
Sono tanti i motivi per cui è doveroso ricordare il valore di una ricorrenza come il “25 Aprile”. Intanto perché nello stesso significato di libertà si innesta la naturale ispirazione di ogni uomo, ma soprattutto perché questa libertà conquistata veniva dopo un periodo di oppressione e di iniquità inenarrabili. Sottolineo inoltre, quanto sia fondamentale che soprattutto i giovani, che rappresentano gli uomini di domani, siano consapevoli di quello che è stato fatto da tanti loro coetanei negli anni in cui gli ideali erano così forti da superare anche la paura. Leggendo le “Lettere dei condannati a morte della Resistenza”, molte delle quali scritte da ragazzi ventenni, si percepisce lo smarrimento e l’angoscia, il disgusto per le efferatezze di cui si sono macchiati i carcerieri, ma si coglie anche la fierezza e il coraggio, la fede in una patria che potesse rinascere ed essere finalmente affrancata da un regime che si è imposto con la violenza e col sangue. La morte si sublima per una patria libera, una patria di tutti perché dove c’è un ideale che batte più forte e attutisce anche la paura, bisogna inchinarsi. Donne e uomini di coraggio giacciono tra le campagne, seppelliti in fosse comuni, dilaniati, torturati fieri di essere morti per liberare tutti gli italiani, ormai schiacciati da privazioni e da una guerra sfibrante e lunga. Chi ricorda oggi le tante donne di valore, temerarie e appassionate, figlie, mogli e madri che sono arrivate anche ad impugnare le armi per la lotta nel nome della Libertà? Storie terribili di sevizie, umiliazioni e minacce subite da donne e uomini che meritano tutto il nostro rispetto e il nostro accorato ricordo. La strage di Marzabotto, con almeno 770 vittime, così come gli eccidi di Sant’Anna di Stazzema, di Lippa di Elsane, del Padule di Fucecchio, solo per citare quelli con più vittime a seguito di rastrellamenti. Il 24 marzo 1944 a Roma l’attentato di via Rasella contro un reparto tedesco da parte dei GAP, avvenuto il giorno prima, che provocò l’immediata e spietata rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Una vera e propria mattanza si è consumata nei 20 mesi che vanno dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945. Si stima che il 75 per cento dei combattenti per la libertà dell’Italia dal nazifascismo era costituito da ragazzi nati dal 1922 al 1925. Furono 22mila i giovanissimi tra i 17 e i 19 anni che in modi e tempi diversi aderirono alla Resistenza per un «atto libero della volontà». Uomini e donne, civili e militari, diversi tra loro per estrazione sociale, colore politico ed età. All’indomani dell’armistizio avevano abbracciato la Resistenza oltre 22mila giovanissimi tra i diciassette e i diciannove anni. Erano circa 24mila i giovani tra i venti e i ventitré anni, mentre circa 14mila tra i ventiquattro e i trent’anni. Scrive Aldo Cazzullo[1]: “È importante raccontare la Resistenza come fu davvero: storia di popolo non di partito; non “una cosa di sinistra”, ma la rinascita della patria”. Mi sento di condividere questa chiave di lettura offerta dal giornalista e sono sempre più consapevole che la memoria non debba perdersi dietro dibattitti e dispute da salotto, ma alimentarsi dalla lettura di testimonianze obiettive e realistiche che riguardano il vissuto di quei giorni della Resistenza, per non affondare nel mare dell’indifferenza e del qualunquismo. Oggi non si deve esultare perché il 25 Aprile è un giorno segnato in rosso sul calendario, e quindi di vacanza, ma si deve fare in modo di commemorare una data che è stata scritta col sangue di donne e uomini che hanno combattuto per liberare l’Italia dal nazifascismo e consegnarla a noi, ripulita da ogni dittatura. Quindi se noi, in questi giorni, possiamo essere liberi di scrivere, di avere opinioni, di manifestare e anche di dissentire, lo dobbiamo a quei valorosi che la storia ci trasmette e verso cui dobbiamo rispetto e gratitudine. Onoreremo i nostri morti, continuando a studiare, informarci, conoscere per arginare ricorrenti e incombenti derive antidemocratiche e repressive.
Maria Rosaria Teni
[1] A. Cazzullo, Viva l’Italia! Risorgimento e Resistenza: perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione, Mondadori, 2010
