
“La salute è il più grande possesso. La contentezza è il più grande tesoro.”
Lao Tzu, Tao Te Ching
Salve a tutti i lettori, mi chiamo Fabio Peruzzi e in queste righe mi farebbe molto piacere condividere con voi degli argomenti che riguardano il mio percorso, con la speranza che possano essere interessanti e che magari diano spunto a riflessioni, domande, chiarimenti, ecc., creando così una comunicazione aperta tra di noi, utilizzando una modalità antica e affascinante come il mondo: la scrittura. Non mi dilungo nel presentarmi: troverete informazioni sul mio percorso, per chi è interessato, su questa pagina. In estrema sintesi sono un Ingegnere Medico e un Osteopata. Al momento la mia vita lavorativa è concentrata totalmente sull’Osteopatia, confesso che mi piace pensare che l’Osteopata, seguendo la filosofia del Dottor Andrew Taylor Still, fondatore di questa disciplina, sia nient’altro che “l’Ingegnere del Corpo Umano”.
In questi articoli vorrei parlare di un argomento a me molto caro, che è stato centrale nel mio percorso di studi, nella mia attività professionale e nella mia vita personale, ma credo anche nella vita di tutti noi: la salute.
Conosciamo davvero il significato di questa parola? Sapremmo rispondere con chiarezza alla domanda: che cos’è la salute? È un tema vastissimo, studiato fin dall’antichità e capace di ispirare discipline mediche, filosofiche e spirituali. Iniziamo dunque una sorta di breve viaggio con “la macchina del tempo”, per osservare come questo concetto si sia trasformato nel corso dei secoli.
La parola salute ha attraversato la storia come una melodia che cambia tonalità ma conserva la sua armonia. Per gli antichi, la salute era equilibrio: una forma di giustizia interna tra le forze del corpo e quelle della natura.
Per Ippocrate di Coo, il padre della medicina, era il risultato del giusto mescolarsi dei quattro umori: sangue, flegma, bile gialla e bile nera. Quando queste sostanze scorrevano in armonia, l’uomo godeva di salute; quando una prevaleva, compariva la malattia. Il corpo, per Ippocrate, era un microcosmo che rispondeva alle stesse leggi del macrocosmo: la salute non era quindi un dono, ma una condizione di equilibrio tra l’individuo e l’universo.
Platone, nel Timeo, descriveva la salute come la corretta proporzione tra le parti, una musica segreta che lega il corpo all’anima. Ogni disordine dell’anima: passioni, eccessi, emozioni incontrollate, finiva per turbare anche il corpo, perché mente e materia erano, per lui, due facce di una stessa unità.
Aristotele approfondì questa visione: la salute non è un concetto assoluto, ma una virtù del corpo, cioè una disposizione naturale al giusto mezzo, alla misura. In entrambi i filosofi la salute è una forma di armonia, come una sinfonia che si compone e si ricompone di continuo, e che per restare viva deve restare in movimento.
Questa idea di equilibrio dinamico ritorna in molte culture: nella medicina cinese come bilanciamento di yin e yang, nell’ayurveda come armonia dei dosha. Ovunque, la salute è vista come una danza di forze opposte che si compensano: calore e freddo, movimento e quiete, luce e oscurità.
Il Medioevo trasforma questo equilibrio in un dono divino. La salute è grazia, la malattia una prova da accettare con fede. Il corpo è visto come tempio e come limite, e la cura diventa un atto morale più che scientifico. Ma con il Rinascimento, l’uomo torna protagonista: Leonardo da Vinci studia il corpo come una macchina perfetta e meravigliosa, e Cartesio lo descrive come un ingranaggio regolato da leggi fisiche. È l’inizio della medicina moderna, che osserva, misura, seziona. Tuttavia, la separazione cartesiana tra corpo e mente, tra materia e spirito, lascia un vuoto: l’essere umano perde la sua unità originaria, e la salute viene ridotta a puro funzionamento meccanico.
Nel Novecento, questo paradigma inizia a cambiare. Il filosofo e medico Georges Canguilhem afferma che la salute non è una condizione di equilibrio statico, ma una capacità di adattamento: essere sani significa sapersi modificare, reagire, trovare nuove vie di compensazione. La salute è dunque una forma di intelligenza biologica, la capacità della vita di reinventarsi per mantenersi coerente.
È in questo contesto che emerge il concetto chiave di omeostasi, descritto da Walter Cannon negli anni Trenta. L’omeostasi è la facoltà del corpo di mantenere costanti le sue condizioni interne: temperatura, pressione, pH, ossigeno, nonostante le variazioni esterne. È una danza continua di microcorrezioni: ogni battito del cuore, ogni respiro, ogni impulso nervoso contribuisce a ristabilire l’equilibrio, come se il corpo suonasse costantemente una nota di compensazione.
In termini fisici, potremmo dire che la salute è la capacità di un sistema complesso di rimanere stabile attraverso il cambiamento. Un equilibrio dinamico, simile a quello che in termodinamica descrive i sistemi lontani dall’equilibrio: strutture che, pur immerse nel flusso entropico della materia, riescono a mantenere ordine e coerenza. Ogni organismo vivente è, in questo senso, un piccolo miracolo termodinamico: un sistema aperto che scambia energia con l’ambiente e resiste alla tendenza naturale al disordine. La vita è un continuo atto di equilibrio tra entropia e armonia, e la salute è la capacità di restare in danza dentro questa tensione.
Nel 1948, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) formula una definizione che rivoluziona il concetto:
“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consiste soltanto nell’assenza di malattia o infermità.”
Per la prima volta, la salute non è solo un dato biologico, ma una condizione di relazione: con sé stessi, con gli altri, con il mondo. È un ecosistema complesso dove il corpo, la mente e l’ambiente interagiscono costantemente, come un sistema fisico aperto in cui ogni parte influenza il tutto. La salute non è dunque un punto fermo, ma un movimento costante verso l’armonia. Ogni giorno, come un funambolo sul filo, correggiamo le nostre oscillazioni per restare in equilibrio.
Forse, allora, stare bene significa accettare il cambiamento come parte della vita. Non l’immobilità dell’ordine, ma la fluidità dell’adattamento. La salute è l’arte di questa danza invisibile: tra forze, emozioni e significati. Una danza che unisce fisica, biologia e spirito, ricordandoci che vivere bene non è restare fermi, ma muoversi con grazia dentro il flusso della vita.
Nei prossimi articoli approfondiremo singolarmente le parti della definizione dell’OMS: il benessere fisico, mentale e sociale, assenza di malattia o infermità, per comprenderne meglio il significato e scoprire insieme azioni semplici che possiamo compiere per favorirla, e situazioni che possono minarla, così da imparare a custodire, con consapevolezza, l’arte dello stare bene.
Lo specchio
Una carezza toglie la polvere
dando una nuova forma
ad un’ombra offuscata.
Posto al centro della stanza,
trafitto dal sole,
il nero trasmuta in una danza di colori.
I contorni si fanno definiti
e in un istante ti accorgi
che la meta persa e dimenticata è li.
Lì avvolta dalla luce come un abbraccio divino,
riconosci la tua immagine, la tua essenza.
Fabio Peruzzi
Fabio Peruzzi
