Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati a esprimersi su una modifica della Costituzione della Repubblica. Non dovranno votare per un governo, un programma politico o una coalizione ma su alcune norme fondamentali che regolano l’ordinamento della magistratura e l’autogoverno della giustizia. È questa una distinzione che occorre sottolineare perché spesso, forse inevitabilmente, il dibattito pubblico tende a schiacciare le questioni costituzionali sul piano della contesa partitica, trasformando ogni voto in una prova di appartenenza.
Questa rivista non si occupa di politica nel senso corrente del termine. Si occupa di linguaggio, di pensiero, di letteratura — e dunque, per sua natura, di quella zona in cui le parole pesano e le distinzioni contano. È per questo che abbiamo ritenuto di non restare in silenzio davanti a un appuntamento che chiede ai cittadini di ragionare, prima ancora che di scegliere.
La riforma sottoposta a referendum riguarda la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, la trasformazione del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti, e l’introduzione del sorteggio come criterio di selezione dei suoi componenti togati. Sono materie tecnicamente complesse e su cui esistono posizioni argomentate e legittime sia tra chi sosterrà il Sì sia tra chi sosterrà il No. Non esiste, in questo campo, una risposta ovvia: esiste una scelta, con le sue ragioni e le sue conseguenze. Nelle pagine che seguono ospitiamo un contributo esterno favorevole al voto No. Lo pubblichiamo perché lo riteniamo un testo serio, fondato su argomenti, capace di offrire al lettore una prospettiva articolata su questa specifica riforma costituzionale. Non lo pubblichiamo come voce della redazione, né come posizione della rivista: lo pubblichiamo come si pubblica un contributo intellettuale degno di attenzione — per stimolare la riflessione, non per orientare la coscienza di chi legge. Siamo consapevoli che altri lettori, con pari buona fede e pari rigore, giungeranno a conclusioni diverse. A loro, e a chiunque voglia misurarsi con questi temi, le nostre pagine restano aperte e a disposizione per ospitare altri contributi. Perché una rivista che crede nelle parole non può che credere, prima di tutto, nella libertà di leggerne molte — e di pensare con la propria testa.
LE RAGIONI DEL NO ALLA RIFORMA NORDIO
Giovedì 12 febbraio, alle ore 18:30, a Novoli (Lecce), presso il Teatro Comunale, c’è stato l’incontro con i relatori: Roberto Tanisi, già Presidente del Tribunale di Lecce, Viola Messa, avvocato del Foro di Lecce, e Rossano Adorno, professore ordinario di Diritto processuale e penale dell’Università del Salento. In qualità di moderatore era presente Angelo Orlando, direttore della Sezione penale della Corte di Appello di Lecce. Oggetto della discussione i motivi del “NO” alla riforma costituzionale.
I relatori, con i loro interventi, hanno chiarito che il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 riguarda sostanzialmente l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’indipendenza del potere giudiziario dal potere esecutivo. Pertanto, questo referendum non interessa solo i magistrati ma incide direttamente sui diritti e sulle garanzie di tutti i cittadini, in quanto se viene indebolita l’autonomia della magistratura anche i diritti dei cittadini diventano più fragili perché è necessario un giudice indipendente per garantire una tutela sia per le cause di lavoro che per le decisioni sui diritti civili.
Tutti i relatori hanno chiarito che questa riforma non renderà più efficace la giustizia perché i problemi concreti che la riguardano restano irrisolti, in quanto non interviene a diminuire la lentezza dei processi, a colmare la carenza del personale giudiziario e a stabilizzare i precari che operano nella giustizia. Il Presidente Roberto Tanisi ha chiarito che l’obiettivo centrale della riforma è il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), che è l’organo previsto dalla Costituzione a garanzia dell’autonomia e indipendenza dei magistrati dal potere politico, che la riforma vuole indebolire per renderlo più controllabile da parte del potere esecutivo. Inoltre ha chiarito che il sorteggio dei membri togati del CSM sostituirebbe l’elezione con un meccanismo di casualità che potrebbe indebolire le competenze e l’autorevolezza dell’organo rendendolo più vulnerabile alle pressioni politiche.
Seguendo la regola del buon senso, chi di noi vorrebbe essere governato da una Amministrazione comunale i cui membri anziché essere eletti venissero sorteggiati?
C’è anche da tenere in conto che la riforma costituzionale è stata approvata senza modifiche e senza alcun confronto parlamentare ed è stata impostata senza possibilità di cambiamento. Un vero colpo di mano. Il 22 e il 23 marzo ogni voto sarà decisivo per salvaguardare la Costituzione e l’equilibrio tra i poteri dello Stato quali Potere Esecutivo, Legislativo, Giudiziario e per tutelare i diritti che questa riforma minaccia. A conclusione cito Gustavo Zagrebelsky, Giudice e Presidente Emerito della Corte Costituzionale: “La Costituzione è ciò che ci siamo dati da sobri a valere per i momenti in cui siamo ubriachi”.
Maria Rosaria Quarta
