Il punto di vista – “I lanzichenecchi di Elkan”– di Mariantonietta Valzano

lente ingrandimento

“Il punto di vista” di Mariantonietta Valzano

Il 6 maggio del 1527 è una data triste per i romani, è il giorno del Sacco di Roma. Carlo V d’Asburgo, in conflitto con Clemente VII, scatena le sue truppe contro la popolazione inerme. A onor del vero il Papa aveva lasciato Roma senza difesa per questione di soldi e di stoltezza; infatti si era rifiutato di pagare le guarnigioni preposte alla difesa della città, depauperando proprio la salvaguardia della popolazione, convinto come era che con Carlo V avrebbe stipulato un accordo.  Ma non si tratta con un Imperatore che scende in Italia equipaggiato di uomini e mezzi, conquistando territori su territori, facendo razzie nelle città e annientando gli abitanti. E di questo dato di fatto Carlo V ne aveva dato ampiamente prova prima di arrivare a Roma.

Quindi arriva nella città eterna con quasi 20.000 uomini, di cui solo una parte di circa 6000 spagnoli, mentre il resto mercenari tedeschi di fanteria, crudeli e violenti. Questi soldati, senza alcuna umanità, con il culto della distruzione, razzia, stupro e massacro di civili, dettero il “meglio” di sé, scannando a destra e a manca i cittadini romani, derubando e devastando le case come le chiese. Erano i Lanzichenecchi, che negli anni e nei secoli successivi per gli abitanti di Roma divennero simbolo e sinonimo di quelle nefandezze che ho appena accennato, (perché descriverlo sarebbe troppo doloroso e ci vorrebbe stomaco). Oggi magari i giovani, e anche parte degli adulti, non sanno più chi siano, come non conoscono che quel camminatoio detto il Passetto, che unisce Castel Sant’Angelo con San Pietro, è stato la via di salvezza per Clemente VII, il quale si barricò nella fortezza ricavata dal Mausoleo di Adriano per poi, dopo la carneficina, pagare un patrimonio per essere liberato. Si consideri che con la metà dell’ammontare pagato avrebbe potuto remunerare le guarnigioni della città, mantenerla al sicuro, salvare la popolazione, che comunque avrebbe sempre garantito le tasse pagate e quindi ripagare per la propria salvezza il pontefice. Ma si sa come sono i governanti, che fanno i conti della serva per aumentare le proprie sostanze! Forse sono troppo dura, ma l’evidenza è sempre la stessa: il sacrificabile per la saccoccia (temine romano per indicare la tasca degli indumenti ove si riponevano i soldi).

Bene, a quanto pare il raffinato Alain Elkann ha avuto la possibilità in questo secondo millennio di incontrare uno sparuto gruppo, discendente direttamente da quella stirpe tedesca di soldati per pecunia chiamati Lanzichenecchi, in un suo recente viaggio verso Foggia.

Ora non sto qui a fare il riassunto della sua esperienza, dato che egli stesso ne ha con dovizia di particolari fatto un puntuale articolo, descrivendo come fosse stato infastidito, nella sua attività intellettuale con la sua preziosa stilografica, di cui non rammento il nome (che ovviamente non si può paragonare alla mia Pelikan di plastica con la quale sto scrivendo questi miei pensieri). Il povero, si fa per dire, gentiluomo era impegnato a leggere una critica su la Recherche di Proust, (mentre io sto leggendo un saggio di Stefania Limiti sull’attentato a Mariano Rumor), quando si è imbattuto in un gruppo di bruti che hanno profuso le loro qualità poco consone ad una prima classe. Ma io ho delle riflessioni che mi permetto di condividere con voi pazienti lettori.

Mi voglio soffermare sul segno dei tempi che questo viaggio porta in dote. I tempi sono cambiati nel merito e nel significato, abbattendo parti di barriere castali che fino al secolo scorso erano consolidate, come l’esclusività della prima classe accessibile a tutti, usufruendo di sconti e offerte. Per cui il melting pot è molto comune sia sui treni che su altri mezzi di trasporto. Poi i tatuaggi, che disegnano figure e parole di vario tipo sui corpi delle persone, che hanno bisogno di segni per validare la propria identità, nei ricordi e nei significati cruciali della propria esistenza. Infine, la imperante mancanza di educazione e gentilezza che, non solo è una caratteristica di molti appartenenti alla nuova generazione, ma ha fatto danni anche nelle vecchie, visto che pure Alain Elkann tanto simbolo di signorilità, quando ha lasciato il suo posto nel treno, non ha volutamente salutato… Che caduta di stile!

Aggiungo che la mancanza di educazione io la ritrovo in tutte le classi sociali. Ho visto persone che usualmente poggiano i piedi sui sedili dei treni come sulle poltrone del cinema, per inciso non sono sempre di basso ceto e spesso sono esponenti famosi, nel web e fuori.

Ma la società siffatta l’abbiamo costruita noi, ogni giorno da trent’anni a questa parte con un’azione capillare di arrivismo, carrierismo, competizione e corsa alle furberie. Quindi con buona pace di tutti, ci vorranno altri trent’anni per far tornare in auge l’empatia, la gentilezza, il rispetto, la tolleranza e la solidarietà che spesso vengono denigrate con tanta alacrità, con motivi che io ancora non comprendo.

Comunque, concludo dicendo che questa avventura è stata utile per portare alla luce la sempre esistente, e in buona salute, frattura tra i ceti abbienti e i popolani, sempre che quei ragazzi provenissero da tali situazioni. Rimango delusa per la mancanza di dialogo che ci poteva essere tra gli attori di questa vicenda, forse sarebbe potuta essere un’occasione di integrazione e di conoscenza senza pregiudizi, ma comprendo che ci deve essere una volontà e un rispetto che probabilmente era latitante da tutte le parti.

E meno male che di Lanzichenecchi quei ragazzi avevano solo l’appellativo, altrimenti il caro Elkann chissà che fine faceva con la sua stilografica di lusso!

Mariantonietta Valzano

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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