Il 25 aprile non è un giorno qualunque, ricorre il settantacinquesimo anniversario della Liberazione d’Italia dal nazi-fascismo. Se possiamo festeggiare la libertà, la democrazia la nostra Carta Costituzionale lo dobbiamo a uomini e donne che hanno combattuto e perduto la vita per noi, per lasciarci in eredità un mondo libero dalle dittature. Molte sono state le Donne della Resistenza che hanno versato il loro sangue per la nostra libertà.
«Ines Bedeschi era nel fiore della vita
e tutta intera voleva viverla
invece la dette da partigiana
ad ogni cosa più cara rinunciò
che non fosse la lotta dalle sue valli
e monti di Romagna
andò dove era maggiore il bisogno
la presero i nazisti feroci e spaventati
la tortura non strappò dalla sua bocca rotta
neppure un nome di compagno
infuriati i tedeschi la portarono sulla riva del Po
ma anche in un giorno di primavera
che era fatica morire
Ines Bedeschi non sentì la voglia
di salvarsi col tradimento »
Questi sono i versi che Renata Viganò,
partigiana, ha dedicato a Ines Bedeschi,
il cui nome di battaglia era “Bruna”.
Versi riportati sulla lapide a lei dedicata
nel suo paese natio, Conselice.
Ines nasce a Conselice il 31 agosto del 1911 e muore per mano dei nazifascisti il 28 marzo del 19445 a Riva del Po. Sul sito dell’ANPI questo è scritto su Ines Bedeschi:
“Sin dall’8 settembre 1943, Ines Bedeschi aveva preso parte alla Guerra di liberazione nelle file della Resistenza emiliana. Nell’aprile del 1944, quando a Bologna si costituì il Comando unificato militare Emilia Romagna (CUMER), Ines Bedeschi, con il nome di Bruna, ne divenne una delle più valorose staffette. Imponendosi per intelligenza e audacia, Bruna portò a termine, sin quasi alla Liberazione, numerosi e delicati incarichi di fiducia. Catturata durante una missione, la donna fu barbaramente torturata e infine uccisa dai nazifascisti. Nel settembre del 1968, alla memoria di Ines Bedeschi è stata concessa la massima onorificenza militare italiana, con questa motivazione: “Spinta da ardente amor di Patria, entrava all’armistizio nelle formazioni partigiane operanti nella sua zona, subito distinguendosi per elevato spirito e intelligente iniziativa. Assunti i compiti di staffetta, portava a termine le delicate missioni affidatele incurante dei rischi e pericoli cui andava incontro e dell’assidua sorveglianza del nemico. Scoperta, arrestata e barbaramente torturata, preferiva il supremo sacrificio anziché tradire i suoi compagni di lotta”.
©Maria Rosaria Perrone
