Ho conosciuto il pittore Alberto Schiavi in occasione di una sua personale alla Galleria Ca’ Vegia di Lecco, una quarantina di anni fa.
Devo dire che mi aveva colpito per signorilità di approccio, validità artistica e originalità di stile e colore.
Così una mia poesia e un suo quadro erano entrati in sintonia, su una pagina stampata.
C’era un simbolismo onirico, che era al di fuori di ogni ascendenza e somiglianza.
Schiavi era Schiavi, senza paternità o familiarità con altri, indiscutibilmente padrone di un linguaggio pittorico suo, riconoscibile a prima vista. La vita a volte fa sì che ci si conosca e poi mille strade e vicende non permettano nuovi incontri. Nell’inseguire mete prefisse, si perdono contatti e questo può essere accaduto fra noi.
Chiedendo venia dell’inciso, ritorno all’assunto.

Il pittore Alberto Schiavi
Alberto Schiavi, nato a Milano il 5 ottobre 1939, è morto il 10 aprile 2023, lunedì dell’Angelo, nella sua città. Alberto aveva qualcosa di angelico: uomo mite che ha sempre vissuto per la sua arte, al di fuori del mercato e delle gallerie; con animo di fanciullo ha affrontato con continuità i temi sacri, che negli ultimi due decenni erano diventati il suo orizzonte quasi esclusivo. Scrive monsignor Franco Buzzi: «Schiavi contempla ogni cosa dal punto di vista della luce, intesa come l’orizzonte di ciò che è spirituale. Lo spirituale, come la luce, permea di sé tutte le cose e manifesta il senso intimo anche di ciò che è materiale e visibile».In oltre 50 anni di ricerca pittorica, il suo percorso è notevole, considerando ben 46 Esposizioni personali, di cui 18 a tema sacro, e innumerevoli in collettive.
Le sue opere figurano in 49 prestigiose sedi: musei, fondazioni, basiliche, monasteri e Istituti Italiani di Cultura all’estero.
La sua arte spirituale nel 2006 è entrata nel Palazzo di Vetro dell’Onu, dove ha tenuto una importante antologica. Sue opere sono collocate in alcune chiese storiche di Milano, come la Sacra Cena, omaggio a Leonardo, grande tela di quattro metri donata alla basilica di San Carlo al Corso. Ha illustrato la Divina Commedia e I promessi sposi. Alberto non era un uomo di molte parole, era umile e schivo. Per lui parlano le sue opere, i suoi colori che trasmettono vita, nella gioia e nel dolore.Di lui si sono occupati critici di fama, nazionale e internazionale, e tutti sono concordi nel riconoscere nella sua arte liriche foci alla trascendenza, in un anelito di fede e spirito di redenzione. Con la purezza di forma e colore, l’artista invita al dialogo col cielo.Le sue tele, quasi fuggevoli apparizioni, ectoplasmi di un mondo ultraterreno, spingono a interpretare il messaggio, a interrogarsi sul proprio cammino in relazione al divino, al di fuori di autocompiacimento o pretesto. Il suo lavoro ne riflette il carattere serio, scevro dall’autocelebrazione di tanti pittori del suo tempo. Fra i numerosi critici che hanno scritto sulla sua arte, mi piace ricordare monsignor Luigi Crivelli, Enzo Fabiani, Marco Valsecchi, Donatella Bisutti, e Giorgio Gregorio Grasso, che ha curato diverse sue mostre, fra cui una a Palazzo Farnese a Piacenza, e una a Palazzo Zenobio a Venezia. Un artista che, preso da tanti impegni, non ho seguito, e lo affermo col sincero rimpianto, di una occasione perduta. Voglio a questo punto ricordare il giudizio espresso alla Sua scomparsa sul giornale “L’Avvenire”:”Alberto Schiavi è il pittore della luce. Le sue trasparenze invitano alla contemplazione… svelano e insieme rimandano al mistero…“. Aggiungerei in empiti catartici.
Contrario a una lunghissima elencazione delle mostre effettuate in Italia e all’estero, preferisco ricordare l’Antologica al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite e quella a Milano a Palazzo Isimbardi, intitolata: “La Pelle dell’Anima”, che celebra la sua carriera artistica e gli riconosce la paternità della pittura virtuale.

La pelle dell’anima
Alberto Schiavi ha dipinto i 750 anni di Dante al Castello Sforzesco:
Manzoni illustrato. I dipinti di Alberto Schiavi ispirati ai Promessi Sposi:

Addio ai monti

I bravi

Conversione
Chi volesse ammirare da vicino l’armonia delle forme e il delicato accostamento dei colori in tele che hanno la magia di creare note musicali, e “l’intensità di una preghiera luminosa (La Repubblica, 12 aprile, 2023; nel doloroso annuncio della scomparsa) potrà farlo alla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, in piazza Caiazzo, 2, a Milano.
Una visita che consiglio, certo che chi vorrà recarvisi, me ne sarà grato.
Lucio Zaniboni

Pingback: Alessandria Today Italia News Media