“L’EQUILIBRIO DI BEN-ESSERE”: HIKIKOMORI – a cura di CIPRIANO GENTILINO

Una rubrica che si avvale della collaborazione del Dr. Cipriano Gentilino, psichiatra e psicoterateuta a Mondovì, nonché raffinato poeta – https://noteinversi.wordpress.com/ – creata appositamente per dare spazio a riflessioni, approfondimenti e articoli, inerenti il ben-essere, nel senso armonico della persona. Diventa anche questo spazio parte del nostro salotto virtuale e, grazie agli approfondimenti curati dal Dr. Gentilino, conosceremo aspetti interessanti della nostra società. Nell’ambito della rivista, nell’area dedicata alla rubrica Equilibrio del Benessere,i lettori sono invitati a inviare i loro punti di vista a Cipriano Gentilino, all’indirizzo mail: nucciogentilino@gmail.com.
Ogni contributo verrà riportato in un articolo dedicato all’argomento.

Il fenomeno dell’hikikomori (in giapponese “stare in disparte -ritirarsi ) rappresenta una delle manifestazioni più complesse e inquietanti dell’isolamento sociale nel mondo contemporaneo. Il termine, di origine giapponese, descrive la condizione di chi decide di ritirarsi volontariamente dalla vita sociale per un periodo prolungato, spesso chiudendosi nella propria stanza e riducendo al minimo i contatti con l’esterno. Questo comportamento è particolarmente diffuso tra i giovani, ma non si limita a una fascia d’età specifica. Pur essendo stato inizialmente identificato in Giappone, l’hikikomori si è diffuso in tutto il mondo, compresa l’Italia, dove le stime più recenti parlano di decine di migliaia di giovani in questa condizione. Sebbene la sua incidenza sia maggiore nelle grandi città, dove la competizione scolastica e lavorativa è più intensa, non risparmia neanche le aree rurali, segno che le cause di questo fenomeno non sono esclusivamente legate alla frenesia urbana. Analizzando le sue caratteristiche, l’hikikomori si manifesta in modo graduale. Inizialmente si assiste a un lieve distacco dalle attività sociali, come la scuola o lo sport, che si trasforma progressivamente in un ritiro sempre più marcato fino ad arrivare all’isolamento totale. Tra i segnali più evidenti si possono riscontrare l’evitamento sistematico dei contatti con amici e familiari, la tendenza a invertire il ciclo sonno-veglia, vivendo prevalentemente di notte, e un uso eccessivo delle attività virtuali, come internet e videogiochi, che diventano il principale rifugio dalla realtà. Non di rado, questa condizione si accompagna a disturbi dell’umore, ansia e una percezione del mondo esterno come ostile o insensibile, il che rende ancora più difficile il reinserimento sociale. L’idea dell’isolamento, tuttavia, non è nuova e trova una forte eco nella letteratura. Giacomo Leopardi, nel suo celebre componimento L’Infinito, esprime un senso di distacco dal mondo, non come rifiuto, ma come condizione necessaria per l’espansione del pensiero. Il poeta descrive la sua esperienza contemplativa davanti a un paesaggio che gli impedisce di vedere l’orizzonte, costringendolo a proiettarsi in uno spazio infinito e silenzioso:

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura.

Questa condizione di solitudine è vissuta da Leopardi con un misto di timore e piacere. Il naufragio nel mare dell’infinito diventa per lui un’esperienza dolce, quasi un rifugio. Tuttavia, per chi vive l’hikikomori, il ritiro non è un viaggio interiore che amplia gli orizzonti della mente, ma una chiusura che restringe sempre più la percezione del mondo, rendendolo estraneo e ostile. Le cause dell’hikikomori sono molteplici e si intrecciano tra aspetti psicologici, familiari e socioculturali. Da un punto di vista psicologico, spesso si riscontrano tratti di personalità introversa e ansiosa, con una scarsa tolleranza al fallimento e un’elevata sensibilità al giudizio altrui. Molti giovani che sviluppano questa condizione faticano a gestire le pressioni esterne e, non trovando strategie efficaci per affrontare le difficoltà, si rifugiano in un mondo chiuso e protetto. Anche la famiglia gioca un ruolo cruciale: dinamiche iperprotettive o, al contrario, relazioni fredde e distaccate possono contribuire all’isolamento del giovane. Una famiglia troppo presente e controllante può impedire lo sviluppo dell’autonomia e aumentare la paura del confronto con il mondo esterno; allo stesso tempo, un ambiente familiare privo di dialogo e sostegno può alimentare un senso di inadeguatezza e solitudine. Sul piano sociale e culturale, la società moderna impone standard elevati di successo e realizzazione personale, penalizzando chi non riesce a stare al passo. L’ipercompetitività scolastica e lavorativa, unita alla costante esposizione ai social media, amplifica il senso di confronto e inadeguatezza, facendo sentire molti giovani incapaci di affrontare il mondo reale.Anche Franz Kafka, nel suo racconto La Metamorfosi, ha descritto il tema dell’isolamento in modo potente e disturbante. Il protagonista, Gregor Samsa, si sveglia una mattina trasformato in un enorme insetto, incapace di comunicare con la sua famiglia e sempre più estraniato dal mondo. Nel corso della narrazione, il suo isolamento si intensifica, fino a condurlo a una morte solitaria. Un passaggio significativo mostra il modo in cui Gregor percepisce la sua condizione:

“Si sentiva di nuovo coinvolto nel vortice della vita, ma questa volta solo come un osservatore distante, incapace di comunicare o di essere compreso.”

Questa frase rispecchia perfettamente il vissuto di molti hikikomori, che, pur essendo fisicamente presenti nel mondo, si sentono separati da esso, prigionieri di una condizione che li rende incapaci di interagire con gli altri.Affrontare l’hikikomori richiede un impegno congiunto da parte della famiglia, della scuola e della società. Per prevenire questa condizione, le scuole dovrebbero creare ambienti meno competitivi e più inclusivi, in cui il benessere emotivo venga considerato importante tanto quanto i risultati accademici. La famiglia deve imparare a riconoscere i segnali di disagio e a instaurare un dialogo empatico con i figli, senza pressioni eccessive. È fondamentale offrire un supporto psicologico adeguato, attraverso percorsi di terapia che aiutino il giovane a ricostruire un senso di fiducia nel mondo esterno. La terapia cognitivo-comportamentale può essere utile per modificare i pensieri disfunzionali legati all’ansia sociale, mentre la terapia familiare può aiutare a ricostruire un ambiente più equilibrato e supportivo. Anche le esperienze di socializzazione graduale, come gruppi di supporto e laboratori creativi, possono essere un ponte efficace per un reinserimento progressivo nella società. L’hikikomori, dunque, non è solo un fenomeno individuale, ma una spia di un malessere sociale più ampio. Viviamo in una società che spesso premia solo la performance e il successo, lasciando indietro chi non riesce a stare al passo. Non si tratta solo di “far uscire” gli hikikomori dalle loro stanze, ma di costruire un mondo in cui non abbiano bisogno di chiudersi dentro. L’obiettivo deve essere quello di creare una cultura dell’inclusione, in cui ogni individuo possa trovare il proprio spazio senza paura del fallimento. Solo così sarà possibile offrire a questi giovani una prospettiva di vita più serena e soddisfacente.

Cipriano Gentilino

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