Il punto di vista – “La memoria delle foibe”– di Mariantonietta Valzano

lente ingrandimento

“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano

Sabato 10 febbraio è stata la giornata di memoria delle foibe, un’altra pagina storica di cui bisogna tenere a mente l’immane dolore causato. Un’altra somministrazione di malvagità ai danni di un’etnia, in questo caso particolare gli italiani. Questa tragedia umana per molti anni è rimasta sepolta sotto la polvere di un patto mai compreso e mai stipulato tra il non ricordo e la mancata presa di coscienza, come lo furono altre stragi quali Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto. Per comprendere bisogna fare dei passi indietro, a quando la Dalmazia e l’Istria erano popolate dalla gente italiana. Negli anni in cui si combatteva per unificare l’Italia come nazione, il movimento Irredentista aveva posto un accento particolare sulla liberazione di questi territori dalla dominazione straniera (per lo più austriaca). A partire dal 1866 questo movimento politico-culturale nazionalistico si adoperò per riunire proprio quelle zone in cui vi erano stanziate, da molti anni, popolazioni di “razza italofona”. Questo progetto si concluse alla fine della prima guerra mondiale, con un nuovo assetto politico in Europa: tutta la parte, che oggi è croata, in cui vi sono Pola – Fiume e la baia del Quarnaro, facenti parte del Friuli Venezia Giulia. Questi territori rispondevano in tutto e per tutto al Governo italiano dell’epoca, fino alla fine della seconda guerra mondiale, dopo il trattato di Yalta e la costituzione della Jugoslavia sotto il regime titino. In quest’ottica, con il conseguente avvento del ventennio fascista, anche le regioni istriano-dalmate vennero governate con le stesse leggi e procedure nel resto del Paese. Ora, qui da vari anni si consuma una diatriba politico-culturale che attribuisce la responsabilità dell’odio razziale, perché di tale cosa si tratta, subìto dalla popolazione italiana sotto il regime di Tito alla diretta conseguenza delle azioni squadriste, che i fascisti hanno perpetrato, come in tutto il territorio italiano anche in Dalmazia e Istria, definiti da alcuni come crimini di guerra (a ragione per altro). Tuttavia resta in piedi anche un’altra tesi. Le popolazioni autoctone italiane che vi erano stanziate erano inserite in un misto di genti, croati, serbi, bosniaci che da secoli convivevano in modo misto. Tant’è che i Balcani sono sempre stati un melting-pot e a tutt’oggi ci sono tensioni tra le varie etnie. Quindi nell’ottica titina forse ha più senso l’epurazione etnica italiana, che poi di fatto è avvenuta, come sorta di bonifica del territorio. Lo storico Raoul Pupo ha fatto diversi studi in merito ed ha calcolato che l’emigrazione giuliano-dalmata post secondo conflitto mondiale fu di circa 300.000 persone a fronte di 400.000 autoctoni italiani e 45.000 tra sloveni e croati che si aggiunsero all’esodo poiché in fuga dal regime di Tito. In tale situazione si sono consumate vere e proprie deportazioni in campi di concentramento della popolazione italiana, proprio nell’ottica di una “pulizia etnica”. Le foibe sono state una “aggiunta” all’orrore dei campi di sterminio dove sono morte circa 10.000 persone, ma questo dato resta approssimativo, non si hanno tutte le ubicazione delle foibe, né si può risalire a dati più precisi a causa della genesi storica di questo sterminio. Le foibe sono delle fenditure carsiche, pozzi senza fondo dove i condannati venivano gettati (vivi o morti) il più delle volte legati in coppia, con una tale ferocia e disprezzo verso l’umanità che nulla ha da invidiare ai crimini nazisti, se non per un mero calcolo statistico. Non si possono giustificare azioni simili in nessun modo, tanto quanto non se ne possono giustificare altre (pensiamo ai desaparesidos argentini, ai gulag sovietici o agli uccisi e torturati sotto Pinochet). Resta la memoria tramandata da chi ha vissuto quegli anni, il ricordo delle persone che hanno aiutato a ricostruire la vicenda storica, che non è stata forse ancora né digerita e né pacificata. Ricordi fatti di puro dolore che vengono innestati nella memoria come monito, un altro, che dovrebbe metterci in guardia dalle spire dell’odio e dei confini. Nelle foibe e nei campi di sterminio sono morte persone che erano nate a Pola, Fiume o sulle rive del Quarnaro, persone che consideravano quella terra la loro terra. E come tutte le grandi tragedie del ‘900 ancora ci sono discussioni o calcoli statistici, mentre si dovrebbe dare importanza alle “persone” la cui vita non ha monetizzazione e neanche quantificazione, poiché la vita è incommensurabile. In questo triste periodo dove viviamo stragi da TUTTE LE PARTI non siamo ancora in grado di rispettare e convivere o gli altri…tra di noi…
Perché? Non lo so.
Mariantonietta Valzano

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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