“25 APRILE 1945-2025” – La visita a papà Cervi – di Silvio Valdevit Lovriha

In relazione alla poesia COMPAGNI FRATELLI CERVI – di Gianni Rodari,  lo scrittore Silvio Valdevit Lovriha ha inviato il racconto della visita che ha compiuto nel 1959 a casa di Papà Cervi; un giorno speciale,  rimasto ben vivo nella memoria. Ringraziamo il nostro autore per aver condiviso con la nostra rivista una testimonianza così importante e tangibile.

La visita a papà Cervi

Avevo già avuto occasione di leggere il libretto di Alcide Cervi, papà Cervi, intitolato “I miei sette figli ” stampato dagli Editori Riuniti. Libretto che ho ancora essendomi stato regalato da Arturo Masut, spazzino comunale del Comune di Vittorio Veneto che ogni giorno, tirando a braccia il carretto e poi con un triciclo, faceva il suo lavoro nelle vie con sempre il giornale in tasca, l’Unità.  Inutile dire che ragazzino com’ero fui stregato da questo umile lavoratore che leggeva non un giornale ma quel giornale e che dissertava con cognizione di causa degli avvenimenti nazionali e mondiali. Insomma un uomo colto, che mi fece leggere i primi libri: quello sopra citato e “Nelle mani del nemico”  dell’antifascista Arturo Colombi.

Stanti queste premesse, quando seppi che nel trevigiano veniva organizzata dal Pci una gita-visita a casa di papà Cervi, a Gattico, Comune in provincia di Reggio Emilia, vi aderii e partecipai. Era l’anno 1959 e la corriera era piena, un misto di anziani e di giovani. All’arrivo fummo accolti dalla grande serenità di un sorridente papà Cervi  semplicemente vestito ma elegante,  bianca camicia e cravatta, simpatici baffetti. Per prima cosa ci presentò gli altri familiari e poi ci fece visitare i vari locali della casa museo, la quale era ben diversa da  quella visitabile ora, necessariamente nel tempo riorganizzata. Naturalmente ci parlò dei suoi sette figli uccisi dai fascisti, del loro impegno nel lavoro dei campi, delle loro inclinazioni e dei loro brutalmente stroncati progetti di vita. Era una bella giornata cosicché restammo molto tempo fuori all’aperto nell’aia, con papà Cervi a rispondere con calma alle tante domande che gli facevamo. Ricordo ancora bene che si udivano solo le sue sagge meditate parole, in mezzo al gran silenzio della vasta campagna reggiana, così sapientemente coltivata. Storica la sua battuta che penso ripetesse ad ogni comitiva in visita e cioè che “dopo un raccolto ne viene un altro “. Duramente ferito negli affetti più cari era dunque positivo, filosoficamente ottimista, fiducioso dell’umanità. Caldamente ci raccomandò di vigilare affinché i fatti gravi accaduti sotto il fascismo non si abbiano a ripetere. Che pareva impossibile potesse ricapitare una guerra così luttuosa contro l’occupazione dei tedeschi dopo che già nel periodo 1915-1918 s’era visto cos’era tragicamente una guerra. Raccomandava che pur con idee politiche diverse si restasse uniti per difendere la libertà e la democrazia, conquiste costate tanti sacrifici e lutti. Un esempio la perdita dei suoi sette giovani figli, desiderosi solo di vivere in pace. Un incontro con questo piccolo grande uomo pieno di umanità assolutamente indimenticabile.
Alcide Cervi,  durante quella gita-visita, a tutti noi ha dato tanto, ha sicuramente contribuito alla nostra formazione personale. Un grazie lo dobbiamo ancora a questo caro papà Cervi, presente ancora fra noi pur scomparso nel 1970 alla bella età di 95 anni. I sette fratelli Cervi e il loro magnifico padre non devono aver lottato e donato la vita invano e meritano di essere ricordati anche dalle giovani generazioni.

Silvio Valdevit Lovriha

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