Nella linea editoriale della nostra rivista è sempre presente l’impegno di approfondire e portare alla luce riflessioni e considerazioni su pagine di storia che hanno contrassegnato i vari periodi nel corso del tempo. Scrivere e discutere rappresenta dunque un modo di dimostrare la propria presenza e di avere la libertà di esprimersi e di condividere, come avviene nel caso dei vari scritti in ricordo del Giorno della memoria. È nostro dovere di uomini e di cittadini approfondire e analizzare vicende e fatti che sono parte di noi, per far comprendere tutto l’orrore che le dittature possono scatenare, ma soprattutto per fare in modo che non si ripetano. È fondamentale che tutti noi, e soprattutto le nuove generazioni, attraverso la memoria, possano adottare un modus vivendi che tenda al rispetto e alla dignità dell’uomo. Significativo e di grande impegno appare in questo contesto il contributo offerto dalla Professoressa Gabriella Petrelli che ha coinvolto i suoi studenti del terzo e quarto anno della sezione A del Liceo Classico G. Palmieri di Lecce in un percorso di studio e di riflessione guidata sulla tragedia delle persecuzioni operate nel Novecento dai regimi nazi-fascisti. Un lavoro di grande pregio, che ha il merito di aver sensibilizzato giovani menti, portandole ad approfondire e ad elaborare considerazioni rilevanti, a dimostrazione che, se opportunamente sollecitati, i giovani sanno dare prova di grande maturità e consapevolezza. Un ringraziamento alla Professoressa Petrelli e ai suoi brillanti studenti, con l’augurio di diventare i protagonisti di un futuro in cui ci sia sempre il rispetto delle differenze contro ogni forma di violenza e discriminazione. Scrive Lia Levi nel suo libro Il Giorno della Memoria raccontato ai miei nipoti: “Ricordare non basta, il ricordo non resta lì per sempre. A volte ci si emoziona per un attimo e poi tutto vola via. Perché resti, questo è il punto, il ricordo si deve trasformare in memoria. Memoria è quando i ricordi sono diventati mattoncini del nostro oggi. Noi siamo qui e rappresentiamo il presente, lo sappiamo, ma senza il passato non avremmo senso, saremmo una scatola vuota.”
[ Maria Rosaria Teni]
“LA MEMORIA DEL PASSATO PER PROGETTARE IL FUTURO” – Incontro con gli studenti del terzo e quarto anno della sezione A del Liceo Classico G. Palmieri di Lecce – a cura di Gabriella Petrelli
Eccoli, li vedo mentre cammino infreddolita in una grigia giornata di gennaio, lungo il Viale degli Studenti. Osservo i loro gesti e i loro volti… Sorridono, scherzano, si agitano per una verifica, si abbracciano… Ma noi li conosciamo veramente? Oltre a trasmettere il sapere di nostra competenza, comunichiamo con loro? A volte insegnare mi sembra la cosa più bella che mi sia potuta capitare ma anche la più difficile. Entro in classe, oggi è una giornata particolare, è la giornata della memoria. Cosa sanno questi ragazzi delle tragedie del secolo scorso? Che cosa ho saputo comunicare alle loro giovani vite? Forse dovremmo iniziare a smentire il vecchio pregiudizio che sono refrattari ad ogni tipo di riflessione e a guardarli con occhi diversi. Sono tutti in silenzio mentre leggiamo e riflettiamo sullo sterminio nazi-fascista. Ad un certo punto mi rendo conto che non abbiamo ascoltato abbastanza le loro voci e quindi suggerisco loro di esprimersi a titolo personale su alcune questioni rilevanti del Novecento. Ho trascritto le riflessioni degli studenti del terzo e quarto anno della sezione A del Liceo Classico G. Palmieri di Lecce. Gli Allievi hanno risposto ad un questionario riguardante alcune tematiche della storia del Novecento.
Che cos’è la memoria storica e qual è la sua finalità?
Memoria storica non è una disciplina. Essa è una questione intima, a differenza della Storia che in maniera disciplinata e meticolosa ha una dimensione pubblica. La memoria storica è il modo in cui portiamo dentro, singolarmente o come gruppo, esperienze del passato. Commemorare significa conservare un ricordo condiviso con la finalità di farci tenere un certo comportamento. La Storia non basta da sola, deve farsi memoria per chi non ha vissuto in prima persona quei crimini.
Alessandro Martella
Con il termine memoria intendiamo il ricordo di eventi che hanno segnato la nostra esistenza. La memoria ha spesso con sé le esperienze associate alla loro componente emotiva, il ricordo dei sentimenti e delle emozioni che un evento in noi ha suscitato infatti superano quello dell’evento stesso. Le memorie individuali pertanto potrebbero non concordare su singoli accadimenti, perché costruite con diversi “pregiudizi”. La memoria degli eventi storici deve essere priva di ogni pregiudizio, è il presupposto indispensabile affinché il ricordo non solo renda giustizia alle vittime di ogni conflitto, ma costituisca un monito per le politiche presenti e future.
Marco Maria Macchione
I latini dicevano ‘’historia magistra vitae’’ e questo detto è ancora oggi valido perché quanto è successo nel passato non solo deve essere sempre studiato e tenuto presente ma deve indirizzare i nostri comportamenti verso il meglio, deve insegnarci quello che dobbiamo e non dobbiamo fare. Chi non vuole riflettere sugli avvenimenti passati, si preclude una grande possibilità: quella di migliorare se stesso e la società. E soprattutto dobbiamo ricordare e ragionare sui periodi bui che l’umanità ha attraversato perché, secondo me, solo da una attenta riflessione potremo trovare i modi per migliorare la qualità della vita per coltivare la virtù della tolleranza e per instaurare quella catena di fraternità tra gli uomini.
Benedetta Pascali
Per memoria storica possiamo intendere il ricordo del passato che si sedimenta negli individui e nei gruppi sociali di un Paese. Questa non coincide totalmente con il concetto di storia in sé in quanto è definita come una combinazione di conoscenze più o meno esatte, di sentimenti, di giudizi che si formano in noi ad un certo punto della nostra vita. Ciò ci viene impartito attraverso le testimonianze di genitori o parenti, lo studio scolastico e altri mezzi di divulgazione, quali televisione, radio eccetera. La nostra memoria storica è influenzata anche e soprattutto dal lavoro di sistemazione del passato compiuto dagli storici e quindi dai metodi di ricerca storiografica. Si dimostra quindi che ciò che caratterizza e distingue ogni civiltà è il proprio passato storico che è anche ciò che unisce la società e crea un senso di coesione comune. Infatti, la memoria storica è importante che rimanga sempre viva, poiché ciò che noi oggi siamo deriva dalle radici del nostro Paese e conoscerle ci permette di comprendere le dinamiche che hanno portato a determinati fenomeni, anche disastrosi. Solo in questo modo si è capaci di individuare nella nostra realtà segnali che possano rimandare a fatti precedenti così da poterne evitare nuovamente il ripetersi, in quanto difatti “Historia magistra vitae”.
Maria Chiara Calogiuri
Perché gli eventi del novecento ci offrono una chiave interpretativa per la contemporaneità?
È inevitabile conoscere che ciò che siamo noi lo dobbiamo al nostro passato, le nostre stesse cicatrici ce lo ricordano, così tutta la Storia, se anche un solo evento, un solo respiro, non fosse stato tale, oggi non avremmo le stesse consuetudini, le stesse costruzioni e le stesse leggi. Ci basti pensare alla nostra Costituzione, perché nacque l’esigenza di istituirla? Che cosa portò a tale passo i padri costituenti nel lontano 2 giugno 1946? Proprio gli eventi passati. Terminata la Seconda guerra mondiale e tutte le atrocità ad essa annesse nacque l’esigenza di garantire alla nostra Italia e alla nostra Europa, ferita e logorata, la pace, la tanto attesa pace, pensiamo infatti al lungo corso storico della grande Europa da CECA (comunità europea del carbone e dell’acciaio) a CEE (comunità economica europea) sino ad arrivare con il trattato di Maastricht a quella che oggi conosciamo, alla nostra attualità. Capiamo dunque che le azioni del passato hanno portato conseguenze alla realtà dei giorni correnti, per cui non saremo mai in grado di capire il presente finchè non capiremo la storia.
Sara Poci
Gli eventi del Novecento offrono una chiave interpretativa per comprendere la contemporaneità, in quanto i conflitti nati ai tempi del Nazismo e del Fascismo, caratterizzati da prevaricazioni sociali, costituiscono il substrato che ha caratterizzato le inquietudini sociali del mondo attuale in tutti i campi del sociale, dalla politica, allo sport, alla cultura. L’ANTISEMITISMO DI IERI E’ IL RAZZISMO DI OGGI. Infatti durante l’instaurazione del Terzo Reich, Adolf Hitler fece del principio della superiorità il fondamento della dottrina nazista. L’obiettivo era quello di creare una comunità ariana purificata da ogni elemento razziale estraneo. La difesa della razza, attraverso una cruenta repressione, doveva essere esercitata non solo contro gli ebrei ma anche contro zingari, portatori di handicap, omosessuali, malati di mente… Tutti ritenuti colpevoli di “contaminare” il popolo tedesco. Ed è con la stessa ostilità del Novecento che oggi trattiamo coloro che per una ragione o per l’altra sono “differenti” da noi. Ma perché avviene ciò? Forse per orgoglio di un popolo che si sente superiore ad un altro (come avvenne durante il Nazismo) o per paura del “diverso” ? Eppure come alcuni dissero: “Io conosco solo una razza, quella umana”.
Valentina Vergallo
Historia magistra vitae affermava Cicerone descrivendo la Storia come la guida che dovrebbe consigliare sulle strade più giuste da seguire nelle decisioni del presente e del futuro. “Dovrebbe” perché soltanto apprendendo le cause che hanno scatenato gli errori e gli orrori del passato si può andare avanti. Come quando non si guarisce bene una ferita, questa rischia di infettarsi e portare ad ancor più gravi condizioni, così se non si curano le ferite del passato queste provocheranno l’aggravamento del futuro. La Storia ci insegna che non si lasciano conti in sospeso e i debiti si pagano prima o poi. Sta agli uomini scegliere se seguire la via maestra o viaggiare controcorrente alle sue lezioni. Tra le tante le più importanti sono quelle del giorno e quelle degli ultimi anni, infatti, ora più che mai si nota come i conti del novecento non siano ancora stati saldati. Sta agli esseri umani cercare di porre fine ai loro debiti in modo pacifico e senza spargimenti di sangue. Se si osservano le immagini di ciò che sta accadendo oggi, o anche ascoltando le notizie, si nota molto quanto l’attualità rischi di assumere l’aspetto del riflesso di quel secolo da un lato di grandi conquiste di tipo economico, sociale, politico, scientifico e tecnico; dall’altro messo in ginocchio da due guerre mondiali.
La velocità con cui gli eventi si susseguirono valgono a questi cento anni l’appellativo di secolo “breve”. Questo ci rimanda alla numerosità degli eventi succedutisi tra il 2020 e il 2022: la pandemia, la crisi sociale, economica, politica, la guerra tra Russia e Ucraina che rischia di coinvolgere tutto il mondo facendolo sprofondare nell’incubo di una terza guerra mondiale. La minaccia atomica è quella che molti temono: si pensa a ciò che accadde ad Hiroshima e Nagasaki e se questo si ripetesse la morte di quelle persone sarebbe stata vana. La disumana azione di quella bomba atomica che ha fatto comprendere all’uomo il suo volto più oscuro sarebbe solo vana. Vane sarebbero tutte le giornate della memoria a ricordare l’olocausto e i caduti se si decidesse di entrare di nuovo in un conflitto perchè vorrebbe dire che non abbiamo imparato nulla dal passato del novecento. È più facile dire di ricordare che ricordare. Il ventesimo secolo precede il ventunesimo, e se non ci fosse stato uno non ci sarebbe stato l’altro. Se non riusciamo a comprendere i nostri tempi è perché siamo usciti fuori tempo nelle battute precedenti.
Francesca Mariano
Cosa si intende per regime totalitario e qual è la sua differenza con quello autoritario?
Un regime autoritario è un tipo di governo dove il potere è detenuto nelle mani di un solo organo (che può essere una persona o un partito), non è ammessa l’opposizione politica e la partecipazione del popolo è estremamente limitata e sottoposta a rigidi controlli. Si distingue da un regime totalitario nel fatto che si “limita” a governare la nazione e non prova a controllare anche l’andamento della società. I regimi totalitari pretendono di controllare anche la mentalità e lo stile di vita della popolazione.
Marco Maria Macchione
Il totalitarismo è un sistema politico in cui tutti i poteri sono concentrati in un unico partito ( si parla di monopartitismo) e a differenza del regime autoritario vuole infondere la propria ideologia nei cittadini e controllare la società in tutti i suoi ambiti.
Valeria Totaro
Molto spesso autoritarismo e totalitarismo vengono usati come sinonimi, tuttavia non è così poiché vi sono delle precise e sottili differenze. Nel regime autoritario, così come in quello totalitario, tutti e tre i poteri sono concentrati nelle mani di un solo dittatore o di un solo partito che quindi impone la propria autorità su tutte le istituzioni pubbliche e sociali. Tuttavia, lo scopo predominante in questo tipo di regime è quello di “governare” senza alcuna interferenza da parte di altri organi. Nel regime totalitario invece, oltre al racchiudersi di tutti i poteri nelle stesse mani, si ha un vero e proprio controllo anche ideologico, spirituale e privato. Lo Stato totalitario si trova al di sopra della morale, poiché è questo stesso a impartire la propria morale a cui tutti devono aderire. Il dittatore di questo tipo di regime decide sulla vita spirituale dei suoi sudditi che deve essere conforme con quella dello Stato. Anche la fruizione di notizie è veicolata dal dittatore che può agire come crede sia più opportuno fare fronte a opposizioni di ogni genere, in quanto lui stesso è lo Stato e lui stesso delibera su cosa è giusto fare e cosa non lo è.
Maria Chiara Calogiuri
Quale evento del passato storico ricordi di più?
Nella mia mente e nel mio cuore sono scolpite le immagini della caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), dei tanti giovani, donne, uomini, che scavalcano il muro con la speranza negli occhi ma ancora increduli e intimoriti, degli abbracci tra parenti e amici, dei picconi, dei martelli. Le guardie non sparano e fanno passare. Quest’evento deve essere per tutti stimolo per rinnovare la pace e monito per non costruire nuovi muri, a volte ancora più pericolosi perché meno visibili.
Camilla Aga
L’evento del passato che maggiormente mi è rimasto impresso è sicuramente la Seconda Guerra Mondiale, e le persecuzioni razziali avvenute nel corso di questa, da parte di nazisti e fascisti. Credo che il ricordo di questi eventi sia estremamente necessario, in quanto ci permette di comprendere fino a che punto l’uomo sia in grado di spingersi, fino a che punto possa arrivare la sua atrocità, quanto sangue possa far versare, quando in palio c’è il potere e la supremazia.
Ludovica Quarta
Che cos’è il pregiudizio razziale?
Il pregiudizio di per sé è il concetto chiave di questa nostra società dell’apparenza, una società in cui si cerca di omologarsi, perché sentirci uguali agli altri ci rende sicuri, per questo chi è diverso, e dunque discorda dalla massa, è soggetto a pregiudizio, che sia esso diverso per il suo orientamento sessuale, il suo abbigliamento o il suo incarnato, verrà giudicato prima di potersi esprimere in un semplice “ciao”. D’altra parte questo comportamento ha fondamenti storici ben radicati, da sempre l’uomo ha paura di ciò che non conosce e non identifica in se, ci basti pensare alle parole “xenos” greco ed “hostis” latino, cosiddette “vox media” per il loro duplice significato: straniero e nemico. Con il termine xenos o hostis dunque veniva denominato sia uno straniero, comune, sia un nemico, pubblico; il pregiudizio razziale allora è solo uno dei tanti pregiudizi ma è forse l’artefice di più vittime in assoluto, il mostro per eccellenza che si nutre di paura, ignoranza e, la più amara, indifferenza.
Sara Poci
Il pregiudizio razziale può essere definito come un giudizio precostituito che porta a valutare in maniera favorevole o sfavorevole un gruppo sociale e i suoi membri. Il pregiudizio è molto spesso discriminazione: essa è immotivata, non poggia su dati di fatto e tende a non cambiare anche quando abbiamo nuove conoscenze.
Alessandro Martella
Nell’America del 1800 e nel Sudafrica del 1900 per motivi di supremazia e di potere si instaurò una differenza tra le razze in modo che l’una potesse comandare sull’altra e sfruttarla. Si prese a pretesto il colore della pelle e i bianchi schiavizzarono, repressero, mortificarono i neri. Vietarono i matrimoni ed estromisero i neri anche dalle scuole, dai cinema, dai teatri, dalla vita sociale. Il colore della pelle non c’entra nulla è stato solo un pretesto per dominare ed anche oggi quando si fa violenza, prendendo a pretesto la diversa razza o diverso colore della pelle è perché si vuole instaurare tra gli uomini che sono tutti uguali una supremazia di alcuni su altri. Da qui la violenza che distrugge ogni forma di solidarietà e uguaglianza per le quali hanno lottato famosissimi intellettuali sin dall’Illuminismo nel 700’. Il pregiudizio razziale è un pretesto per imporre il proprio dominio, non ha nessuna base né scientifica, né naturale.
Benedetta Pascali
L’evento del passato storico che più si ricorda è quello di cui oggi sentiamo maggiormente gli strascichi, ovvero la guerra fredda che vide il mondo diviso in quel bipolarismo i cui capofila erano a da una parte gli Stati Uniti, una grande democrazia caratterizzata da un’economia di mercato; dall’altra l’Unione Sovietica sottoposta alla dittatura di Stalin, era un Paese comunista con un’economia socialista basata sul collettivismo, tutte le sue proprietà erano infatti sottoposte al controllo statale.
Stalin riteneva che i Paesi capitalisti avrebbero aggredito l’unione sovietica e la politica americana cambiò quando morì Roosevelt (1945) e venne eletto presidente Harry Truman. Perciò, tra il 1945 e il 1948, impose oltre sistema comunista in tutti gli Stati dell’Europa orientale. Nel 1946 Churchill sostenne che era come se una cortina di ferro avesse diviso l’Europa. Ben presto i Paesi dell’Europa orientale divennero Stati satelliti dell’URSS. Nel 1947 il presidente Truman sostenne che gli Stati Uniti dovevano impegnarsi per fermare l’avanzata del comunismo. Con questo scopo fece organizzare un programma di aiuti economici ai Paesi europei notò come Piano Marshall, che entrò in funzione nel 1948 e durò fino al 1952. Nel 1949 gli Stati Uniti, la Francia, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo, il Canada, la Norvegia, la Danimarca, l’Islanda, il Portogallo e l’Italia firmarono il Patto atlantico con il quale questi Stati si organizzavano in un’alleanza militare:la NATO. Pochi anni più tardi (1955), anche i Paesi comunisti si unirono in un’alleanza militare: il Patto di Varsavia.
Il caso più interessante fu quello della Jugoslavia, uno Stato comunista guidato dal presidente Tito. Quest’ultimo difese la libertà del suo Paese ed entrò in duro contrasto con Mosca. I Paesi che non si schierarono con gli USA né con l’URSS vennero detti Paesi non allineati. La scelta della divisione delle zone di influenza fece sì che si evitasse una guerra tra i due blocchi e che si giungesse solo ad uno scontro sistematico e per questo motivo questa è stata chiamata guerra fredda perché non si giunse mai ad uno scontro armato. Le armi sarebbero state molto più distruttive ecco perchè si parla di equilibrio del terrore perché entrambi i blocchi avevano una sola cosa in comune: il terrore delle armi dell’altro. Nel 1949 l’Unione Sovietica costruì la bomba atomica. E ancora oggi ciò che spaventa in questo contesto di attrito e di guerra è la minaccia nucleare. Ancora oggi si parla di patto atlantico, ancora oggi Stati Uniti e Russia si contendono un paese europeo orientale.
Francesca Mariano
La contemporaneità è immune, secondo te, dal pregiudizio razziale e dalla violenza?
Ahimè, purtroppo, il mondo in cui noi viviamo oggi non è immune per nulla al pregiudizio razziale, all’odio e alla violenza, anzi sono dei sentimenti e degli stati d’animo che sono ancora ben radicati nella nostra comunità. Come poter vivere in un presente felice e in un futuro migliore? Bisogna eliminare qualsiasi tipo di pregiudizio, attraverso una maggiore tolleranza e propensione verso l’altro e un attento esame di coscienza in modo da renderci conto di quali pregiudizi siamo soliti avere e di lavorarci su per migliorare il nostro “io interiore”, di essere sopra ogni cosa solidali e propensi ad aiutare chi si trova in difficoltà. Ma purtroppo cio’ è semplice da dire, ma assai complicato da mettere in atto. Perciò è necessario che ognuno nel proprio piccolo tenti di abbattere il muro dell’odio per poter giungere tutti insieme ad un futuro migliore.
Valentina Vergallo
Nonostante tutto, però, ancora oggi, siamo figli di una cultura in cui il pregiudizio razziale e la violenza, regnano sovrani: infatti non bisogna pensare erroneamente, che il progresso tecnologico abbia portato ad un cambiamento della mentalità degli uomini. Anzi, la violenza degli esseri umani si manifesta varia a partire dal bullismo fino ad arrivare ai femminicidi. Ed è per questo che la memoria non deve essere limitata ad un solo giorno, affinché non rimaniamo più indifferenti alle ingiustizie che caratterizzano il mondo, ma reagiamo, facendo sentire la nostra voce, al posto di chi , quasi un secolo fa, venne messo a tacere, con l’unica colpa di essere nato, divenendo così cenere nel vento. Quindi no, purtroppo la contemporaneità non è immune dalla violenza e dai pregiudizi, ma sono dell’idea che il vaccino migliore sia a base di rispetto, solidarietà e tolleranza verso gli altri.
Ludovica Quarta
Secondo me la contemporaneità non è immune dal pregiudizio razziale e dalla violenza. È la Storia che determina stereotipi e pregiudizi. Quante volte si sentono “battute razziste” e notizie su atti di razzismo? Quante volte queste notizie ci riportano indietro nel tempo? La pandemia non ha fermato il pregiudizio razziale e le guerre. L’odio si è diffuso, supportato dalle paure delle persone, spostando le tensioni verso qualcuno da incolpare sia per pregiudizi che per ignoranza.
Camilla Aga
Per quanto si stia lottando sempre di più per garantire a tutti i diritti, credo che il mondo non si sia ancora liberato del tutto dai pregiudizi. Basti pensare ai ripetuti insulti razzisti nel mondo dello sport, ai recenti omicidi di persone nere in America anche da parte di pubblici ufficiali, ai continui insulti nei confronti di persone e di diverso sesso, etnia e orientamento sessuale. Ma che cos’è in fondo la diversità in un mondo in cui nessuno è uguale? Credo che dovremmo imparare a vedere le nostre differenze come un punto di forza perché un mondo con persone tutte uguali sarebbe un mondo insapore, senza colori. La strada è ancora lunga ma dobbiamo continuare a lottare per i diritti di tutti, per un mondo in cui la diversità è sinonimo di unicità.
Valeria Totaro
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Sono sola, nel silenzio della mia stanza. Le parole pronunciate dai “miei” ragazzi mi entrano nel cuore e nella testa, mi inducono a pensare che non esiste un antidoto universale contro la violenza e il pregiudizio ma una costante educazione al rispetto di sé stessi e degli altri. Una ricerca che miri alla riflessione continua su ciò che ci rende umani così soltanto il dolore e le tragedie del passato possono trovare un loro senso e una definitiva conclusione. La scuola è uno dei luoghi privilegiati di educazione alla pace e alla convivenza libera tra persone diverse ma di eguale dignità. Il nostro liceo è già un esempio concreto di convivenza tra persone di differenti provenienze, è una scuola colorata come spero siano le esistenze di queste giovani vite. Mi piacerebbe riprendere l’immagine della “nostra” Senatrice a vita Liliana Segre. Parlando dei giovani li ha paragonati a delle farfalle colorate che volano sui fili spinati dei campi di sterminio. Mi azzardo a pensare che il futuro è già qui, di fronte a me, mentre li guardo con occhi inumiditi.
Gabriella Petrelli

Una testimonianza di impegno civile attiva e significatamemte partecipativa ! Ottima !
Grazie🙏