
“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano
In questi ultimi giorni si sono consumati degli episodi emblematici in questi tempi del terzo millennio, che ha tradito tutte le sue aspettative.
Nel primo, una donna, dopo aver subito uno scippo svoltosi come se fosse quasi la normalità, insegue e investe il reo con una ripetuta manovra per essere sicura, si presume, di poter riprendere la sua borsa. L’uomo che ha commesso il reato era senza fissa dimora, S. M. di 47 anni, la donna C. D. P., una imprenditrice di 65 anni, il luogo dell’accaduto Viareggio, città di provincia, una volta tranquilla oggi non proprio. A poche ore di distanza, a Milano, un giovane di 20 anni, alle 7,45, dopo essere sceso dal treno proveniente da Bari per partecipare a test universitari al Politecnico, alla stazione Centrale, nel mezzanino per andare alla metropolitana, viene aggredito a calci e pugni da tre cittadini marocchini per rubargli lo zaino, la collanina e quant’altro. Per fortuna il ragazzo era al telefono col papà che, ascoltando cosa stava succedendo, ha allertato le Forze dell’Ordine. Gli agenti sono arrivati e hanno individuato i tre responsabili arrestandoli. Questi malviventi erano stati fermati più volte per vari tipi di reati. La buona notizia è che il ragazzo è riuscito a sostenere i test al Politecnico. L’ultimo in ordine cronologico si verifica a Mestre, dove un ragazzo G.B. per salvare una donna da una aggressione a scopo di rapine è stato accoltellato e ucciso dal rapinatore, arrestato poco dopo dalle forze dell’ordine, mentre stava perpetrando un’altra aggressione. La mia riflessione non è ovviamente quella facile del “dai contro all’immigrato”, ma dell’incontrovertibile dato di fatto che in qualunque parte di questo Bel Paese non vi è più la tranquillità per vivere. È impressionante il crescente numero di persone che non hanno un’occupazione, un modo per sostenersi e che vanno ad infoltire le fila della criminalità, organizzata o meno, sapendo che comunque non vi è una certezza della pena, nel senso che non è “certo” cosa corrisponde alla commissione di determinato reato pertanto…il reato si commette.
E chi subisce cosa fa? Reagisce? Resiste in attesa di essere salvato dalla polizia? Oppure muore.
Vi è ormai un’esasperazione della gente comune che non si sente al sicuro da nessuna parte, con una percezione del pericolo che comunque impedisce sia il senso dell’accoglienza che di integrazione.
Quale risposta si può dare alla domanda “cosa è passato per la testa della donna che ha investito 4 volte l’uomo che l’ha scippata?”. Non si può giustificare in alcun modo una uccisione del genere, ma affinché non si trasformi in una soluzione alla propria sicurezza, bisogna assolutamente analizzarne le motivazioni e le cause in modo da evitare che non si verifichino più. Questa situazione di un esasperante Far West si può collegare a quella del giovane che a Milano ha resistito il più possibile a tre energumeni che lo malmenavano spietatamente per togliergli il futuro. Non era al sicuro in pieno giorno. Infine il ragazzo di Mestre che per difendere una donna ha perso la vita in una situazione che non doveva verificarsi in un clima più consono alla sana convivenza civile. La donna sopravvissuta ha recentemente dichiarato di sentirsi in colpa per aver gridato, poiché se non lo avesse fatto G. sarebbe ancora vivo. Ma non è certamente lei a doversi caricare questo senso di colpa…
Quindi anche in piccole cittadine, con un grado di criminalità che dovrebbe essere minore rispetto le grandi città, di cui un recente rapporto dichiara che sono Milano e Roma proprio le città più insicure (di cui parlerò più avanti), si verificano episodi che contribuiscono ad accrescere questo clima da …Far West.
Potrei aggiungere anche tutta una sequela di donne che nonostante avessero denunciato il proprio aguzzino, sono state vittime di femminicidio, rapine in casa, anziani aggrediti o raggirati, truffe di vario tipo e addirittura violenze da parte di baby gang, dove i minori sono aguzzini come i maggiori se non peggio.
Il Far West.
Eppure le regole, le leggi ci sono, ma mi chiedo se forse sono ostaggio della depenalizzazione e di una mancanza di effettivi contingenti di forze dell’ordine che possano garantire a tutti una convivenza civile?
Non si può giustificare l’omicidio, anche se di un ladro, ma si può comprendere che…non se ne può più. La gente poi ridotta a questo stato di esasperazione è facile preda di populismi e correnti autoritarie. Con la promessa di benessere e sicurezza, a danno di libertà e integrazione, che anzi viene avversata dato che chi delinque, la maggior parte delle volte è straniera. La dilagante piaga del disagio sociale e della povertà che comunque c’è ed è in aumento, infatti ci sono più poveri dovuti anche all’aumento del “lavoro povero”, è una minaccia al vivere democratico, con i sani valori di una democrazia funzionante che non è anarchia, tanto meno Far West. Un adeguato contingente effettivo di forze dell’ordine, come tutte le forze di polizia, carabinieri e finanzieri, senza scadere in un clima di emergenza dittatoriale, che comunque la Storia ha insegnato non essere una soluzione, potrebbe essere una parte per risolvere il problema dell’insicurezza prima che diventi una bomba che sconvolga in modo irreversibile il tessuto sociale del nostro Paese. Più controllo e presenza sul territorio aiuta a scoraggiare malviventi.
Ma ovvio che non è sufficiente, si devono sradicare le motivazioni del “delinquere “, altrimenti non se ne esce fuori. Tale motivazione che farà storcere il naso a molti è la povertà e l’iniquità di uno stato sociale squilibrato, dove ogni giorno aumentano le mancanze di tutele in nome di una austerità o di una visione neo liberista della economia, che ha portato allo smantellamento delle tutte quelle tutele che faticosamente sono state raggiunte negli anni 60/70 del secolo scorso da una intensa ed efficace attività sindacale in sinergia con una politica con obiettivi a lunga scadenza. Poi è arrivato il sogno europeo e la globalizzazione che si sono infranti sulle nuvole pieni di interessi alternativi a quelli a cui i padri fondatori e ideatori si erano ispirati. A tutto questo si sono aggiunte crisi ripetute di un mercato finanziario che ha come obiettivo un autoalimentarsi, impoverendo zone o addirittura interi continenti, che poi riversano barconi di disperati in altre zone del globo terrestre, per trovare il loro angolo di vita dignitosa, con gli effetti che si vedono tutti i giorni: immigrazione clandestina e lavoro povero se non addirittura schiavitù.
Forse bisogna cambiare rotta sullo studio di questi fenomeni sociali pericolosi per il nostro Paese oltre che per le persone che vi abitano, magari garantendo un modo sano, una corretta e costituzionale attività di tutela della vita dei cittadini con il contributo di una “educazione sociale” che parta dalle famiglie e finisce in ogni dove financo nelle aule del Parlamento, dove si dovrebbe pensare a come far star bene le persone che vivono nel nostro Paese. Bisogna attuare, dopo averla pensata e ragionata, una nuova “politica di convivenza” che abbia come obiettivo il riprendere gli spazi lasciati alla criminalità da parte dello Stato e soprattutto sconfiggere la povertà.
Bisogna resistere alla tentazione del giustizialismo e della resa allo stato di fatto. Il 16 settembre su Il sole 24 ore è apparso un rapporto sulla criminalità relativo a tutte le città italiane: le denunce dei reati sono aumentate ed arrivate oltre i livelli del 2019, con Milano e Roma in testa alla classifica delle città più insicure. Roma ha un aumento del 16,7%. E non dimentichiamo che ci sono luoghi dove non si può denunciare, come spesso ha detto Gratteri, perché si è sotto ricatto.
Non credo che questi dati di fatto possano aiutare i cittadini a vivere in modo sereno, tanto più che sentirsi in pericolo può esasperare gli animi fino a commettere atti, che in linea di principio, non ci appartengono.
E questo è molto preoccupante.
Mariantonietta Valzano
