
Il poeta Silvio Valdevit Lovriha trasmette in questa suggestiva lirica scritta in vernacolo, accompagnata da relativa traduzione, il proposito di “offrire un altro scorcio della città dei Saba, Svevo, del Giotti meraviglioso poeta dialettale. Frammenti di una Trieste dove appunto fino alla fine del secolo scorso, con un po’ di fortuna, si poteva ancora sentir dire «vado a impostare una lettera per l’Italia». Magari una lettera che era non solo destinata alle lontane Roma, Torino o Bari, ma alle pur vicine Udine o Treviso. Trieste era già da tempo, dopo tante vicissitudini, italiana ma restavano ancora residui austro-ungarici, anche nostalgie per i nobili inquilini imperiali del Castello di Miramare. E perché rischiare di perdere l’originale parola ” spagnolette ” per dire sigarette? Oppure del rapporto molto umano per tanto tempo tra persone, al giorno d’oggi cosa assai più rara!”.
“Toio” a Trieste
Come na venderigola
de tutto la vendeva:
aghi, bottoni,
scampoli di stoffe,
cerniere par bragoni.
A Vittorio, detto “Toio”
la ghe domandava:
” Par favor la me andassi
a impostar
sta lettera par l’Italia?
Ma a le Poste Centrali,
cossi se spera
che la parti
e che la rivi prima ! “.
0ppure un’altra volta:
“Toio la me andaria,
sempre par favor,
a comprarme un blocchetto
de biglietti del tram
che son restada senza?
Intanto de strada
la podaria pagarme anca
le tasse par le scovazze?
Sempre soldi malora lori ! “.
“La speti un momento:
co sta bora che le fora,
se femo portar dal bar
do cappucci caldi,
almanco un poco
se scaldemo “.
” La me andassi
a veder se al calegher
se ga degna’
de giustarme le scarpe?
Un mese che speto
ma lu i soldi li vol subito,
malora sua! ”
“Toio” co sti pici servizi
contentava i propri vizi:
sigarette, ” spagnolette”
e in “Osmiza”
i calici di vino
Gambini, Pahor Giotti
e anche altri
i passava e i scoltava,
par dopo scriver de ste robe
che col lapis i se notava.
“Toio” a Trieste

Leggenda:
– impostar, sta per imbucare
– tran, sta per tram
– scovazze, sta per i rifiuti domestici
– bora de la fora, vento che c’è la fuori
– calegher, sta per calzolaio
– pici, sta per piccoli
– “osmize”, a Trieste son le frasche, ove si mesce il vino casalingo
– passava e i ascoltava, passavano e ascoltavano.

