“Versutta di Pasolini, oggi” di Silvio Valdevit Lovriha 

Oggi pomeriggio, con gli ultimi raggi di sole prima del calare della nuova sera, sono di nuovo tornato a fare due passi in questa piazzetta di Versutta, frazione appartata e amena di S.Giovanni di Casarsa, luogo così tanto amato e decantato da Pier Paolo Pasolini. Ho fatto alcune foto della semplice ma storica chiesetta del Duecento e della fontana con il suo continuo scorrer d’acqua fresca, un poco riattata rispetto a quella di una volta, riparati i danni per le intemperie del tempo. Mi dico: come si fa a non ricordare la sua meravigliosa stringata poesia, una delle sue prime.

Fontana di aga dal me pais

A no è aga pi fres-cia che tal me pais,
Fontana di rustic amòur.

Fontana di acqua del mio paese

Non c’è fontana più fresca che al mio paese,
Fontana di rustico amore.

Alla bella età di 85 anni mi considero davvero molto fortunato di poter sostare in un simile angolo di pace, quasi percepire ancora la presenza del  grande singolare poeta che sovente frequentava questi medesimi quieti paraggi, abitati da poca umile gente operosa.

Qui a Versutta, Pasolini vi finì  in qualità di sfollato nel 1943 assieme alla sua adorata madre Susanna e vi fondò una scuola e ” L’ Academiuta de  lenga furlana”, piccola accademia della lingua friulana.
Alberto Moravia, nella orazione pronunciata nei funerali di Pasolini del 1975, tra l’altro disse: ” Pasolini era un uomo buono, mite, gentile, coraggioso“. E aggiunse queste parole credo molto significative: “ Abbiamo perso un poeta e di poeti non ce ne sono tanti nel mondo. Ne nascono soltanto tre quattro dentro un secolo. Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Pasolini ha creato la poesia civile di sinistra, nessuno in Italia prima di lui“.
Alberto Moravia romanziere ha anche sentenziato: ” Il poeta dovrebbe essere sacro“.
E ormai che ci siamo annotiamo anche questa frase pronunciata ai funerali di Pasolini, svoltesi a Casarsa della Delizia, dal suo grande amico padre David Maria Turoldo, rivolto verso la distrutta e immensamente amata mamma Susanna: ” Perché  noi siamo un popolo che canta, anche quando ha da piangere. È  questa la nostra natura migliore, come quella di tuo figlio, vero grande poeta del Popolo, voce dei poveri! “.

Qui a Versutta Pasolini portava a spasso gli alunni della sua scuola, tra i viottoli sassosi della ben curate campagne e le rogge irrigative; elaborava le sue prime poesie dialettali friulane.
Rasserenato me ne ritorno piano piano a casa e penso: quanto sarebbe importante avere qui ora il poeta Pasolini, scrittore corsaro. Quanto ci mancano i suoi articoli sul grande uragano che incombe minaccioso sopra le nostre teste!
Caro Pier Paolo Pasolini alla nostra ancora fragile democrazia pesa eccome l’assenza delle tue benefiche provocazioni e intuizioni!

Silvio Valdevit Lovriha
           S.Vito al Tagliamento, 17 febbraio 2025

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