In un mondo in cui c’è un sovraffollamento comunicativo, dove tutti siamo connessi, in un grande “villaggio globale”, ma sostanzialmente incapaci di ascoltare e di dare voce alla nostra interiorità, può avere ancora valore la scrittura come esposizione del sé, finalizzata a creare legami solidi che non evaporano come bolle di sapone? Può essa rappresentare un ponte da percorrere per abbattere le barriere emotive alle quali spesso l’uomo moderno non sa reagire, chiuso nelle quattro mura della sua solitudine inconsapevole, perché mediata da falsi rapporti che lo illudono di essere in contatto con il mondo intero? Perché, dunque, questa nuova rivista? Perché crediamo che, quando si ha qualcosa da dire, sia giusto comunicarla, con l’intento che chi legge raccolga i “messaggi in bottiglia” e ne scriva degli altri.
Dalla redazione un benvenuto alla “sola moltitudine” fatta da chi vuole interloquire, comunicare, interagire.
Maria Rosaria Teni
