Ed un colar di luce ai fiordalisi,
poi un lontano mormorar di fonti,
tappeti di giunchiglie aperte ai raggi
d’un sole che si sgrana tra le nubi.
Son dunque questi i baci, gli stupori,
i brividi dei giorni miei turchini?
Le sere, le mie sere, amor di bosco,
quando l’argilla in me divenne carne,
quando stremata, un dì, tolsi alla luna
tutto il turchino d’una notte calda.
Vendo l’azzurro di una sola sera
in cambio del tepore di un abbraccio,
lo sconfinato amplesso senza meta
che libera il passato ed il presente.
Un grande cielo che abbandona il vuoto
con mille e più misteri non risolti
e poi, le braccia forti dei segreti,
mi piegano, irretendo la ragione.
Come gitana fiuterò nell’aria
l’odore dei sentieri e del buon grano,
antica giovinezza, mare azzurro,
azzurro fiore d’azzurrati canti.
L’amore a volte gioca ed è superbo,
t’intriga coi suoi sogni, è lusinghiero,
t’avvolge con le ali sue di piume
e ti ferisce come pietre aguzze.
Amore battagliero, amor nemico
Se lo sconfiggi perdi la tua gloria,
se non lo vinci…perderai soffrendo.
Amore azzurro del mio cielo nero!
Fulvia Marconi
Terzo Premio al II Concorso Nazionale di Poesia “Vitulivaria”

