Versi animati da grande potenza lirica e da una forza connotativa che vibra con una intensità non comune e mai banale. Il poeta, in questa breve raccolta, attingendo alla sfera del classicismo, non disdegna una sorta di sperimentalismo linguistico che rende perfettamente efficace l’originalità del tratto stilistico, pur nella trattazione di tematiche attuali e di interesse sociale. Molto variegata l’articolazione delle figure retoriche adottate che risultaneo brillantemente funzionali all’incisività delle liriche, tutte egualmente oltremodo apprezzabili e degne di nota.[Maria Rosaria Teni]
Civil war 1991-2001
L’eco della guerra grida negli edifici-scheletri
orfani di tetti-cieli notturni,
nelle facciate-costellazioni di piombo.
Strade-ferite così profonde,
da sembrare porte per l’ade.
(Si sente il tintinnio delle monete,
nelle mani di Caronte)
I paesi-cimiteri sono lambiti da mari di croci,
con elmetti a proteggere l’anonimo legno.
Croci bianche, croci urlanti.
E gli Orsacchiotti fanno la guardia
al tempo interrotto dal pianto,
attendendo ritorno di dita innocenti,
frementi di poter essere nuovamente gioia,
ancora una volta sorriso.
(Se l’orecchio tendi
si ode lamento della pace
sterile di vagiti)
E in quel luttuoso silenzio
di spettri di guerra;
di amici contro amici;
fratelli contro fratelli,
voci invecchiate precocemente:
«Abbiamo perso mariti e figli,
ci distraemmo un attimo,
ad ammirare come erano belli,
nelle loro uniformi.»
Lo dissero così, senza lacrime. Evaporate
tra pieghe di divise, mostrine e sangue rappreso.
Ma il cuore… il cuore era inondato
dal rimorso di averli donati alla patria,
in cambio di fredde medaglie di metallo
e una bandiera piegata.
E quando le senti pregare, nelle loro preghiere
interrogano più l’uomo che il divino:
«C’era realmente bisogno di tanto orrore?»
Senzatetto
Esistenze-ombre d’autunno,
come ferite sepolte nel sale,
con il volto pesante
tra le mani a cercare
la linea del diritto di vivere.
Ma le rughe della realtà
sono tristezza seduta su un ponte,
che paga lacrime
alla propria povertà.
Un uomo uguale a tutti
Questa è la storia di un uomo,
occhi-ricordi della sua Itaca,
giunto, senza mira di conquista,
cercando l’ombra della libertà.
(Se sopravvivi all’oscurità
del governo di Thanatos,
urla-letame stenderanno al tuo passo)
E con cuore nudo e calli, assemblò,
ora dopo ora, spicciolo dopo spicciolo,
mosaici-vita per i propri cari.
Un Ulisse dei tempi moderni, a donare
il sudore alla terra, per qualche
miraggio di moneta e pane.
(Notte e giorno, sopravvivere e soffrire,
guardando i compagni sfumare
nei capricci delle divinità.
Invisibile a chi vede “il diverso”;
“l’invasore” venuto da terre lontane.)
Col coraggio di lottare contro chi vede
scintillio dove opacizzano gli sfruttati,
sfidò il canto-minaccia delle sirene,
perché non si morisse più di lavoro.
Ma una notte di primavera,
con gli occhi sfuggenti delle stelle,
vide vibrare il colpo nella sua schiena,
perché voleva costruire
un posto dove sognare.
Questa è la storia di un uomo,
nera la sua pelle, candido il suo cuore;
nelle vene, rosso, il sangue che tinse la terra.
Un uomo uguale a tutti,
nato libero… Ucciso schiavo.
Andrea Abruzzese
Andrea Abruzzese nasce a Foggia, città nella quale vive, il 27/04/1989. Alcune sue poesie sono state pubblicate su blog e riviste Letterarie: “L’Altrove – Appunti di poesia”, “Poetarum Silva” , “Poesie sull’albero”, “La Nuova Rivista Letteraria”, “L’Ottavo”, “Leggere poesia”, “Intermezzo Rivista”, “The Bookish Explorer”, “La Seppia”, “L’Incendiario”, “Aratea Cultura”, “Aquile Solitarie”, “Margutte”, “Momenti DiVersi”, “Mosse di Seppia”, “Pioggia Obliqua”, “Poesia Ultracontemporanea”, “Limina Mundi”,“Cultura Oltre”, “Sentieri di Cartesensibili”, “L’equivoco” e “Risme”. Altre all’interno della rubrica “La Bottega della poesia”, del quotidiano “La Repubblica” nelle edizioni di Milano, Torino, Napoli e Bari.

