“T. S. Eliot e l’intima libertà dell’anima” di Apostolos Apostolou

Thomas Stearns Eliot (26 settembre1888 – Londra, 4 gennaio1965) è stato un poeta, saggista, critico letterario e drammaturgo statunitense naturalizzato britannico. È uno di coloro che più lucidamente  hanno interpretato il nostro tempo,  quello che meglio ha dato  espressione al “consapevole disorientamento di un’ epoca”. La sua poesia propone una partecipazione dinamica e attiva, in quanto l’utilizzo dell’apparato mitologico, le citazioni da testi classici, l’uso di svariate lingue si appellano al lettore, il quale è chiamato a completare l’opera con la propria esperienza; un meccanismo, questo, che si trova anche nelle  opere contemporanee di James Joyce. La sua poesia, almeno fino alla conversione, esprime un mondo privo ormai di significato in cui al crollo dei valori tradizionali non segue la nascita di nuove certezze, cioè un mondo di morti viventi che la terra  desolata produce potentemente nella simbolica dell’ aridità e della  desolazione. La poesia di T. S. Eliot è una poesia della esperienza mistica che vuole aiutare ad intuire l’ esperienza dell’ essere  – ovvero  di ciò che resta in assenza di coordinate spazio – temporali nel divenire.

Nella poesia di Eliot abbiamo una religiosità che  è razionalmente lucida, non è mai slancio emotivo e mistico al di sopra della ragione ma spirito che nasce dalle ceneri dell’intelletto, conquista faticosa attraverso la ragione e la passione unite assieme. Il mondo nella poesia di T. S. Eliot,  non è più caos di immagini spezzate, di immagini nude,  ma viluppo apparentemente caotico significante “indizi e congetture” che suggeriscono un universo duraturo al di là delle loro false parvenze. T. S. Eliot sa che, siccome la poesia è l’essenza del linguaggio, ha il proposito di definirsi nella implicazione del suo tempo. In altre parole, la ricerca del pensiero dentro di essa stessa deve partire da un incontro essenziale con la realtà e mistero che possiamo chiamare percezione o forse penetrazione in una visione del mondo e del verbo. La poesia diventa la limpida meraviglia di un delirante fermento: “Quando trovo in questo mio silenzio una parola scavata è nella mia vita come un abisso.” – scrive nei “Quattro quartetti” T. S. Eliot:  «Sembra, a mano a mano che uno invecchia | che il passato abbia una diversa forma | e cessi di rappresentare una successione | o, perfino, uno sviluppo […] | Noi abbiamo compiuto l’esperienza, ma non ne cogliemmo il significato | e l’approssimarsi al significato ripropone l’esperienza | sotto diversa forma, oltre ogni senso | che noi possiamo dare alla felicità.

Ho detto alla mia anima: resta in silenzio, e attendi senza speranza
perché la speranza sarebbe speranza mal riposta: aspetta senza amore
perché l’amore sarebbe mal riposto; resta la fede
ma la fede e l’amore e la speranza sono tutte nell’attesa.
Attendi senza pensiero, perché tu non sei pronta al pensiero:
cosí l’oscurità sarà luce, e la quiete danza.
Brusío di rapidi ruscelli, e lampi d’inverno.
Il timo selvatico non visto, e la fragola di bosco,
le risa nel giardino, eco di un’estasi
non perduta, ma che richiede, protesa all’agonia
della morte e della nascita.
Voi dite che io ripeto
qualcosa che ho già detto prima. Lo dirò un’altra volta
dovrò dirlo un’altra volta? Per arrivare là,
per arrivare dove siete voi, per andare via da dove voi non siete,
dovete passare per una strada dove non c’è estasi.
Per arrivare a ciò che non sapete
dovete passare per una strada che è la strada dell’ignoranza.
Per possedere ciò che non possedete
dovete passare per la strada della privazione.
Per arrivare a ciò che non siete
dovete passare per la strada in cui non siete.
E ciò che non sapete è la sola cosa che sapete
e ciò che avete è ciò che non avete
e dove siete è dove non siete.

Nella poesia di Eliot esiste la delicatezza della libertà.  La libertà di vedere e sentire ciò che è, invece di ciò che dovrebbe essere, era o sarà. Come diceva Virginia Satir –  “La libertà di provare quello che provi, invece di quello che sarebbe necessario. Liberati, per poter avere delle possibilità e per usare queste possibilità liberamente e creativamente a mano che la nostra coscienza si amplia, e noi diventiamo più consapevoli, entriamo anche più in sintonia con noi stessi” –  Virginia Satir. In un’epoca in cui le cose, i segni, le azioni vengono liberati dalla loro idea dal loro concetto, dalla loro essenza, dal loro valore, dal loro riferimento, dalla loro origine e dal loro fine, allora entrano in un’ auto-riproduzione all’infinito. Il punto è che abbiamo bisogno della poesia di Eliot. Perché la poesia di Eliot, esprime la libertà del valore. «Il mondo rotea e il mondo cambia, ma una cosa non cambia. In tutti i miei anni, una cosa non cambia. Comunque la mascheriate, questa cosa non cambia: la lotta perpetua del Bene e del Male.» (dai Cori da «La rocca», 1934). È ciò che diciamo oggi in sociologia: le cose continuano a funzionare mentre l’idea che le accompagnava è da tempo scomparsa. Continuano a funzionare in un’indifferenza totale nei confronti del loro contenuto. E il paradosso è che esse funzionano ancor meglio. «… O mondo di primavera e d’autunno, di nascita e di morte! Il ciclo senza fine dell’idea e dell’azione, L’invenzione infinita, l’esperimento infinito, Portano conoscenza del moto, non dell’immobilità; Conoscenza del linguaggio, ma non del silenzio; Conoscenza delle parole, e ignoranza del Verbo. Tutta la nostra conoscenza ci porta più vicini alla nostra ignoranza, Tutta la nostra ignoranza ci porta più vicino alla morte. Ma più vicino alla morte non più vicini a DIO. Dov’è la Vita che abbiamo perduto vivendo? Dov’è la saggezza che abbiamo perduto sapendo? Dov’è la sapienza che abbiamo perduto nell’informazione? I cicli del Cielo in venti secoli Ci portano più lontani da DIO e più vicini alla Polvere». (Cori da La Rocca. Bompiani, a cura di Roberto Sanesi )

Apostolos Apostolou
Docente di Filosofia

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Rivista culturale on line creata e diretta da Maria Rosaria Teni. Abbraccia diverse prospettive in ambito culturale, occupandosi di letteratura, studi filosofici, storico-artistici, ricerche scientifiche, attualità e informazioni varie sul mondo contemporaneo. Dedica particolare attenzione alla poesia ed alla narrativa, proponendo testi, brevi saggi, dissertazioni, racconti, riflessioni, interviste e recensioni.
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