Alto cipresso, fedele amico
di colui che resta.
Tu conti il mio via vai
e con vigilante cresta
scopri il fremito passar
delle ombre il lutto
ed i gemiti preganti
dei passanti, il pianto mio
l’angoscia del mio cuore infranto.
Guardia d’onore
nelle ore taciturne
quando gli uccelli soli
beccano invan le urne,
dove nessun risponde
resti tu sol costante
inquieto monumento
agitato dal vento,
che romba triste
nel cuor del viandante
che curvo e ansante
trascina il tempo che le resta.
Tu lì, con certezza aspetti
ad uno, ad uno, ognun di noi
che spensierato va, ma un dì ritornerà
per non tornare più.
Si fermerà con te ad aspettare
insieme agli avi
che pria passaron vaghi
il lieto carnevale
ed ora, sono fango.
Realtà che si rinnova
in ogni istante
e tutto eguaglia
in questo loco.
Tutto finisce qui,
ricchezza e povertà
un mischio d’ogni età.
E tu, alto cipresso
vorresti all’uom parlare
con l’appuntita cima
diretto verso il cielo
quasi per additare
la vera patria, l’eterna dimora
la vera gioia per l’uomo
che qui cerca e non trova.
Maria Tarantini
Finalista Sezione a tema II Concorso Nazionale “Vitulivaria”

