“25 aprile settantacinque anni dopo” di Maria Rosaria Teni

Sono trascorsi ben settantacinque anni dal 25 aprile 1945, data storica che ha visto la liberazione del nostro paese dall’oppressione e dalla dittatura, riscattando un nuovo mondo, pretendendo un futuro dignitoso che non vuole dimenticare, ma ricordare con consapevolezza per non ripetere il tormento e l’umiliazione di anni lunghi e strazianti. L’importanza del ricordo e della commemorazione è oggi più che mai fondamentale di contro a testimoni che lentamente stanno scomparendo, portando via documentazioni vive e palpitanti di eventi dolorosi e ardui anche da narrare. Non mancano, fortunatamente, racconti e diari di protagonisti che hanno rappresentato la storia negli anni difficili del secondo grande periodo bellico 1940/45; tante sono le voci di scrittori e personaggi di cultura che hanno fortemente caratterizzato la storia della Resistenza e, proprio grazie a questi scritti e documenti, è possibile oggi ricostruire i fatti e conoscere pienamente il sacrificio di tanti che hanno lottato per ideali che forse, nel nostro contemporaneo vivere quotidiano, consideriamo scontati. Ripercorrendo brevemente testi storici si deve già risalire al 21 aprile 1945 per segnalare in anticipo ciò che sarebbe avvenuto da lì a quattro giorni dopo, quando il CNL emanò le direttive per l’insurrezione generale per liberarsi finalmente dall’oppressione e dalla devastazione operate dalle forze nazifasciste. La storia è vita e i fatti narrano vicende realmente accadute che hanno segnato il camino dei nostri padri. Senza il loro impegno, il loro eroico sacrificio, la nostra esistenza sarebbe stata diversa e tutte le prerogative di cui godiamo le dobbiamo alla forza e alla volontà di donne e uomini che ci hanno reso liberi. Tanti sarebbero gli approfondimenti connessi all’argomento in esame, ma mi limiterò al ricordo essenziale non volendo incorrere, in questa sede, in una trattazione storico-sociale che dovrebbe sfociare in un’analisi più dettagliata sulle condizioni reali dell’Italia post- bellica, sulle differenze tra Nord e Sud e sui fenomeni di disagio avvertiti soprattutto da una fascia di popolazione che, passivamente, ha visto concludersi e frantumarsi, nelle sue fondamenta morali, economiche e sociali, un’intera civiltà. Il crollo dei miti e dell’ideologia fascista nella tragedia di una guerra devastante, sommandosi al disfacimento progressivo di tutta l’organizzazione statale, ha inevitabilmente prodotto una destabilizzazione confluita nella perdita di punti di riferimento nei confronti dello Stato, lasciando dietro di sé una certa diffidenza verso una ricostruzione di difficile e non immediata realizzazione. Tuttavia, a noi piace pensare al 25 aprile come al momento in cui abbiamo riacquistato il diritto a una vita libera, al valore ineguagliabile di essere comunque padroni della propria esistenza. Grazie a tutti i protagonisti, animati da nobiltà d’animo e da ideali di forte umanità: alle donne, tante delle quali riunite nei Gruppi di difesa della donna, organizzazione femminile che, dal ’43 fino alla Liberazione, ha portato avanti un’opera di assistenza alle famiglie dei detenuti, dei deportati e alle lavoratrici, spesso costrette a supplire alla mancanza dei propri compagni impegnati in azioni di lotta. Si contano circa 35.000 donne protagoniste nelle file dei partigiani e mi sembrerebbe di fare un torto a ciascuna di esse, se dovessi nominarne una piuttosto che un’altra, a dimostrazione della piena ed eguale partecipazione alla vita sociale e civile di un paese in stato di bisogno, come l’Italia degli anni ’40. Mi piace ricordare Italo Calvino che nella sua opera “Il sentiero dei nidi di ragno” scritta nel 1947, racconta: “C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. […] Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni.” L’obiettivo di ricostruire un mondo dove la dignità prende il posto della prepotenza, la generosità sostituisce la brama di potere e la follia di onnipotenza, dove l’uomo possa sentirsi finalmente parte di un gruppo di pari: tutto ciò ha rappresentato la lotta per la liberazione e tutto ciò dobbiamo tenere a mente quando il pericolo che si verifichino i corsi e ricorsi di vichiana memoria si presenta nelle nostre scelte e occasioni di vita.

Concludo con le parole di un grande politico e accademico, Piero Calamandrei, che vorrei restassero impresse nel nostro animo a ricordare da dove stiamo venendo e la strada che vogliamo continuare a percorrere: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.”

Maria Rosaria Teni

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Informazioni su culturaoltre14

Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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