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L’11 luglio scorso ci ha lasciato Goffredo Fofi, uno degli ultimi uomini che io amo definire “uomini di una volta”, ossia una persona integra, coerente che ha vissuto “dentro” il suo tempo con passione, impegnandosi civilmente e intellettualmente senza riserve. Spesso si riconoscono i meriti di un uomo quando egli non è più, perché solo dopo la morte magari si è compreso pienamente la profondità e la bontà del suo pensiero. È successo a tanti personaggi che hanno vissuto ai margini di momenti letterari significativi e poi, in seguito a revisioni filologiche più attente, si è scoperta la loro grandezza. Non è il caso di Fofi, fortunatamente, apprezzato diffusamente anche perché ha sempre militato in campo culturale in maniera attiva e propositiva, affrontando lucidamente il rapporto tra la realtà sociale e la cultura, non tralasciando nulla che fosse dalla parte della collettività. Nato a Gubbio il 15 aprile 1937, ha vissuto le varie fasi della storia italiana, soprattutto nel periodo articolato e movimentato degli anni ’60 e ’70, in cui è stato uno dei principali animatori della cosiddetta ‘cultura di opposizione’, diventando promulgatore, con altri intellettuali, di riviste che si sono rivelate fondamentali nella riflessione politica e culturale del tempo, come i “Quaderni piacentini“, “Ombre rosse“, “Linea d’ombra” e “La terra vista dalla luna“, divenute vere e proprie opportunità per la manifestazione libera del pensiero critico nei confronti dei mutamenti di una società in continuo movimento.
La sua formazione, come raccontano le varie biografie, è nata sin da giovane seguendo la strada della non violenza, quando ha partecipato all’esperienza che Danilo Dolci – sociologo, poeta, educatore e attivista della nonviolenza italiano, soprannominato Gandhi della Sicilia o Gandhi italiano – portava avanti in Sicilia, dove si trasferì ad appena diciannove anni, e dove insegnava ai bambini delle baracche del Cortile Cascino di Palermo, uno dei luoghi più poveri dell’Italia del tempo. Dai primi passi nel mondo degli umili, degli emarginati, ha costruito man mano una propria coscienza civile che lo ha posto al centro di un attivismo responsabile e altruista, senza mai inseguire effimere mode del momento, restando ai margini, dalla parte degli ultimi – come affermava nei suoi discorsi – privilegiando l’essenziale, la sostanza vera delle cose in coerenza con uno stile sobrio e incorruttibile, mai incline a compromessi, con uno sguardo disincantato verso una società sempre più svuotata e globalizzata, sostenuto da un alto senso morale e da una ricerca di giustizia, al di là di ogni ideologia. Contemporaneamente ha avuto la capacità di costruirsi una formazione solida che spaziava dalla politica alla letteratura, dalla scrittura di saggi alla critica letteraria e teatrale, sempre attento a osservare il mondo intorno e le sue crescenti trasformazioni. Tra i suoi libri più importanti figurano “Prima il pane”, “Strana gente”, “Pasqua di maggio”, “Sotto l’ulivo”, “Le nozze coi fichi secchi”, oltre ai numerosi volumi firmati con altri intellettuali come Gad Lerner, Franca Faldini, Michele Serra, Stefano Benni. Nel 2008 ha fondato, insieme a Giulio Marcon, le Edizioni dell’Asino, ulteriore tassello del suo impegno per una cultura popolare, accessibile ma mai semplificata. Negli ultimi decenni ha diretto la rivista “Lo straniero”, esempio raro di spazio critico indipendente, e ha continuato a collaborare con numerosi giornali. L’ultimo libro, pubblicato a maggio 2025 per i tipi di Alphabeta, “Ciò che era giusto. Eredità e memoria di Alexander Langer” in cui Goffredo Fofi, vecchio amico e sodale di Langer, ne ripercorre la vicenda politica e umana, tra utopie e contraddizioni, generosi sforzi e fragilità nascoste. Fin quasi a tracciare il ritratto di una generazione “sconfitta”, ma non “perduta”. A completare il volume, un’ampia introduzione storico-biografica, una selezione di testi (alcuni inediti) di Langer e un ricordo di Gad Lerner e Peter Kammerer, che ad Alex furono intensamente legati.
Concludo questo breve ricordo, tracciato succintamente, con la speranza che si possa continuare a raccontare Goffredo Fofi, inesauribile esempio di “Uomo di una volta”.
Maria Rosaria Teni
Per chi volesse approfondire, di seguito la bibliografia di Goffredo Fofi:
Il Paese della sceneggiata, Medusa edizioni, 2017
Italia A/Z. L’Italia in 26 lettere e 45 parole, con Armin Greder, Orecchio Acerbo, 2015
Il cinema del no. Visioni anarchiche della vita e della società, Elèuthera, 2015
Elogio della disobbedienza civile, Nottetempo, 2015
Marlon Brando. Una tragedia americana, Castelvecchi, 2014
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio, con Salvatore Mannuzzu, Lindau, 2012
Salvate gli innocenti. Una pedagogia per i tempi di crisi, La meridiana, 2012
Strana gente. Un diario tra Sud e Nord nell’Italia del 1960, Donzelli, 2011
Le zone grigie. Conformismo e viltà nell’Italia di oggi, Donzelli, 2010
La vocazione minoritaria. Intervista alle minoranze, Laterza, 2009
I grandi registi della storia del cinema. Dai Lumière a Cronenberg, da Chaplin a Ciprì e Maresco, Donzelli, 2008
Da pochi a pochi. Appunti di sopravvivenza, Eleuthera, 2006
Gli anni d’oro del Diario Vitt, Nuovi Equilibri, 2006
Alberto Sordi. L’Italia in bianco e nero, Mondadori, 2004
Paolo Benvenuti, Falsopiano, 2003
Le nozze coi fichi secchi, L’Ancora, 1999
Come in uno specchio, Donzelli, 1997 Strade maestre.
Ritratti di scrittori italiani, Donzelli, 1996
Più stelle che in cielo. Il libro degli attori e delle attrici, E/O, 1995
La vera storia di Peter Pan e altre storie per film (1968-1977), E/O, 1994
Benché giovani. Crescere alla fine del secolo, E/O, 1993
Strana gente. 1960: un diario tra Sud e Nord, Donzelli, 1993
Prima il pane. Cinema, teatro, letteratura, fumetto e altro nella cultura italiana tra anni Ottanta e Novanta, E/O, 1990
Pasqua di maggio. Un diario pessimista, Marietti, 1988
di Goffredo Fofi e Vittorio Giacopini:
Prima e dopo il ’68. Antologia dei Quaderni piacentini, minimum fax 2008
di Goffredo Fofi e Stefano Benni:
Leggere, scrivere, disobbedire. Conversazione, minimum fax, 1999
di Goffredo Fofi e Ferruccio Giromini:
Santosuosso, Cooper & Castelvecchi, 2003
di Goffredo Fofi e Stefano Cardone:
Intoccabili, Silvana, 2003
di Goffredo Fofi e Franca Faldini:
Totò. L’uomo e la maschera, L’Ancora, 2000
di Goffredo Fofi e Ferruccio Giromini:
Santosuosso, Castelvecchi, 1998
di Goffredo Fofi , Gad Lerner e Michele Serra:
Maledetti giornalisti, E/O, 1997
di Goffredo Fofi e Tony Thomas:
Marlon Brando, Gremese Editore, 1982
di Goffredo Fofi, Claudio G. Fava e Giovanni Da Campo:
Simenon, l’uomo nudo, L’Ancora del Mediterraneo, 2004

Proprio così, un vuoto importante che si crea con l’incognita che non si possa colmare!
Ho letto e apprezzato l’elogio della disobbedienza civile, conto però di poter leggere altro. Ma già da quel piccolo grande testo mi sono resa conto della sua levatura. E attualmente ogni mente lucida che se ne va pare lasciare un vuoto difficilmente colmabile