
I poeti sono degli audaci funamboli che camminano su di un sottile filo teso tra la mente ed il cuore, tra sogno e realtà, tra il visibile e l’invisibile. Diverse sono le dimensioni che loro sono in grado di abitare, ma con le loro fragili gambe umane rischiano spesso d’inciampare o di perdere la direzione. Sono bizzarri i poeti, messaggeri tra cielo e Terra, portavoci di altre realtà e linguaggi. Gravoso è a volte il peso che portano sulle spalle, perchè le loro emozioni ed i loro sentimenti non sono calibrati, ma spesso difformi, eccessivi, se non esasperati. I poeti sono antenne potenti verso l’infinito e captano frequenze lontane, spesso sconosciute ed aliene. E’ dato loro essere felici? Improbabile, perchè la materia terrena seguita a parlare potente in loro, con tutte le sue miserie, debolezze, dubbi e sconfitte. Ancora una volta debbono improvvisarsi equilibristi per rimanere, per quanto possibile, saldi sui loro trampoli, immensi ma pericolanti, inaffidabili. Esiste però per loro – per questi esseri dove la luce ed il buio parlano più sonori – una compensazione, direi una sorta di ricompensa: a loro è dato sfiorare a volte il Divino … quell’ineffabile leggerezza dell’essere che riesce a cogliere il vero senso della vita, l’ebrezza di percepire quelle ali che la gravità terrestre tenta invece di impastoiare.
Myriam Ambrosini
