(Ad ogni donna vittima di violenza)
Le tue parole,
nettare e veleno,
incanto o sortilegio
per soffocare il cuore.
Frammenti di “perdono”,
lo spazio di un respiro,
quando il respiro manca
ghermito da una morsa.
L’anima arranca
su barricate oscure
e fessure di pareti acute,
roventi come piombo fuso,
in gola l’arsura, graffi di fuoco le carni.
E in quell’abisso
la bocca che prega e lamenta,
bocca di luna spaccata,
l’anima stanca, inchiodata,
codice arcano e sentenza.
Furono squarci di cuore e pugnali,
parole scandite di sangue,
parole e silenzi e condanna,
come grida taglienti sui letti di canna
e tormenti e catene,
come schiava bottino di guerra.
Ero nata per essere gioia,
ma anche aroma di fiori
e fragranza lieve di mandorlo,
su arabeschi di vento.
Sono fiore che dischiude la terra,
ho piedi scalzi tra filari di tigli,
scarpe rosse come petali sparsi,
la mia anima è nenia di vento,
ciò che resta di un massacro d’amore.
Nota dell’autrice: Questa poesia nasce per dare voce a una donna che non può più parlare.
Il “massacro d’amore” di cui scrivo non è metafora: è la morte reale, violenta, inflitta da chi avrebbe dovuto custodirla. In questi versi ho lasciato che il suo ultimo respiro attraversasse il mio, che la sua storia si facesse carne, ferita, parola.
Ho immaginato il momento in cui l’amore si rovescia, si deforma, diventa possesso e condanna. Le parole, che dovrebbero nutrire, diventano pugnali; i silenzi scavano solchi più profondi delle ferite. Lei, ridotta a ostaggio, a bottino, a corpo privato di nome, attraversa l’abisso senza più possibilità di ritorno.
Le scarpe rosse, sparse come petali, sono ciò che resta del suo cammino interrotto: simbolo di tutte le donne che hanno smesso di esistere per mano di chi pretendeva di amarle.
Ho voluto che il fiore che era — gioia, fragranza, promessa — tornasse almeno nei miei versi, perché la sua vita non fosse solo la cronaca della sua morte.
Scrivere questa poesia è stata una denuncia e insieme un atto di resistenza: un modo per impedire che il silenzio inghiotta l’ennesima storia spezzata.
Che la sua voce — almeno qui — non muoia più.
Assuntina Marzotta
