SUI CIBI E SULLE BEVANDE: “Mala aurea” di Maria Rosaria Perrone

Pubblico con piacere un articolo scritto da Maria Rosaria Perrone, poetessa e scrittrice, che ama cogliere le sfumature delle cose che la circondano, non tralasciando di evidenziarne gli aspetti più intrinseci e significativi. Oggi si parla delle origini del pomodoro e, tra curiosità e documentazioni storiche, si scopre che ha radici antiche e degne di approfondimento.

Il cibo è cultura? Secondo me sì. Scoprire le origini di alcuni cibi, le curiosità e i poeti che hanno tratto ispirazione da essi, contribuisce a nutrire non solo il corpo, ma anche l’animo. Questo nutrimento bivalente ha dato vita ad alcuni mie scritti sui cibi e sulle bevande un po’ di tempo fa. E’ stato bello intraprendere questi brevi viaggi e spesso mi sono trovata in una sorta di piacevole serendipità.

La prima classificazione botanica del pomodoro  la fece C. Linneo nel 1753,in genere Solanum, come Solanum  lycopersicum  il nome lyco-persicum, deriva dal  greco  e significa letteralmente “pesca dei lupi”. E’ originario delle regioni basse delle Ande zona compresa oggi tra il Messico e il Perù; Incas e Aztechi  lo chiamavano xitomatl , ne furono i primi coltivatori ed  era un alimento talmente diffuso che nel cinquecento i pomodori costituivano, con il mais e la manioca, una parte predominante della dieta degli  dell’area compresa tra il Messico ed il Perù.
Fu scoperto dagli Europei nella prima metà del Cinquecento quando i Conquistadores spagnoli  entrarono in America, infatti,  Il pomodoro giunse in Europa nel 1540 quando il conquistador Hernán Cortés, di ritorno in patria, ne portò alcuni esemplari.
In Italia il pomodoro giunse alla fine del cinquecento, dapprima era utilizzato per scopi ornamentali soprattutto nel nord, quando giunse nel meridione il clima favorevole mutò le dimensioni e il colore del pomodoro, infatti, divenne più grande e di colore rosso aranciato e non più giallo. I contadini furono i primi a consumarli crudi, cotti, fritti nell’olio e in salsa e successivamente a condirne la pasta. In ordine alla pasta col pomodoro la rivista  Taccuini storici riporta quanto segue: “A cavallo fra Sette e Ottocento la pasta veniva ancora comunemente condita con il formaggio, come testimonia Goethe nel suo “Viaggio in Italia”, ma sarà proprio in questo periodo che farà la sua comparsa il gioiello rosso. Il padre della pasta con il pomodoro nell’odierna accezione è stato Pellegrino Artusi, ma il primo documento che ne attesterebbe l’uso alimentare è il “Loscalco alla moderna” di Antonio Latini del 1692-4, dove lungi dall’essere associato alla pasta è utilizzato per insaporire altre verdure. La prima ricetta di salsa di pomodoro è quella contenuta nel “Cuoco galante” di Vincenzo Corrado, consigliata per arricchire carni e pesce, e caratterizzata oltre che dalla presenza di poco olio, da quella di cannella e chiodi di garofano. Il primo cuoco che propose una salsa di pomodoro in abbinamento alla pasta fu Antonio Nebbia autore nel 1779 del “Cuoco maceratese” nel quale tra l’altro è contenuta anche la celebre ricetta dei vincisgrassi. “
Pare comunque che le prime notizie sul pomodoro e le sue salse presenti nel mercato di Tenochtitlàn, la capitale del regno di Montezuma, sono descritte nell’Historia general de las cosas de la Nueva España(Codice Fiorentino)di Padre Bernardino de Sahagun (Berardino d Rivera),un francescano giunto nella “Nuova Spagna” nel 1526 con dodici confratelli con l’intento di convertire gli indigeni alla nuova fede, ma l’opera di Padre Bernardino sarebbe stata pubblicata solo nel 1829 e per di più in Messico mentre l’Europa non sfruttava pienamente  il potenziale gastronomico del pomodoro.
Storie, notizie e ricette sul pomodoro ce ne sarebbero ancora tante da raccontare, purtroppo anche tristissime, ma mi fermo qui e concludo questo post con una splendida poesia di Pablo Neruda.

-©Maria Rosaria Perrone-

ODE AL POMODORO
La strada
si riempì di pomodori,
mezzogiorno,
estate,
la luce
si divide
in due
metà
di un pomodoro,
scorre
per le strade
il succo.
In dicembre
senza pausa
il pomodoro,
invade
le cucine,
entra per i pranzi,
si siede
riposato
nelle credenze,
tra i bicchieri,
le matequilleras
la saliere azzurre.
Emana
una luce propria,
maestà benigna.
Dobbiamo, purtroppo,
assassinarlo:
affonda
il coltello
nella sua polpa vivente,
è una rossa
viscera,
un sole
fresco,
profondo,
inesauribile,
riempie le insalate
del Cile,
si sposa allegramente
con la chiara cipolla,
e per festeggiare
si lascia
cadere
l’olio,
figlio
essenziale dell’ulivo,
sui suoi emisferi socchiusi,
si aggiunge
il pepe
la sua fragranza,
il sale il suo magnetismo:
sono le nozze
del giorno
il prezzemolo
issa
la bandiera,
le patate
bollono vigorosamente,
l’arrosto
colpisce
con il suo aroma
la porta,
è ora!
andiamo!
e sopra
il tavolo, nel mezzo
dell’estate,
il pomodoro,
astro della terra, stella
ricorrente
e feconda,
ci mostra
le sue circonvoluzioni,
i suoi canali,
l’insigne pienezza
e l’abbondanza
senza ossa,
senza corazza,
senza squame né spine,
ci offre
il dono
del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.
-Pablo Neruda-

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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