio Dante, scomparso a tre anni (1870) e forse ancor piú facile quella di Pianto antico, sempre composta dal Carducci per la morte del figlioletto. Altrettanto facile far notare la forza deIl’io in poesia parlando del Pascoli che dalla scomparsa del padre (Ruggero), amministratore della tenuta La Torre dei principi Torlonia trasse motivo e dolore in poesie che hanno dato emozioni a intere generazioni (Mirycae, Canti di Castelvecchio). Crediamo altresì superfluo citare La cavalla storna.
Ingiusto il giudizio di Benedetto Croce della sua poetica che piú recentemente ha trovato approfondimento da parte di numerosi critici (Contini, Pasolini. Squarotti) relativamente al linguaggio per lo sperimentalismo e il simbolismo e per l’apporto alle forme poetiche novecentesche. Nel Pascoli il dolore, la sofferenza personale sono visti in senso cosmico. Gli esempi che si potrebbero portare nella storia della letteratura italiana sarebbero illimitati: anche nella poesia degli ltinerari Poetici, a nostra cura, l’lo ha ancora gran parte, ma in alcuni si rivelano quelle tendenze che dalle origini della letteratura ci sono sempre state e che, a mano a mano, si sono fatte più marcate fino a divenire un fiume che sia avvia al mare e cioè di considerare come protagonista della poesia la grande storia di cui fanno parte tutte le nostre microstorie. Già possiamo tranquillamente affermare che in Omero storia, mito e leggenda si intersecano magnificamente nell’Iliade con carrellate su avvenimenti del periodo, sia pure ammantati da dilatazioni eroiche o etiche. Ancora ritroviamo la storia in Virgilio, neII’Eneide, con la celebrazione di Ottaviano (Augusto) e del popolo romano, con velata espressione di fatti succeduti alla morte di Cesare. Dice Giambattista Vico che la storia è una serie di corsi e ricorsi. Il concetto vichiano può essere tranquillamente trasferito alla poesia. Facendo un grande salto in avanti arriviamo alla letteratura italiana. Possiamo riscontrare la storia in Dante che assomma, nella sua opera, tutto il mondo culturale del Trecento. La sua passione politica, al vaglio del suo alto senso critico, stempera gli avvenimenti di Firenze, la rivalità e le lotte tra guelfi e ghibellini (bianchi e neri), la battaglia di Montaperti (1260 – presso il fiume Arbia) “che fece I’Arbia colorata in rosso”.
Ci sarebbe altroda citare.
Nel quattrocento col Morgante del Pulci in cui la materia del Ciclo Carolingio è rivissuta con comicità di sapore plebeo; poi con I’Orlando Innamorato del Boiardo che diede inizio alla nuova poesia epico-cavalleresca italiana.
Un salto di un secolo ed eccoci all’Orlando Furioso in ottave di Ludovico Ariosto che continua, in 40 canti, la materia e la narrazione del Orlando Innamorato del Boiardo.
Inoltre la Gerusalemme Liberata del Tasso ci riporta alla storia col tema delle crociate.
Parimenti l’lo, la condizione esistenziale, il senso dei perché della vita, la possibilità di conoscenza, con i problemi sociali, filosofici ed etici, l’introspezione e la ricerca di Dio hanno tenuto banco. Basterà citare il travaglio spirituale di Dante, la sua “memoria” di Firenze nella condizione di esule che viene a conoscere “lo pane altrui” e “quanto è duro calle lo scendere e salir per l’altrui scale” nella Divina Commedia e nel tracciato stilnovistico della Vita Nuova, in cui parlare di sé altro non era stato che dare fondo alle ragioni esclusivameme liriche della poesia giovanile.Ancora l’lo in primo piano nel Canzoniere del Petrarca e il discorso potrebbe continuare, ma ci allontanerebbe dal tema.»
Lucio Zaniboni

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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