Gradualmente e con una punta di timidezza, apriamo nuovamente i nostri luoghi e le nostre vite, dopo un periodo in cui siamo vissuti all’interno delle nostre abitazioni, al riparo da possibili contagi e complicazioni. Riabituarsi alla libertà non è un’operazione molto semplice; mentre sembra tutto scontato e le azioni più banali si sono sempre svolte con la massima disinvoltura, oggi, dopo quasi tre mesi di arresto o rallentamento, ogni attività sembra una piccola conquista, proprio perché è stata ritrovata nel momento in cui sembrava non dovesse essere più recuperata. Come siamo cambiati, se siamo cambiati, dopo questo periodo di isolamento e quali sono i valori che abbiamo imparato ad apprezzare in maniera più giusta e appropriata? Innanzitutto, guardando i comportamenti delle persone, non sembra che ci siano stati grossi cambiamenti, considerato il modo in cui è esplosa la corsa all’individualismo e alla ripresa delle abitudini precedenti che rischiano di vanificare tutta la mole di sacrifici fatti in pieno lockdown. Prevale l’ansia di tornare alla vita di prima, con la frenesia di vivere come se non fosse successo nulla, quasi non avessimo compreso l’importanza della presenza di un sistema sociale improntato sulla corretta gestione della sanità pubblica, della scuola e delle infrastrutture digitali che, a tutt’oggi, presentano un quadro di carenze che hanno contribuito all’aggravarsi delle conseguenze della pandemia. L’unica risposta positiva che può contrapporsi ad un sistema organizzativo insufficiente e supplire in un certo modo alle sue mancanze è senz’altro la rete di volontariato che ha speso e continua a spendere le energie più recondite per portare aiuti e soccorrere chi ha maggiormente bisogno, affiancandosi agli operatori sanitari che non si sono risparmiati in un momento di emergenza conclamato. Questa è stata una dimostrazione che crediamo ancora nella filantropia e nella generosità come veicoli di fraternità e che dobbiamo impegnarci a costruire un sistema sociale molto più concreto e solidale. La forza degli uomini è rappresentata dall’unione e dal bene comune e non serve costruire barriere ideologiche, bensì lavorare sui punti in comune perché la lezione che dovrebbe rimanere è che nel mondo globalizzato, di cui facciamo parte, “nessuno si salva da solo”, parafrasando il celebre libro della Mazzantini.
Maria Rosaria Teni
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Un’analisi pienamente condivisibile. Il mio pensiero è sovrapponibile al tuo. E ti dirò di più. Complottisti e negazionisti, ormai sovrabbondanti in questa società di egocentrici, è il peggio che potesse capitarci. Dal più piccolo uomo della strada, al più alto professionista, dal più semplice cittadino al più famoso politico, tramite la esagerata diffusione dei tanto amati e vituperati social, si diffondono notizie fuorvianti e contraddittorie che certo bene non fanno all’opinione pubblica. E quindi vediamo assembramenti in ogni dove, titolari di negozi e attività produttive privi di DPI e in me cresce la rabbia!
Grazie Patrizia per il tuo commento così preciso che meglio spiega il mio pensiero e accresce la mia rabbia!